«Vestire la maglia della Roma è come indossare un'armatura», con queste parole Daniele De Rossi aveva caricato i suoi in un'intervista rilasciata nel febbraio scorso alla Uefa. Un'armatura capace di resistere ai colpi degli avversari, dura come il gioco messo in mostra dal nostro capitano e al tempo stesso delicata come una seconda pelle.

Questa è stata, è e sarà per sempre la maglia giallorossa per il nostro numero 16. Ieri sera, davanti ad un Olimpico gremito in ogni ordine di posto con la pioggia a scendere copiosa per non farci piangere da soli, Daniele De Rossi ha vestito per l'ultima volta la maglia di oltre seicento battaglie. L'ha fatto onorandola come sempre, lui che della sua seconda pelle se ne è privato in carriera soltanto per lanciarla ai suoi romanisti.

Sotto il vestito tutto, riadattando il titolo di un vecchio film di un regista romanista mai dimenticato. La maglia della Roma resterà per sempre un tatuaggio invisibile agli occhi, ma non al cuore. Lui, Daniele De Rossi, che sulla prima pelle nel corso degli anni ha voluto lasciare i segni che la vita sa regalare riempiendo il corpo con l'inchiostro.

I tatuaggi e Daniele De Rossi, una passione mai celata che ha trasformato esteticamente il giovane ragazzotto biondo di Ostia diventato capitano, leggenda e bandiera. A partire dalle braccia, luogo dove resterà sempre poggiata una fascia da capitano. L'interno del braccio destro dedicato alla figlia Gaia, con due Teletubbies gialli – personaggi di un noto programma per bambini – a mo' di cornice con incastonato un cuore rosso dentro al quale campeggia il nome della primogenita e le parole di una canzone dei Modà che Daniele era solito intonare come ninna nanna di padre premuroso.

Un braccio, il destro, completato nella zona della spalla da tatuaggio in stile neo-tradizionale, con un occhio a sormontare una nuvola tuonante e la raffigurazione di un bambino su un cavallo e sotto un vecchio pallone di cuoio. L'avambraccio e fino al polso sono invece stati dedicati interamente a Roma, con l'artista Paolo Murtas che ha "chiuso" i giochi con un pregevole tatuaggio realistico raffigurante San Pietro e Castel Sant'Angelo.

Luoghi dell'anima di ogni romano e ovviamente anche del nostro capitano che, dall'alto della sua residenza, può ammirare quotidianamente le bellezze della Città Eterna. «Sono molto legato a questo tatuaggio, vivo tra San Pietro e Castel Sant'Angelo e l'ho fatto proprio in onore a questo», le sue parole per descrivere l'opera.

Sul braccio sinistro, invece, ecco un'altra dedica alla figlia Gaia per un tatuaggio ripreso da molti tifosi e non. «Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia» (Dovunque tu sia, io sarò) con l'avambraccio abbellito da angeli, una lupa e un neonato con i colori di Roma che, risalendo verso la spalla, lasciano spazio a quelli del cielo. Non soltanto le braccia, perché sul costato sinistro De Rossi ha voluto lasciare impresso il disegno di una geisha in perfetto stile giapponese, mentre sull'altro lato spazio ad un cuore nero grondante.

Passando alle gambe, precisamente a quella destra, troviamo forse il più noto e replicato di tutti i tatuaggi del numero sedici: il polpaccio abbellito dal segnale di "pericolo tackle", un'immagine capace di riassumere perfettamente le doti tecniche e soprattutto caratteriali di un ragazzo che per la Roma ha messo la gamba dove altri avrebbero ritirato tutto per protezione.

Ultimo, ma soltanto in ordine cronologico, il tatuaggio di inizio 2016 che campeggia sulla parte frontale della gamba. Eseguito dall'artista canadese David Coté presso lo studio Fronte del Porto di Roma, sotto l'occhio esperto del proprietario di casa Fabio Onorini (tatuatore di altri giallorossi o ex come Perotti e Nainggolan), questo tatuaggio ha fatto a lungo discutere per la sua originalità.

Il genere di Coté, d'altronde, è a dir poco unico grazie all'abilità di mischiare forme e colori con sapienza e ingegno. Il volto di un uomo con una cicatrice sulla faccia, la lunga barba rossa impreziosita da un'antenna radio e sopra la testa un cappello ricolmo di bionda e fresca birra.

I tanti tatuaggi, almeno per gli amanti di questa splendida arte, dovrebbero sempre avere un significato forte per resistere al tempo. Daniele De Rossi ha voluto riempire la sua prima pelle con le gioie e i dolori di una vita intera, vestendo la maglia giallorossa come seconda. Come un'armature invisibile a molti, ma non agli occhi dei suoi romanisti.