C'è amore, sì. Tanto, nella lettera di De Rossi con la quale ieri il Capitano ha dato l'addio ai colori giallorossi. Ma c'è anche una notizia: «Arrivederci». ArriveDDRci. Chissà come e quando. Ma tant'è. Perché in realtà Daniele proprio nun je la fa.

Perché in fondo ma dove vai? Come ogni romano e romanista non può dire davvero addio alla propria squadra, nemmeno nel giorno in cui indosserà per l'ultima volta la maglia della sua squadra del cuore. C'è tempo, però per pensare al futuro, per Capitan Futuro, ora sì, perché sempre dalla stessa parte i romanisti troveranno Daniele, con diverse scarpe, su una strada sola. Daniele, la Roma e i tifosi della Roma.

Una lettera d'amore, quella pubblicata sul sito del club, una lettera annunciata, piuttosto che una celebrazione nella serata del commiato. No. Non ha voluto nulla che fosse tanto, neanche troppo. Una cosa, però, De Rossi l'ha voluta sottolineare, anzi, più di una. Innanzi tutto un ringraziamento. Perché ancora non ci avrà parlato direttamente, ma il presidente Pallotta ci ha tenuto a ringraziarlo. Così come la famiglia Sensi.

La Roma che ha conosciuto. Perché la Roma è una ed è un bene superiore: per questo Daniele ha chiesto ai tifosi di mettere da parte la rabbia «e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l'unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma». Perché il vento continuerà a soffiare, come dopo il 26 maggio 2013, anche dopo questo 26 maggio. Come recita il tatuaggio di un tifoso della Roma recuperato da De Rossi tra le righe del suo saluto che riprende la famosa canzone di Pierangelo Bertoli.

Una carrellata di ringraziamenti, poi: dalle persone che lavorano a Trigoria, a Bruno Conti che ha visto in lui «qualcosa di speciale» e gli ha permesso di vivere il sogno. Ai suoi amici Simone e Mancio. Fino ad arrivare agli allenatori e che nessuno si senta escluso, ha precisato. I medici. I compagni di squadra, che «sono la mia famiglia».

«Grazie a Davide, anche lui accanto a me per tutta la vita», ha scritto per Astori. A Totti, «calciatore più straordinario» della Roma, suo idolo, da cui ha ereditato la fascia che oggi lascia a Florenzi, «un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno».

Grazie anche alla mamma, al papà, alla moglie e ai figli, senza i quali non sarebbe «la metà dell'uomo» che è oggi. Grazie a Ostia e al suo mare. E ai tifosi della Roma, «la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città».

I tifosi, ai quali Daniele ha assicurato, in calce: «Nessun mai vi amerà più di me», come già disse al Romanista il 15 settembre scorso, nell'ultima intervista esclusiva a un quotidiano da giocatore della Roma. «Scelta giusta». Sì, perché stasera, seduti in mezzo al suo arrivederci, ancora una volta nessuno si sentirà più romanista di noi.