Quella di domenica sarà la partita numero 179 per Edin Dzeko con la maglia della Roma ed è probabile che sia anche l'ultima. Finirà così, senza alcuna celebrazione perché ufficialmente nessuno può dare il divorzio per scontato visto l'anno residuo di contratto con la Roma, la storia di un grandioso attaccante che però nel suo percorso in maglia giallorossa si è preso qualche pausa di troppo e che quest'anno in particolare non è stato irreprensibile sia sul campo sia negli atteggiamenti con compagni di squadra e allenatori. A quanto pare lo attende l'Inter: Conte, che nei giorni della trattativa con la Roma una delle prime cose di cui si era informato (e che aveva già caldeggiato) era quante possibilità ci fossero di rinnovargli il contratto, ha esplicitamente chiesto a Marotta l'ingaggio dell'attaccante per coprire la possibile partenza di Icardi. La Roma al riguardo non farà barricate: attende l'offerta e valuterà. Ma si sa che in certe trattative quello che conta è soprattutto il parere del calciatore e a quanto pare Edin è molto lusingato per l'interessamento della società milanese. Così a lui potrebbe succedere il contrario rispetto a quel che accadrà a Gasperini, ammesso e non ancora concesso che dovesse firmare con la Roma. Mentre il tecnico lascerà (salvo clamorose sorprese dell'ultima giornata) una squadra portata in Champions per allenare una che invece giocherà l'Europa League, Dzeko potrebbe lasciare la Roma fuori dall'Europa che conta e ritrovarla però con l'Inter.

Il contributo dato quest'anno dal bosniaco non è stato certo esemplare. Dei quattro anni alla Roma, quest'anno ha addirittura peggiorato la bassissima percentuale realizzativa della sua prima stagione, passando dal 10 al 9%. L'anno eccezionale resta il secondo, con l'exploit delle 39 reti stagionali in 51 presenze di cui 43 da titolare. Non ha mai fatto mistero di aver vissuto agli ordini di Spalletti la sua stagione migliore probabilmente non solo della Roma, ma della carriera: solo ai tempi del Wolfsburg era andato vicino a queste performances, con 36 reti in 42 partite totali (26 su 32 in campionato). Ma se è vero che a quei picchi non è più arrivato, è anche vero che la scorsa stagione, la prima agli ordini di Di Francesco, ha vissuto dal punto di vista della reputazione internazionale un crescendo che l'ha proiettato tra i più grandi in assoluto grazie ovviamente soprattutto allo strabordante comportamento nella calvalcata in Champions della Roma, con otto reti in 12 presenze, tra cui quella fantastica a Stamford Bridge proprio contro il Chelsea di Conte, e ovviamente quella che aprì il conto col Barcellona nella gara di ritorno dei quarti di finale.

Quest'anno invece nonostante quell'esordio prodigioso a Torino, con la partita vinta sui granata grazie a una sua prodezza proprio all'ultimo minuto di gioco, poi ha vissuto molti momenti di black out, con un lunghissimo e inspiegabile digiuno all'Olimpico in campionato, e ha contemporaneamente dato molti segnali di nervosismo contro i suoi compagni (con la mezza rissa con El Shaarawy a Ferrara, il pallone scagliato contro Cristante a Firenze, i diversi rimproveri a Florenzi, la dura discussione con il suo amico De Rossi a Frosinone) e persino contro l'allenatore (a Milano, gestione Di Francesco). Quest'anno al momento i gol, considerando tutte le competizioni, sono 14 (9 in campionato, 5 in Champions) su 39 presenze, davvero pochini. Lecito pensare che se avesse aumentato il suo score oggi la Roma sarebbe in una posizione di classifica migliore di questa.

Poi ovviamente sul valore del giocatore in assoluto nessuno ha dei dubbi. In carriera segna praticamente un gol ogni due partite. Al netto delle prime apparizioni ai tempi dello Zeljeznicar e del Teplice, Dzeko ha segnato 85 gol in 142 con la maglia del Wolfsburg, 72 in 189 con il Manchester City e, appunto, 87 in 178 partite con la Roma, per un totale relativo a queste tre esperienze di 244 gol in 509 apparizioni. Di sicuro quest'anno gli è mancato qualcosa e forse anche lui ha sofferto quella mancanza di solidità dello spogliatoio, di certo almeno a giudicare dalle apparenze non sempre ha fatto tutto quel che si poteva fare per evitare le frizioni. E se la Roma deciderà di privarsene, alleggerendosi di un ricco ingaggio, forse anche questa valutazione avrà un peso.