Tutto in quella corsa sotto la Sud di Alessandro Florenzi al minuto 79. Quella voglia di scavalcare, di aggrapparsi ancora. Alla speranza, all'Europa, quella che conta, quella che conta un po' meno. Fate voi. Con quella compattezza, quella tigna che arriva pure da un rodimento sano come quello che ti viene quando il più forte di tutti si permette di prenderti in giro. Per la tua statura, poi. L'ostile Juve. Stesa al tappeto da Edin Dzeko, con un gol nel recupero. Da uno stadio galvanizzato come poche volte in stagione, uno stadio pieno, una cornice, quella di Roma-Juventus, d'altri tempi. Delle partite importanti, quelle che contano. E con la Juve conta sempre, per qualunque romanista che lo impara fin da piccolo. Poi, quando in palio c'è oltre all'onore anche un traguardo come l'Europa da conseguire ancora di più. Lo sa la Curva Sud che dedicato uno striscione a Fausto Iosa, storico tifoso giallorosso, nel giorno in cui ricorre l'anniversario della sua scomparsa (avvenuta il 12 maggio del 2010): "Roma-Juve '86 il tuo capolavoro, Fausto con noi", recita il testo del messaggio apparso nel primo tempo della partita dell'Olimpico.

Lo striscione fa riferimento alla coreografia ideata dallo stesso Iosa, che può essere considerato il padre del tifo organizzato nella Capitale, in occasione di un Roma-Juventus del 1986 (3-0 per noi, quella volta) in cui lo stadio Olimpico, all'epoca ancora senza la copertura, si presentava rivestito da strisce giallorosse. Anche per questo è considerato uno dei padri del tifo romanista.
Una serata iniziata ancora una volta con lunghe - e troppe - file ai tornelli d'entrata, con lo stadio che si riempie lentamente a ridosso del fischio di inizio. Fino a 50.858 spettatori (per un incasso da più di 3 milioni di euro), tra cui il ct della Nazionale Roberto Mancini. Inizia con due vecchie glorie come Konsel, portiere della prima Roma di Zeman, e Cafu, brasiliano campione d'Italia con la Roma nel terzo scudetto della storia, sotto la Curva Sud. Con "Pendolino" che partecipa al contest di Roma Tv proprio sotto la Sud. Una Sud delle grandi occasioni, che si prepara a spingere la squadra "a prescindere", che ci crede, che canta e sostiene con cori interminabili. Che non ha timori neanche davanti al Pallone d'Oro Ronaldo. Più volte beccato per scaramucce varie ed eventuali, come quella con il numero 24, che pochi minuti dopo lo punirà con un gesto da campione, il famoso cucchiaio alla romana, per i soliti atteggiamenti sbruffoni e prepotenti. Alla prossima, Cierresette.