Non c'è trippa per gatti, il 14 maggio 2017. Il sorteggio dei calendari, negli ultimi anni, si è divertito spesso a sorteggiare la sfida tra Roma e Juve a fine campionato: è stato così nella passata stagione, è stato così anche due anni fa.

Per il terzo anno consecutivo, quindi, De Rossi e compagni sono costretti a fare i conti con gli storici rivali nell'ultimo mese della stagione calcistica. 14 maggio 2017, 13 maggio 2018, 12 maggio 2019: in attesa di sapere cosa ci riserverà la partita di domani, l'anno passato la squadra di Allegri ha ottenuto aritmeticamente il tricolore grazie allo 0-0 dello Stadio Olimpico. Non è stato così due anni fa, a causa del nostro sgambetto.

La spinta della Sud

Si gioca in un Olimpico quasi pieno, il 14 maggio 2017: la Curva Sud si fa sentire e trascina tutti gli altri settori con il suo canto d'amore. I bianconeri, a cui basta un pareggio per conquistare il sesto Scudetto di fila, pensano di avere vita facile e il gol di Lemina dopo 22 minuti li illude che quella in terra romana sia poco più di una gita.

Si sbagliano di grosso. Il vantaggio dura due giri di lancette, perché in assenza di Totti è Capitan De Rossi (e chi, sennò?) a suonare la carica: il numero 16, sotto la Sud, ricaccia in porta una doppia respinta corta di Buffon e rimette tutto in parità. Dal virtuale +10, i bianconeri tornano a +7 su di noi. Ma semmai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo ricordato loro che è partita vera e venderemo cara la pelle.

Alla ripresa dopo l'intervallo è il Faraone El Shaarawy a portarci in vantaggio: il suo destro a giro viene sporcato da Lichtsteiner, la cui deviazione spiazza Buffon. Palla dentro e siamo avanti 2-1. A quel punto Allegri, che pensava si trattasse di una pura formalità, cerca di correre ai ripari mandando in campo Dani Alves e Dybala, inizialmente tenuti a riposo in vista della finale di Coppa Italia (in programma tre giorni dopo).

Ma i giallorossi allenati da Spalletti sono lupi affamati e non concedono niente alla Vecchia Signora, che dal canto suo fatica a reagire. La Roma, fiutato l'odore del sangue della preda, affonda il colpo e graffia ancora: uno-due tra Nainggolan e Salah, quindi il belga (tenuto in gioco proprio dal nuovo entrato Dani Alves) fulmina Buffon con un potente destro sul primo palo. Linguaccia e pollice verso del Ninja verso i tifosi bianconeri: che Radja e gli juventini non vadano d'accordo, del resto, non è certo una novità.

«Non c'è trippa per gatti, rimandate la festa», è il simbolico messaggio con cui la Roma difende il doppio vantaggio negli ultimi minuti. Uno dei capitoli conclusivi di una stagione che si chiuderà con il commovente saluto a Francesco Totti due settimane più tardi.