Settantadue anni prima un'impresa simile valse un film. Contro lo stesso avversario, la partita del 2004 lascia impressa nella memoria collettiva un'immagine che è insieme iconografia e sberleffo, sacro e profano, mito e sintesi estrema e sublime della realtà.

Quel gesto uno e trino rivolto da Totti a un Tudor furioso e svelato dalle telecamere fa il giro del mondo e mette il punto esclamativo sul poker rifilato ai campioni d'Italia in carica. Come fosse la cinquina mancante. Che la sera dell'8 febbraio possa riservare qualcosa di magico lo si intuisce già nel prepartita. Il cuore del tifo è vestito a festa: nella parte laterale si accendono stelline luminose, in quella centrale sventolano migliaia di bandierine giallorosse e tricolori.

Lo striscione ai piedi della coreografia recita un verso dell'inno di Lando Fiorini: «Bandiere al vento, la Curva Sud è pe' te!». Sui maxischermi appare il volto del Capitano nel sottopassaggio, già carico e adornato dal sorriso spavaldo di chi è convinto dei propri mezzi. Con tutte le ragioni del caso. Allo scambio di gagliardetti il viso di Conte (proprio lui) è tirato, nervoso; quello del Dieci sorridente e sicuro.

La squadra di Capello combatte col Milan di Ancelotti per la vetta, la Juve col tricolore sul petto è costretta a inseguire da inizio stagione. La Roma parte forte e prima del quarto d'ora va già in vantaggio con l'uomo che non ti aspetti: Dacourt tira due volte, il primo tentativo mancino viene ribattuto, il secondo di destro è quello buono e si spegne nell'angolino basso alla sinistra di Buffon.

Trascorre poco e i padroni di casa continuano a tambureggiare: un lungo lancio pesca proprio Totti fuori dall'area bianconera e defilato rispetto alla porta. Francesco ha il piede caldo, è la sua prima stagione da vera punta, prologo dell'intuizione spallettiana di qualche anno dopo. Doma il pallone di petto da par suo e non ci pensa due volte prima di scoccare una saetta di controbalzo che piega in due la traversa a Buffon già buttato e battuto.

Il boato si strozza in gola allo straripante Olimpico, prima di trasformarsi in standing ovation per lo sfortunato capolavoro tecnico. La coppia delle meraviglie con Cassano continua a creare scompiglio nella difesa bianconera, costretta di frequente alle cattive. Collina grazia Montero in più di un'occasione, ma quando l'uruguaiano atterra il barese all'ingresso dell'area non può avere esitazioni. Il 18 si avvicina alla panchina dando le spalle al dischetto.

Totti non si lascia confondere dall'amicizia col portiere juventino, che lo conosce bene e intuisce la direzione del rigore, ma il tiro è angolato al punto da far baciare il pallone al palo prima di gonfiare la rete. Cassano comprende dal boato e innaffia lo staff tecnico col sorriso. La serata è di gioia, di lì a poco per lui lo sarà anche di più. Mentre il solito Montero randella in malo modo, invitando il rosso ad abbandonare il taschino di Collina e palesarsi, il talentino pugliese si prende la scena.

Prima gira in porta di piatto sinistro un cross di Mancini, poi chiama i compagni all'esultanza tribale. Infine s'inarca di testa ancora su invito del brasiliano, allestendo il secondo teatrino di festeggiamenti: corre verso la bandierina sotto la Nord, la scalcia spezzandola e si prende reprimenda e ammonizione da Collina.

Mai come in questo caso indolori. In mezzo fra il tre e il quattro, c'è anche lo spazio per tenere a zero gli avversari: è di Pelizzoli, che neutralizza di piede un rigore a Trezeguet. La sera è già splendida così, ci pensa Igor Tudor da Spalato a renderla perfetta, contestando a Totti un'uscita lenta al momento della sostituzione (all'89' sul 4-0) e regalando alla leggenda le quattro dita capitane: zitti, quattro, a casa. Cosa più del mirabile compendio?