Quando al 6' minuto di recupero della partita Sanabria ha calciato il rigore del possibile 2-1, i romanisti erano già talmente mortificati dal pensiero che pochi istanti prima la Roma era in vantaggio (e quindi a solo due punti dal terzo posto, a uno dal quarto, felici per aver saltato comunque un altro ostacolo complicato nella corsa a questa maledetta Champions League) che in pochi hanno esultato veramente alla parata di Mirante, che ha fissato il risultato sull'1-1 per un punto che ora sa tanto di resa.

Perché ovviamente l'Atalanta con la Lazio ha passeggiato e adesso recuperarle quattro punti (i tre di distacco non basterebbero, la differenza reti è nettamente a loro favore) è diventato davvero difficile. Un suicidio, in pratica, considerando che dopo una partita piena di occasioni da una parte e dall'altra nel primo tempo e dominata dalla paura nel secondo, il solito El Shaarawy era riuscito a trovare il pertugio giusto al 36' della ripresa, su un cross del subentrato Kluivert, deviato da Dzeko sul secondo palo di testa, per l'appuntamento col destino del Faraone.

E invece la carezza degli dei del calcio è diventata un ceffone sul viso quando nel recupero prima Romero saltando praticamente in mezzo ai giganti Nzonzi e Schick ha deviato senza fatica in porta il corner (regalato da una disattenzione tra El Shaarawy e Kolarov) tirato da Veloso nel grappolo a centro area, e poi una bella combinazione al 95' tra Pandev, Kouamé e Sanabria fermata fallosamente da Mirante (con Manolas e Karsdorp che andavano a farfalle) aveva generato un rigore evidente: Mirante l'ha respinto e la partita è finita in parità.

Un risultato alla fine giusto, prodotto di due tempi equilibrati, emozionante il primo, più cauto il secondo. Nel primo la partita era stata ricca di occasioni, a dispetto della reputazione di due tecnici che danno la giusta attenzione alla fase difensiva, ma che poi non resistono alla tentazione di assecondare l'anima più offensiva delle rispettive squadre.

Così Prandelli ha abiurato il 352 delle ultime giornate e ha presentato un 433 decisamente meno controllato, con davanti l'ispirato Bessa e il funambolico Kouamé ai lati di Lapadula, uno cui la Roma fa l'effetto del rosso al Toro, in mezzo Radovanovic assistito a destra da Lerager e a sinistra da Veloso e una difesa a quattro con Biraschi, Romero, l'ex giallorosso Zukanovic e Criscito, l'unico dei ventidue in campo anche otto anni fa nel 4-3 che segnò il destino di Ranieri sulla panchina della Roma.

Quest'ultimo Ranieri è invece indubbiamente più autorevole di quello ed è assistito anche da una certa dose di fortuna, indispensabile per corroborare l'idea che alla squadra giallorossa, ieri nell'elegantissimo grigio da trasferta, non si segni più con facilità. Ma Manolas era il fake di se stesso, e Fazio l'ha aiutato più volte a sbrigare le pratiche per respingere gli attaccanti genoani e quando non c'è riuscito solo le imprecisioni di Veloso (15'), Bessa (16'), Kouamé (liberato da un fantastico destro di collo di Bessa, 20'), Lapadula (21') e Radovanovic (22') hanno graziato Mirante.

Tante conclusioni, troppe, che hanno fatto svegliare la Roma, pericolosa in realtà solo con due calci piazzati: al 19' Fazio ha svettato su corner di Pellegrini, costringendo il promettentissimo Radu a un miracolo sulla linea, e al 32' Dzeko ha impattato sempre di testa un corner di Kolarov deviando però alto di una spanna, a portiere battuto. Detto delle incertezze difensive del greco, vanno sottolineate invece le buone prove di Florenzi e Kolarov soprattutto in impostazione, la volenterosa disposizione di Cristante e Nzonzi e le temibili incursioni di Dzeko assistito soprattutto da El Shaarawy, meno da Pellegrini: malino anche Zaniolo da esterno destro.

Nella seconda fase del primo tempo la Roma è cresciuta in autorevolezza e possesso palla: un gran taglio di El Shaarawy di prima non è stato perfettamente sfruttato da Dzeko già al 24' (di testa il bosniaco aveva persino eluso l'uscita di Radu, ma poi si era decentrato troppo per ritrovare lo specchio libero), poi con altre due belle iniziative palla a terra si è sfiorato il vantaggio, Pellegrini protagonista negativo in entrambe le occasioni: al 37' deviando alto di piatto in area un bel cross basso di Florenzi, al 38' calciando malissimo in area davanti a Radu una bella torre di Dzeko ben servito ancora da Florenzi.

Ma l'occasione più ghiotta di tutte ce l'ha avuta Romero all'ultimo secondo del tempo, su corner spizzato da Kouamé sul secondo palo dove il difensore argentino sembrava solo e in grado di segnare a porta vuota e invece ha in pratica rimandato la palla in orizzontale, sprecando l'iniziativa.

Nella ripresa, prima del pirotecnico finale, aveva prevalso il timore di sbagliare qualche mossa. All'intervallo presumibilmente i tecnici si erano fatti sentire e le squadre si erano rintanate, senza peraltro abbassare troppo il baricentro (7 volte i genoani, soprattutto Lapadula, sono stati colti in fuorigioco), ma gli attacchi sono rimasti inoperosi lo stesso. Nel taccuino restano un paio di tentativi di Lapadula e di Dzeko, mentre Schick e Kluivert rilevavano posizione e compiti di Pellegrini e Zaniolo, due dei meno brillanti.

Sarebbe dovuto entrare anche Pastore per El Shaarawy, ma all'ultima azione prevista il Faraone ha segnato e il flaco si è riseduto. Poi è entrato Karsdorp per l'ennesimo risentimento muscolare di Florenzi. Pandev e Sanabria hanno invece rigenerato il Genoa. Ma le marcature su quel corner gridano vendetta.