Se i venti alle spalle lasciano scoperti, i venti gol che sono arrivati da dietro hanno spesso tenuto la Roma a galla. Un quarto delle ottanta reti realizzate in questa stagione dai giallorossi fra campionato e coppe portano la firma dei difensori. A conferma di una vera e propria cooperativa del gol (sono ben diciotto i giocatori della rosa attuale che hanno trovato soddisfazione personale), nella quale le marcature sono distribuite con singolare simmetria. Quaranta centri messi a segno dai sei attaccanti, venti dai centrocampisti (considerando anche i dieci siglati dai due trequartisti Zaniolo e Pastore) e altrettanti dal pacchetto arretrato.

L'ultima linea è riuscita a mandare in rete sei esponenti. La parte del leone appartiene a Kolarov, mai così prolifico come nella stagione in corso, che lo vede addirittura vicino alla doppia cifra complessiva (a quota otto in Serie A più uno in Coppa Italia). Con il 3-0 rifilato sabato al Cagliari ha appaiato addirittura Dzeko in classifica marcatori. Ma anche Fazio non aveva mai segnato cinque gol in una sola annata calcistica, nemmeno nel periodo d'oro di Siviglia. Tantomeno a Roma, dove il massimo lo ha raggiunto all'esordio, con Spalletti in panchina, quando è riuscito a realizzare quattro gol (due in campionato e altrettanti in Europa League). Cifra che lo rende primo fra i centrali dell'intero torneo con Mancini dell'Atalanta (un altro che a Trigoria piace molto) e sul podio europeo alle spalle del compagno serbo e di Sergio Ramos (a sei). Quelli attuali portati in dote dall'argentino sono numeri che appaiono in qualche modo in controtendenza rispetto a un rendimento che per gran parte dell'anno è stato quantomeno deficitario rispetto alle abitudini consolidate in giallorosso. Dall'arrivo di Ranieri - soprattutto nelle ultime quattro giornate - molto è cambiato e il numero 20 ha ritrovato la strada smarrita, tornando a fornire prestazioni all'altezza del suo recente passato e in linea con il suo soprannome, quel "Comandante" che pareva essere in licenza per diversi mesi. Ma il suo peso nei pressi dell'area avversaria, come non è mancato nei periodi di maggiore disorientamento, continua a essere un fattore ora che l'argentino ha raggiunto nuovamente i livelli che più gli si addicono.

Dietro i due "bomber" della difesa, anche gli altri componenti del reparto si sono fatti sentire. Florenzi ha sempre avuto una certa confidenza con il gol e anche quest'anno i suoi due gol - finora - li ha realizzati. Entrambi pesanti, perché decisivi in due rimonte, con Atalanta e Fiorentina, entrambi festeggiati con una grinta rara. Stessa cifra anche per Manolas, che deve proprio a un'incursione in area avversaria (lo scorso anno di questi tempi nella leggendaria notte contro il Barcellona) l'apice della propria carriera. Anche quest'anno ha timbrato in Champions, sia pure in un match meno prestigioso di quello che ha fatto fare ai suoi occhi spiritati il giro del mondo (a Mosca contro il Cska), mentre in campionato l'ultima sua rete risale al debutto stagionale all'Olimpico. Perfino i due centrali di scorta Jesus e Marcano hanno trovato la via del gol. Il brasiliano non è certo un habitué delle incursioni offensive: prima della firma di novembre con la Samp aveva segnato una sola volta in carriera. Più avvezzo alle esultanze lo spagnolo, che però ha collezionato solo tredici presenze complessive, trovando la gioia personale in Coppa Italia con l'Entella. I venti da dietro soffiano forte.