Volano ancora alti gli aerei, anche se non più (solo) fra New York e Mosca, ora che di freddo è rimasto appena la scia degli anni che furono. Ma esistono ricordi talmente nitidi da scaldare cuori in eterno e far volare molto più su del cielo.

Verso un Olimpo dove gli dei del calcio sono quelli che sanno giurare fedeltà e mantenerla. In eterno. Quelli per i quali le tentazioni non esistono e se esistono vanno rispedite al mittente senza ricevuta di ritorno. Totti e Riva non solo appartengono alla categoria, ma sono gli esponenti più autentici.

Di bandiere ne sono esistite diverse, più o meno a ogni latitudine. Eppure nessuna è riuscita a creare un processo simbiotico come quello messo in atto dai simboli di Roma e Cagliari, diventati vere e proprie incarnazioni delle squadre che hanno rappresentato. Al punto tale da far coincidere senso d'identità, fantasia e realtà. Immaginando e guardando indietro e avanti allo stesso tempo. Trovando la costante, l'elemento che unisce passato e futuro regalando un presente inaspettato.

Da vivere senza freni, consumandone ogni goccia, assaporandolo fino al midollo. La costante è una maglia, due colori, una passione. Di più: La Maglia. Che prende forma, la forma giusta, indossata da due uomini che attraversano il tempo, trascendendolo. Spesso nemmeno sono conoscenti, eppure qualsiasi tifoso delle rispettive squadre li considera come fratelli, padri, figli, a seconda dell'anagrafe. 

Fuoriclasse così diversi fra loro, Gigi Riva e Francesco Totti, che se fossero appartenuti a una stessa generazione avrebbero fatto la felicità reciproca. In Nazionale, sia chiaro. La sensazione di essere parte della stessa famiglia e i grandi rifiuti agli squadroni del Nord sono i caratteri che più li accomunano. Le due rivoluzioni. Il ‘68 del cagliaritano e il terzo millennio del romanista: due innesti dirompenti in un mondo che si è sempre piegato alla legge del più forte.

Loro no. Loro rappresentano la favola del legame ancestrale mai reciso. Vincolo che ha contribuito a renderli grati nei confronti di chi ne ha fatto dei re. Di cuori. Come il campione adottato giovanissimo da un'isola lontana, che ricambia legandosi a doppio filo a quella terra; così il fenomeno nato e cresciuto nella squadra che gli scorre nelle vene e che da lei non si stacca neanche da grande. Diventati immensi, il loro modo di ricambiare è stato il più poetico fra quelli (im)possibili: restare. Vincere. Lì dove uno scudetto conquistato ne vale dieci altrove. E gloria eterna.

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