Se è vero che il Cagliari dopo la vittoria sul Frosinone ha guadagnato addirittura la prima metà della classifica, attestandosi al decimo posto e quindi in vetta al campionato delle squadre che non possono più aspirare a un posto in Europa, è anche vero che adesso potranno giocare senza troppi patemi le ultime giornate della Serie A, sapendo di avere comunque un buon margine di vantaggio sulle pericolanti.

E se la squadra di Maran gioca tranquilla diventa davvero pericolosa. Perché ha diversi giocatori di qualità e tra questi ce n'è uno che è ai vertici nella lista dei desideri della Roma del prossimo anno e che sabato pomeriggio sia tatticamente sia tecnicamente dovrà essere considerato una sorta di nemico pubblico numero uno. Si chiama Niccolò Barella, classe 1997, è il più giovane capitano e il più giovane nazionale della storia del Cagliari ed è, con Zaniolo e Lorenzo Pellegrini, il più promettente tuttocampista italiano.

E degli azzurrini new age è anche quello più versatile, avendo già occupato (sempre garantendo ampio rendimento), tutti i ruoli del centrocampo. E se sarà confermato dove ha giocato nelle ultime settimane sarà sicuramente il più pericoloso degli avversari. Da qualche settimana, infatti, Maran ha ovviato alle assenze di Castro e Birsa (appena rientrato dal primo minuto) sistemando proprio Barella quale vertice alto del centrocampo del suo Cagliari, in un peraltro non inedito ruolo di trequartista, alle spalle della coppia d'attacco Joao Pedro-Pavoletti.

Una decina di partite le aveva già giocate nella stessa posizione due anni fa, un altro paio di gare l'anno scorso, quest'anno al momento sono già dieci: due ad inizio stagione, altre otto da quando Maran lo ha riproposto nell'ultimo segmento di campionato (e sono arrivate quattro vittorie, tre sconfitte e un pareggio domenica 14 a Torino). Col Frosinone ha scontato un turno di squalifica e a trequarti è stato riproposto Birsa.

Col suo dinamismo e con le sue qualità tecniche Barella non dà mai punti di riferimento sul campo, si muove seguendo la sua ispirazione e in base al piazzamento degli avversari, è capace di ricevere la palla spalle alla porta e girarsi nella direzione dei suoi compagni più offensivi, pronto a servirli con assist al centimetro e anche a tirare direttamente in porta, ma è bravissimo anche ad assecondare i tempi dell'attacco alla porta avversaria studiati da Maran con lo scarico proprio del trequartista di prima per la mezzala in inserimento con immediata riproposizione per Joao Pedro nel taglio nel cuore dell'area.

E quando a volte invece si completa la manovra di aggiramento con l'arrivo sulle fasce dei terzini (a sinistra con il romanista in prestito Luca Pellegrini o col greco Lykogiannis, a destra con Srna, Padoin o Cacciatore), arriva quasi subito il cross per la testa di Pavoletti, forse il miglior specialista italiano nel tema. Non è certo solo un caso che il Cagliari sia la squadra che in serie A ha segnato il maggior numero di gol di testa, ben 14 (e cinque delle ultime otto reti segnate).

Ma Barella ha giocato nel Cagliari (e in Nazionale) in tutti i ruoli del centrocampo. Nella posizione di vertice basso del rombo, ruolo in cui in molti lo vedevano destinato a fare grandi cose (abbagliati anche dalle sue promettenti prove nella primavera del Cagliari), in realtà nel calcio dei grandi non ha mai mostrato di essere completamente a suo agio. Lo stesso Maran quest'anno non gli ha mai dato questa responsabilità. Invece gran parte dello scorso campionato e tutta la prima di questo, Barella ha giocato da mezzala, al fianco di Cigarini e Dessena, o Deiola o Bradaric o Ionita, o con Faragò a sinistra (ma con la Roma l'ex terzino non ci sarà perché squalificato).

In qualsiasi zona in ogni caso Barella ha sempre garantito gran rendimento. Ma segna un po' poco. Finora ha realizzato un solo gol (su punizione all'Atalanta), abbassando notevolmente il rendimento rispetto ai sei della scorsa stagione.