Se dici Cagliari per Alessandro Florenzi sarà per sempre quella corsa infinita dalla Curva Sud alla Tribuna Monte Mario datata 21 settembre 2014. Perché in quel pomeriggio di quasi cinque anni fa il numero 24 ha rimediato l'ammonizione più bella della sua carriera.

Succede che dopo due minuti dal vantaggio siglato da Mattia Destro, al 13', della terza giornata di campionato, con i giallorossi guidati da Rudi Garcia che sfidano in casa i rossoblù, Gervinho viene lanciato a rete sul filo del fuorigioco da Seydou Keita. L'ivoriano però perde l'attimo per involarsi e viene recuperato dalla difesa sarda.

Con la punta del piede riesce comunque a servire Florenzi che accorre dalla posizione di ala destra seguito da Avelar. Alessandro si allarga forse troppo ma poco prima di raggiungere il vertice dell'area piccola del portiere scaglia un destro in diagonale sul quale nulla può il giovane Cragno. È 2-0, ma non è finita qui.

Florenzi esulta in maniera inusuale: inizia una corsa a testa bassa, dribbla i compagni che vorrebberlo abbracciarlo, supera le panchine dell'Olimpico e si porta verso la Tribuna Vip. Scavalca alla faccia di tutti e di tutto, perché poche file sopra siede nonna Aurora, sale veloce le scale e va ad abbracciarla per dedicarle il gol. Le immagini fanno il giro del mondo. «Bello de nonna», lo "ribattezza" Carlo Zampa, storico speaker e radiocronista romanista.

Nel giro di un anno Alessandro diviene anche testimonial della Festa dei nonni e "festeggia", anche perché la vicina data del 2 ottobre capita a fagiolo, poche settimane dopo aver fatto uno dei gol più assurdi della Champions League, il pallonetto del 15 settembre 2015 contro il Barcellona da centrocampo a Ter Stegen.

L'esposizione è tanta, nel tempo scopriremo che, per alcuni versi, è pure troppa, anche per uno che questi gesti ce li ha nelle corde e nel cuore. Che qualcuno rimprovera di voler assomigliare ai predecessori della dinastia romana dei re, Totti e De Rossi. Così succede che a qualcuno dà anche fastidio, che gli si rimprovera di essere meno genuino degli altri.

Ma lui non si scompone più di tanto, se non facendo presente a posteriori - nella conferenza stampa in America in cui annuncia il rinnovo di contratto con la Roma, arrivato anche rinunciando a offerte importanti di altri club - che ha fatto pace con se stesso da quando ha accettato che non può piacere a tutti. Una scelta di cuore e di continuità, perché Florenzi, romano e romanista, come da tradizione eredita spesso, quando De Rossi non ce la fa, la fascia di capitano.

Sabato pomeriggio Capitan nipote, o semplicemente Alessandro Florenzi, ritroverà il Cagliari all'Olimpico, dove non segna dalla seconda giornata di campionato (all'Atalanta, sul 3-1 per i bergamaschi avvia la rimonta che fissa il risultato sul 3-3). Lo ritroverà da capitano, vista l'assenza prolungata di De Rossi, e rappresenterà una certezza nella difesa a quattro assieme al (si spera) rientrante Manolas, al collega di fascia sinistra Kolarov, e a Fazio, l'ultimo a segnare in casa contro il Cagliari (l'anno scorso nel recupero con il patema Var).

A proposito di gol, tra l'altro, Florenzi ha una buona tradizione con le squadre che indossano il rossoblù (7 reti in Serie A tra sardi, Genoa e Bologna) ed è rimasto l'unico esterno destro (ormai) di ruolo a disposizione per la volata finale delle cinque giornate di Ranieri.

L'aggiustatore, quello che ai suoi giocatori chiede prima di tutto, per citare Florenzi, «di difendere il castello». Sabato, però, bisognerà andare a prenderselo il castello, cioè il Cagliari (Casteddu, come lo chiamano in Sardegna), e attaccarlo. Per ottenere tre punti ancora una volta fondamentali per poter riaprire le porte, quelle principali, dell'Europa. Dove Alessandro, che a San Siro ha ripreso il ritmo dei 90' dopo l'assenza dovuta alla lesione al polpaccio che l'ha costretto a saltare l'ultimo impegno con l'Italia, vuole tornare a essere protagonista nella prossima stagione.