Un anno fa, di questi tempi, Cengiz Ünder decise la gara con il Cagliari con il suo pezzo migliore, dribbling secco e sinistro secco. Era il 6 maggio, si giocava in Sardegna e non all'Olimpico, e il ragazzino turco, dopo qualche mese di ambientamento, con effimeri lampi di classe ed errori al momento di finalizzare l'azione, aveva aggiustato la mira: quattro centri a febbraio, iniziando il 4 a Verona (unico gol della partita), doppietta con il Benevento e vantaggio contro l'Udinese, uno a marzo (col Napoli), e uno ad aprile (col Genoa). A Cagliari era una gara insidiosa, con Manolas che - proprio come sabato a San Siro - dette forfait a pochi minuti dal calcio d'inizio, solo che quel giorno non c'era Jesus, espulso con il Chievo, e Di Francesco dovette dare fiducia al quarto centrale, Elio Capradossi, che fece così il suo esordio in serie A (che quel giorno poteva toccare anche a Luca Pellegrini, ma il tecnico gli preferì la meteora argentina Jonathan Silva, quando, dopo 70', il debuttante, a corto di fiato venne richiamato in panchina). Come ora, la Roma stava giocandosi testa a testa la qualificazione in Champions League, e quell'1-0 in Sardegna, alla terzultima, fu un passaggio decisivo: settimo e ultimo centro in campionato del turchetto, che rimase a secco contro la Juventus, e in panchina col Sassuolo.

La metà dei gol

Quest'anno, superati i problemi di ambientamento - che sono stati particolarmente pesanti sul piano linguistico - si è sbloccato a settembre, nel 4-0 al Frosinone. Si è sbloccato prima, e si è fermato prima: dopo quel gol ne sono arrivati solamente altri due, con Inter e Parma. Tre ne ha fatti in Champions (Viktoria Plzen, Cska e ancora Viktoria), contro l'unico della scorsa stagione (ma pesante, in trasferta, nell'ottavo di andata contro lo Shakhtar Donetsk). Ma non va a segno dal 29 dicembre, al Tardini: da un giocatore alla seconda stagione ci si aspettava qualcosa in più.

Anche se la buona sorte non lo ha assistito: il 19 gennaio, contro il Torino, è stato sostituito dopo 6' per una lesione al retto femorale che ci ha messo parecchio a guarire. Il ragazzo temeva una ricaduta e ci ha messo un po' a forzare: è tornato in campo il 31 marzo, 8' contro il Napoli, 44' totali nelle prime 4 dopo l'infortunio (con la Samp è rimasto in panchina). Sabato a San Siro è (ri)partito per la prima volta dal primo minuto, ma la sua prova è stata deludente, tanto che nell'intervallo è rimasto negli spogliatoi, con Ranieri che gli ha preferito uno Zaniolo non particolarmente in palla. Sabato il numero 22 non ci sarà per squalifica, Perotti è un po' uscito dai radar (e non ama giocare a destra), così dovrebbe toccare di nuovo a lui. Che qualche mese fa era uno dei giovani attaccanti più richiesti sul mercato internazionale, con estimatori importanti in Germania. Con la Roma ha ancora il contratto firmato quando arrivò dall'Istanbul Basaksehir, con scadenza 2022: l'ingaggio, sul milione, è tra i più bassi della rosa, un prolungamento con ritocco può convenire a entrambe le parti. Anche se non darebbe la certezza assoluta della sua permanenza a Roma.