A guidare la Roma verso la volata Champions delle ultime sei giornate ci penseranno loro due, El Shaarawy e Dzeko. Sì, proprio i protagonisti del litigio di Ferrara che tanto ha fatto discutere e che Ranieri ha liquidato come fisiologico «scazzo» in un periodo nel quale nulla sembrava andare come doveva. Nelle ultime settimane invece i giallorossi sembrano essersi rimessi in carreggiata dopo le due vittorie consecutive a porta inviolata, con l'importante prologo di un secondo tempo contro la Fiorentina che ha rappresentato il primo segnale di riscossa. O quantomeno di squadra che non ci stava più a inanellare brutte figure. L'ultima gara contro l'Udinese porta la firma dei due attaccanti. Il momento decisivo è scandito da una sequenza che scalda i cuori: Stephan che con un tocco delizioso sblocca il digiuno casalingo di gol in campionato di Edin; l'abbraccio fra i due; la pace sancita; e la Roma che torna a sperare in quello che fino a pochi giorni prima era considerato «un miracolo», per usare le parole del bosniaco a fine match.

Ma il vero protagonista della partita è stato il Faraone, autore di una prestazione maiuscola costruita a suon di strappi in avanti e rincorse all'indietro. Un doppio lavoro che fa la gioia di ogni allenatore e che lo stesso Ranieri ha pubblicamente celebrato, quando è stato chiamato in causa sulle qualità degli esterni a disposizione. Il numero 92 era appena rientrato (nel finale della gara vinta a Genova con la Sampdoria) dopo la noia muscolare che lo aveva bloccato nel ritiro della Nazionale, e subito ha mostrato di essere in condizione, tanto da essere scelto come titolare nella giornata successiva. Anche perché all'apprezzato spirito di sacrificio unisce indiscutibili doti tecniche e un discreto bagaglio realizzativo, che ne fa tuttora il miglior marcatore giallorosso in questa Serie A con nove centri, una cifra che gli ha permesso di superare anche il record personale di gol in campionato da quando indossa la maglia della Roma. Un attaccante prezioso El Shaarawy, che nonostante la stagione della squadra contrassegnata da più bassi che alti, è riuscito a sopperire anche a quello che da sempre appariva il suo punto debole: la continuità di rendimento.

Quest'anno è risultato uno dei migliori della rosa, convincendo i dirigenti di Trigoria a metterlo in cima alla lista dei rinnovi contrattuali di tutti quei giocatori vicini alla scadenza. Il suo accordo con il club arriva fino al 30 giugno 2020, situazione uguale a quella di altri quattro compagni: Dzeko, Kolarov, Fazio e Jesus. Ma eccetto il brasiliano, si tratta di tre calciatori ultratrentenni, sui quali pendono necessariamente anche considerazioni di carattere anagrafico e che comunque saranno valutati con calma, a fine stagione. Per Stephan la forma differisce poco, nel senso che l'eventuale prolungamento di rapporto arriverà ugualmente a giochi fermi. Cambia però - e non di poco - la sostanza: a 26 anni Stephan ha senz'altro un mercato differente rispetto agli altri, a maggior ragione dopo un'annata positiva come quella che sta vivendo. Quindi il bivio porta a rinnovo o separazione, tertium non datur. Le parti stanno lavorando da tempo alla prima ipotesi, anche se entrambe sembrano non avere fretta. Esiste una reciproca volontà di proseguire la strada insieme, ma da parte del club andranno prima sciolti i nodi fondamentali per gettare le basi future: quelli che riguardano il nuovo allenatore e il prossimo direttore sportivo. Per ora dei rinnovi se ne sta occupando Massara e non è detto che non tocchi a lui anche in estate.