C'è una squadra, la Roma, che ormai teme anche semplicemente di dire di essere sulla via della guarigione. Ce n'è un'altra, l'Udinese, che vive da mesi ormai sull'altalena eppure spera adesso di aver azzeccato il sentiero giusto che la porti verso la salvezza. Ci sono due allenatori che quaranta giorni fa guardavano in televisione le partite delle squadre che oggi allenano eppure già possono gonfiare il petto di fronte a quel che stanno facendo.

Uno, Igor Tudor, ha persino un primato che già l'ha proiettato nella storia: finora, sommando le esperienze del finale della scorsa stagione (quando subentrò a Oddo) e quella che sta vivendo oggi (subentrato a Nicola), è il tecnico che ha raggiunto la più alta media-punti nella storia dell'Udinese. Due vittorie, un pareggio e una sconfitta (0-4 con l'Inter) nel finale dello scorso campionato, due vittorie e un pareggio nelle tre partite finora affrontate quest'anno, il totale fa quattro successi e due pareggi in sette gare, per una media di due punti a partita, la migliore per un allenatore dell'Udinese nel massimo campionato nell'era dei tre punti a vittoria.

L'altro, Ranieri, l'"aggiustatore" per eccellenza, ha finalmente visto i frutti della sua semina nell'ultima partita, finita con una vittoria senza reti subite, dopo una serie di sette partite con gol subiti in Serie A (sotto quattro delle quali con lui in panchina), e sogna oggi di ripetersi: del resto i giallorossi non hanno mai ottenuto due clean sheet consecutive in questo campionato.

C'è poi la tradizione: l'Udinese ha vinto l'ultimo confronto con la Roma in Serie A, dopo una serie di 10 successi giallorossi consecutivi. Di più: la Roma ha segnato almeno due gol in tutte le ultime nove partite casalinghe di campionato contro l'Udinese: 26 gol nel parziale, una media di 2.9 per incontro otto vittorie e un pareggio. E poi l'Udinese non vince in trasferta da settembre contro il Chievo: da allora per i bianconeri quattro pareggi e sette sconfitte esterne. Il pericolo pubblico numero uno si chiama Rodrigo de Paul, un nome presente sul taccuino di molti osservatori di mercato, anche quelli che lavorano per la Roma: basti pensare che ha preso parte a 13 reti in questo campionato (nove gol, quattro assist): l'ultimo centrocampista dell'Udinese a fare meglio in una singola stagione di Serie A è stato Gaetano D'Agostino (2008/09).

E così si torna pure al ricordo della partita d'andata, affrontata dalla Roma in una fase che sembrava molto simile a quella in cui si trova oggi: prima di quel 24 novembre la Roma aveva battuto due volte in Champions il Cska opzionando il passaggio al turno successivo, aveva pareggiato fuori a Napoli e Firenze e aveva strapazzato la Sampdoria in casa. «È la pietra miliare della stagione», titolammo nel commento quel sabato mattina. E infatti la rovinosa caduta di quel giorno - non per i contenuti della partita, giocata praticamente a una sola porta, quella dell'Udinese, ma per il risultato - segnò negativamente tutta la stagione, dando la conferma forse definitiva dell'eccessiva arrendevolezza della squadra giallorossa.

Nicola, all'esordio dopo l'esonero di Velazquez, festeggiò persino in maniera esagerata quella vittoria insperata, raggiunta con una condotta molto speculativa. Di Francesco se ne rammaricò, persino. Oggi i due saranno lontani dall'Olimpico, a rimuginare sulla loro esperienza. Ci saranno invece vento e pioggia, i soliti 30.000 spettatori e un clima generale che non potrà certo essere di festa, anche in rapporto alle emozioni che un anno fa di questi tempi la Roma garantiva. Si gioca alle 18, mentre a Torino si festeggerà presumibilmente l'ottavo scudetto consecutivo. Prima comunque di Milan-Lazio, in programma alle 20,30. Facili, invece, sulla carta, i compiti per Napoli, Inter e Atalanta. Dacci tre punti.