Ditegli che è una partita europea. Ricordategli che non sarebbe una medaglia per un bomber come lui festeggiare un anno (28 aprile) senza gol all'Olimpico in campionato, roba che giusto Bartelt. Invitatelo a vedere la classifica dei cannonieri di tutti i tempi della Roma, Abel Balbo è in settima posizionedavanti appena di due gol, ottantacinque il bosniaco, ottantasette il centravanti argentino, non sarà il caso, caro Dzeko, di superarlo in questo finale di stagione, magari cominciando da domani contro l'Udinese? Perché ritoccherà a lui, domani contro i friulani sarà di nuovo il turno del bosniaco che il meglio ce lo ha fatto vedere in alcuni notti di coppe e di campioni.

Dopo la panchina di Genova, Claudio Ranieri sembra intenzionato a riaffidarsi al suo attaccante migliore, lo dicono i numeri non è un'opinione, l'uomo che è stato designato per questo finale di stagione per segnare i gol necessari per riportare la Roma nella coppa che frequenta consecutivamente da cinque anni, quella Champions League che dal punto di vista economico per una società fa tutta la differenza del mondo.

Astinenza insopportabile

Se qualcuno ci avesse detto che per un anno intero Dzeko non avrebbe segnato neppure un gol nelle partite casalinghe di campionato, lo avremmo preso per un gatto nero, specie peraltro che da qualche anno è parecchio diffusa nella nostra città. E invece è successo, anche se il ventotto aprile dello scorso anno quando Dzeko segnò al Chievo all'Olimpico in una partita che finì con un rotondo quattro a uno, nessuno avrebbe immaginato quello che poi è accaduto.

Ovvero un'astinenza casalinga che forse non è stata valutata nella sua interezza per il solo fatto che il bosniaco in Champions League ha quasi sembrato timbrato il cartellino: Barcellona e Liverpool nella passata stagione, Cska e Plzen quest'anno nelle prime due partite casalinghe del girone in cui ha segnato cinque gol complessivi che hanno portato il suo totale stagionale a dodici.

Numero che potrebbe fare la felicità di molti, non di un giocatore come Dzeko che, pure qui a Roma, nelle due precedenti annate, aveva abituato a numeri da Pallone d'oro, trentanove nel suo secondo anno in giallorosso, capocannoniere in campionato ed Europa League, ventiquattro nella passata stagione e di questi ventiquattro alcuni di una pesantezza enorme, pensate a Londra contro il Chelsea o al gol qualificazione contro lo Shakthar sempre in casa. Ma l'Olimpico europeo, quest'anno per Edin non è mai stato lo stesso in campionato. Le sette reti segnate sono state realizzate tutte in trasferta, le ultime una doppietta sul campo del Frosinone per tre punti che ci avevano regalato un'esultanza commovente da parte di un bosniaco che qualche volta era sembrato lontano dalla squadra e dai compagni.

Il futuro in sette partite

La Roma può ancora inseguire la sesta qualificazione consecutiva in Champions. Visto tutto quello che è successo in questa tormentata stagione, già questo pare un mezzo miracolo. Per riuscirci pensare che i gol di Dzeko possano essere fondamentali, non è un esercizio sbagliato. La Roma per risalire almeno fino al quarto posto, avrà bisogno di vincere quasi tutte le partite che restano, quindi fare gol, quindi augurarsi che Edin torni al suo vizio preferito, cominciando dalle partite in casa che saranno quattro (Udinese, Cagliari, Juventus e Parma) a fronte delle tre in trasferta (Inter, Genoa, Sassuolo).

Sarebbe per Dzeko anche il miglior modo per far almeno un po' sbiadire i ricordi di una stagione in cui di lui si è parlato più per i litigi con i compagni e il suo futuro contrattuale, piuttosto che per le sue imprese in campo. Se c'è una speranza che il bosniaco rimanga a Roma (ha un altro anno di contratto e per ora non c'è stato nessun incontro per un prolungamento), questa passa attraverso una nuova qualificazione in Champions che garantirebbe alla società la certezza di ricavi più vicini a quelli delle ultime due stagioni e, quindi, si ridimensionerebbe la necessità di ridurre un monte ingaggi altrimenti insostenibile.

È probabile, comunque, che pure in caso di qualificazione Champions, il futuro di Dzeko sarà lontano da Roma. In molti già lo indirizzano per un ritorno in quella Premier League che ha frequentato con la maglia del Manchester City con cui ha vinto due titoli da protagonista. Ma prima di qualsiasi decisione sul futuro, ci saranno queste sette partite da onorare con la maglia della Roma, almeno per lasciare un ricordo coerente con quello che ha fatto in giallorosso, un centravanti di grandi qualità tecniche, capace di giocate straordinarie, in grado di essere anche un numero dieci ispirato nel mandare in gol i compagni. Serve prendere e superare Balbo per farlo, magari pure per cambiare un futuro che sembra già scritto.