«Conosco Carlo da quarant'anni, siamo grandi amici», trasuda affetto la voce di Odoacre Chierico mentre parla di Carlo Ancelotti. Sono stati compagni in quella meravigliosa Roma degli anni 80 e il legame è rimasto intatto, anche ora che Carletto siede sulla panchina del Napoli: «Ho seguito il suo percorso da tecnico, ha una conoscenza unica del calcio ma soprattutto degli uomini. E questa è forse la sua più grande qualità», ci confessa prima di iniziare.

Con un po' di ritardo, ma auguri per i suoi 60 anni.
«Grazie».

Tanti di questi li ha passati in giallorosso.
«Sì, un legame proseguito anche quando ho smesso di giocare e che continua anche oggi».

Anche se non fa parte più dello staff della Primavera da quando c'è suo figlio.
«Una scelta che rifarei altre cento volte perché i ragazzi devono crescere con serenità. L'ho fatto per mio figlio, per Alberto De Rossi e per il bene della Roma».

La sua era una grande Roma.
«Eravamo forti. In quegli anni lì la Roma era un club in ascesa che è cresciuto fino a diventare una grande squadra. Ma quel gruppo aveva anche qualcosa in più».

Che cosa?
«Al di là delle qualità tecniche, c'erano dei valori umani molto importanti. Eravamo una grande famiglia, tra tutti noi c'era un rapporto bellissimo».

È stata la Roma più forte di sempre?
«Difficile fare paragoni con epoche diverse. Anche dopo quel gruppo sono arrivati grandi giocatori e grandi allenatori ma credo che quella squadra abbia raggiunto il punto più alto».

A guidarla c'era un grande allenatore.
«Io ho avuto la fortuna di avere Liedholm per quattro meravigliosi anni. Aveva un modo di fare, una serenità, che ci aiutava in tutte le situazioni. L'unica volta che l'ho visto in difficoltà è stato durante la fase dei calci di rigore nella gara con il Liverpool».

Peccato per quella maledetta finale...
«Ci ripenso spesso. Ogni volta che vedo dei calci di rigore, anche perché io ero il quinto e non ho mai potuto tirare. Vincendo quella coppa sarebbe cambiata la storia della Roma».

Oggi all'Olimpico torna Carlo Ancelotti.
«Siamo molto amici. È un grande allenatore, conosce il calcio in tutte le sue forme ed è molto bravo a gestire i calciatori. Ha anche un altro pregio».

Quale?
«Guida il gruppo con i valori e i principi con cui è cresciuto. Un mondo fatto di regole e di rispetto reciproco: allena l'uomo e non solo il calciatore».

Sorpreso di vederlo al Napoli?
«Un po' sì. Veniva da un momento di riflessione e lo affascinava tornare in Italia. Poteva ambire a piazze più importanti ma a Napoli sta bene, è stimato da tutto l'ambiente».

Impossibile vederlo a Roma?
«Se ci fossero stati i presupposti credo che Carlo avrebbe optato per la Roma, ma ora sta bene al Napoli. Però mai dire mai: le cose nel calcio e nella vita possono cambiare in un attimo».

C'è Roma-Napoli, ha un messaggio per il suo amico Ancelotti?
«Non me ne voglia Carlo, ma oggi tifo solo la Roma».