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La partita

Dov'è finita la Roma?

Una Roma inguardabile ne prende 4 dal Genoa nel giorno in cui ci si attendeva la svolta. E nel secondo tempo per rimediare Mourinho fa peggio

Dybala, Pellegrini e Lukaku in campo al Ferraris

Dybala, Pellegrini e Lukaku in campo al Ferraris (GETTY IMAGES)

29 Settembre 2023 - 07:13

lI peggior inizio di campionato dall’era dei tre punti (sono quasi trent’anni), uguagliando il pessimo esordio in Serie A della squadra di Luis Enrique, con appena 5 punti in sei partite: è questo l’effetto della inconcepibile sconfitta di ieri a Genova, un umiliante 4-1 rimediato al termine di una partita giocata male dal primo all’ultimo dei 100 minuti di gioco, e per fortuna che alla fine Orsato ha fischiato tre volte mentre il Genoa assatanato partiva di nuovo verso un’altra ripartenza in campo aperto.

Forse la più brutta versione della Roma dell’era Mourinho perché nella sera del 6-1 a Bodø c’era almeno la scusa dell’avversario sottovalutato e nel 4-0 di Udine di un anno c’era una parte consistente di casualità. Stavolta no, stavolta il risultato sta addirittura stretto al Genoa, stavolta in campo c’erano i migliori giocatori possibili, attesi alla vittoria che avrebbe dovuto rilanciare le ambizioni in campionato, ma i giocatori veri sono sembrati quelli del Genoa di Gilardino, che si è messo in campo con un umile 352 a specchio sulla Roma, ma che ha dato una lezione di interpretazione tattica a Mourinho, rimasto invece in bambola a guardare come tutti i suoi giocatori, e quando è intervenuto ha fatto peggio, squilibrando la squadra in maniera irreversibile.

A segno è andato subito Gudmundsson, uno che da solo ha fatto impazzire la Roma, poi l’illusorio pareggio di Cristante aveva lasciato credere per un po’ che si potesse ancora riaddrizzare la serata. E invece con una splendida azione in velocità conclusa da Retegui il Genoa è andato sopra e in pratica la partita è finita lì, perché i cambi hanno migliorato i padroni di casa e peggiorato la Roma, alla fine in una versione tattica decisamente suicida, e infatti è finita 4-1 (grazie alle reti di Thorsby e Messias) e i gol avrebbero potuto essere di più.
Ma tutta la gara è stata sconfortante per quante aspettative fossero legate all’esordio dal primo minuto di Pellegrini, con Dybala e Lukaku tutti insieme e per quanto male avesse fatto la Roma in questa prima parte di campionato, messa di fronte a un Genoa che aveva alternato prove di scarsa personalità (a Torino e Monza e all’esordio con la Fiorentina) e prodezze di cui aver timore (a Roma con la Lazio e col Napoli).

La versione presentata da Gilardino è stata invece la migliore, persino superiore a quella che si era visto nelle due uscite più positive, aggressiva sin dal fischio dell’arbitro, compatta dietro e mai lunga, senza timore di lasciar metri dietro la linea difensiva e supportata da un pubblico in crescente entusiasmo, mentre contemporaneamente cresceva il disappunto dei 2000 romanisti sparsi tra il settore ospiti e la tribuna centrale, in cui ha trovato posto peraltro anche Francesco Totti (e pure Pruzzo, qualche poltrona più in là). Gilardino aveva scelto di mettersi a specchio, ma la sua squadra è sembrata il riflesso più veloce dell’altra, nonostante la scelta di Mourinho di puntare ancora sugli uomini migliori, con i tre tenori affiancati a Paredes e Cristante in mezzo al campo, con Kristensen e Spinazzola in fascia e dietro Mancini, Llorente e Ndicka lasciati troppo spesso al loro destino.

Così già al 4’ l’indiavolato Sabelli ha superato Spina e calciato forte in area dove Llorente si è allungato alla disperata per impedire la deviazione facile di Retegui e poi al 5’ è arrivato addirittura l’immediato vantaggio, con Strootman a passeggiare sulla trequarti e a servire Gudmundsson che ha avuto il tempo di spostarsi la palla sul sinistro e battere forte verso il primo palo dove Rui Patricio non poteva arrivare.

L’infortunio di Badelj è stato u primo segnale a cui la Roma per un po’ ha pensato di cogliere anche perché poi, quando invece si è fermato per un guaio muscolare anche Llorente l’azione della squadra giallorossa non si è fermata, e Spinazzola è andato sul fondo e rientrando sul destro ha tagliato un bel cross per il solito inserimento di Cristante, colpo di testa incrociato a 1-1. Dentro Bove al posto dello spagnolo, Cristante è stato costretto a retrocedere in difesa mentre Strootman si è fatto male facendo un brutto fallo su Mancini e ha costretto Gilardino alla seconda sostizione (dentro Kutlu). In questo frangente c’è stato così l’unico momento in cui le cose sono sembrate volgere positivamente per la Roma.

Due cambi in mezz’ora e ancora un solo slot libero per Gilardino: vero che senza Llorente poteva essere dura per la Roma, ma tra i due tecnici il genoano in quel momento sembrava star peggio. E invece dopo un paio di ammonizioni sventolate a sedare una protesta prima (Sabelli) e una gomitata (Mancini a Kutlu) poi, si è acceso di nuovo Gudmundsson, scendendo dalla fascia sinistra verso il centro come Tomba ai tempi belli, e i birilli stavolta erano Bove, Kristensen e Paredes, una volta sulla trequarti ha servito Thorsby al limite che di prima a sua volta ha servito a Retegui un pallone non facile da domare, ma il neoazzurro l’ha controllato di coscia sinistra e l’ha spedito alle spalle di Rui Patricio di collo destro. Applausi dallo stadio e buio di nuovo sulla Roma.

Al rientro in campo non c’era più Mancini, fermato da Mourinho «per la pressione fatta dagli avversari su di lui dopo l’ammonizione», e altro danno: perché Mancini non avrebbe fatto peggio di quanto poi hanno combinato i due centrali di una nuova difesa a 4, Cristante e Ndicka, uno fuori ruolo e uno in perenne difficoltà. Al posto di Mancini è entrato Belotti, a comporre un tridente con posizioni ibride, con Dybala a destra e Lukaku centrale. Anche Gilardino ha tolto il suo ammonito, Sabelli, per non rischiare, al suo posto De Winter. E per un po’ la Roma ha schiacciato nella sua trequarti il Genoa, raccogliendo percentuali bulgare di possesso palla (alla fine sarà più del 70%) e diversi tiri verso la porta, ma quasi tutti senza grossa convinzione. Lukaku l’unico che è riuscito a bucare Martinez, ma Zingarelli ha colto la sua posizione di fuorigioco di partenza, poi confermata dal check televisivo.

Al 29’ una ripartenza genoana ha poggiato la ciliegina sull’amarissima torta servita in Liguria: sul corner ben calciato ancora da Gudmundsson non ha funzionato niente delle marcature a uomo previste da Mourinho, così nella zona del secondo palo in due sono andati a saltare da soli, Dragusin ha così fatto da torre verso la linea di porta dove Thorsby marcato da Ndicka ha bruciato tutti e deviato in rete. Con nuovi cambi da una parte s’è consolidata la superiorità (Messias per Matturro, grande mossa di Gila), dall’altra si è giocato il tutto per tutto con tre ingressi offensivi (El Shaarawy, Aouar e Azmoun per Pellegrini, Spinazzola e Paredes) per un improbabile 424, con il Faraone terzino a sinistra, Aouar e Bove in mediana e davanti l’iraniano a sommarsi agli altri tre senza uno straccio di posizione definita.

Squadra illogica e squilibrata e al primo affondo il Genoa ha fatto pure il quarto, con un assist da sinistra di Frendrup, con Thorsby leggermente in ritardo per la deviazione, ma Messias no, piattone nella porta quasi sguarnita e bella soddisfazione all’esordio. A chiudere la pessima serata un liscione di Ndicka su assist di El Shaarawy e un altro giallo a Aouar, mentre i 2000 tifosi sventolavano alte le bandiere giallorosse a ricordare che Roma va onorata meglio.

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