Se è stata attribuita prima a Joe Strummer e poi a Daniele De Rossi, «Il futuro non è scritto» non può che avere un valore elevato. Poetico. Visionario. Condivisibile. Non è mai scritto il futuro, ma la penna può essere pronta all'utilizzo. Capita quando la finestra da cui si vedrà è luminosa già nel presente. Come nel caso di Nicolò Zaniolo. Diciannove anni e un'esplosione ad alti livelli così istantanea da non lasciare tempo per metabolizzarla. Soltanto per restare a bocca aperta, ammirare e custodire. Gelosamente. Il talentino è ormai considerato patrimonio comune da tutti i romanisti. E ci mancherebbe che non fosse così, soprattutto in una stagione sciagurata come questa. L'ex interista è una delle (poche) note liete di questa annata stonata. La melodia del suo calcio è risuonata fin dal primo spartito, sia pure in una delle tante notti da tregenda vissute negli ultimi mesi, quella del Bernabeu: nella squadra tramortita dal buio pesto in cui l'ha catapultata il peggior Real dell'ultimo lustro, il suo debutto ha acceso una luce. Da allora ne è passato di tempo e Zaniolo ha conquistato tutti a suon di prestazioni, trasformando quel bagliore di speranza in uno sfolgorio di colori. Fino alla sera di sabato, quando è riuscito a esordire anche in Nazionale.

Sei minuti conclusivi nella gara valida per le qualificazioni a Euro 2020, vinta 2-0 dall'Italia con la Finlandia. Sei minuti che richiamano alla memoria Rivera, uno dei tanti fuoriclasse ai quali Nicolò è stato accostato in questi mesi. Sul ragazzino i paragoni illustri si sono sprecati: da Gerrard e Lampard a Totti, il suo calcio ha scomodato somiglianze mica da ridere. Nell'ultimo caso di quelle che toccano le corde giuste. E la stessa capacità di ricoprire più ruoli, tutti con enorme qualità, non ha fatto altro che accrescere le possibili comparazioni. Eppure il numero 22 romanista è rimasto umile, consapevole che la strada davanti a sé è ancora lunga e tutta da percorrere. E che lui è semplicemente Zaniolo, ovvero già un calciatore importante.
Tanto da convincere Mancini a convocarlo nel gruppo azzurro addirittura prima del suo esordio nel club. Il ct è stato giocatore di enorme classe e in quanto tale sa riconoscere la purezza del talento. Ha voluto Nicolò nella Nazionale maggiore, inserendolo nel gruppo un passo alla volta, facendogli attendere con pazienza il suo turno, "strappandolo" all'Under 21, di cui sarebbe stato leader indiscusso. E Zaniolo ha ringraziato alla fine del match d'esordio: «È il mio sogno da bambino che si è avverato».

Mentre chi deve ancora accontentarsi - si fa per dire - dei confronti con i coetanei è Alessio Riccardi, l'astro nascente del sempre prolifico vivaio di Trigoria. Lui le tappe le ha bruciate in ogni categoria del settore giovanile, dove si segnala da anni come uno dei più fulgidi prodotti. Quest'anno è arrivato anche l'esordio in prima squadra, in Coppa Italia contro l'Entella, quando ha sostituito l'altro romanista doc Pellegrini. Otto minuti per assaggiare un destino che sembra scritto apposta per lui, nato nell'Anno di Grazia 2001, due mesi prima della conquista del terzo scudetto. Avrà tempo Riccardi per sbocciare a tutti gli effetti. Per ora delizia le platee del campionato Primavera e dell'Italia Under 19, con la cui maglia è andato in gol sabato scorso, regalando un vantaggio poi diventato decisivo con l'Ucraina. È lui la nuova stella della categoria. Proprio come Zaniolo lo sarà a breve della Nazionale maggiore. Il futuro non è scritto, ma la penna è pronta. Per entrambi.