AS Roma

Auguri per sempre, immenso Pierino-go'

Nessuna immagine racconta meglio il rapporto con la Roma di quella foto che lo ritrae mentre riceve un mazzo di fiori dai tifosi in Curva Sud prima di una partita. Oggi avrebbe compiuto 76 anni

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PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
13 Dicembre 2022 - 11:18

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi parola il rapporto tra Pierino Prati e la Roma: è la foto che lo ritrae mentre riceve un mazzo di fiori (rigorosamente gialli e rossi) dai tifosi in Curva Sud prima della partita. Un rituale vero e proprio, che si consumava in occasione di ogni impegno casalingo. Lui, Pierino detto “la Peste” da Gianni Brera, era nato a Cinisello Balsamo, a due passi da Milano, nel Milan era cresciuto e col Milan era esploso, fino a raggiungere il tetto d’Europa e del mondo. Eppure, a Roma e alla Roma ha lasciato per sempre un pezzo del suo cuore. Lo disse lui stesso: «Il Milan è stato mia moglie, la Roma la mia amante». Quattro stagioni in totale, dal 1973 al 1977, con 108 presenze e 41 gol. Era nato il 13 dicembre 1946, avrebbe compiuto oggi 76 anni se una lunga malattia non se lo fosse portato via nell’estate del 2020. Ma Pierino resta vivo nel cuore e nella mente dei romanisti che hanno avuto il piacere di vederlo giocare (e segnare) e deve esserlo anche per i tifosi più giovani, perché la memoria è un patrimonio che va custodito, che stabilisce chi siamo ora e persino chi saremo in futuro.

In quello scambio di fiori c’è tutta la Roma, o quasi: maglia rosso sangue con colletto arancione, semplice, minimal come dice qualcuno oggi. Niente sponsor, né badge o toppe. Nemmeno tricolori o coccarde da cucirci sopra, purtroppo, ma quella era la squadra che si preparava a diventare grande in tutti i sensi. Seminava, in vista del raccolto che sarebbe iniziato qualche anno più avanti. Con Pierino c’erano dei giovani Di Bartolomei e Rocca e Bruno Conti, c’era De Sisti ormai a fine carriera e soprattutto - in panchina - c’era Nils Liedholm. Nel 1974-75, i giallorossi chiusero la stagione con un terzo posto storico, miglior risultato da vent’anni a quella parte in campionato. Ci riuscirono anche grazie ai gol di Prati: uno, leggendario, permise il 23 marzo 1975 di battere la Lazio campione d’Italia in carica, scavalcandola così in classifica. Fu l’anno più prolifico dell’attaccante, per quanto riguarda la sua avventura nella Capitale: 22 gol tra Serie e Coppa Italia in 39 partite. 

Lui, che in una finale di Coppa dei Campioni aveva rifilato una tripletta all’Ajax di Michels e Cruijff, non si sentiva certo appagato. E, nonostante i tanti titoli (nazionali e internazionali) vinti col Milan, a Roma ha lottato su ogni pallone e ha festeggiato ogni gol come fosse il primo, e forse proprio per questo è entrato in simbiosi emotiva con la Curva Sud. Un po’ come sarà, qualche anno più tardi, per Aldo Maldera, anche lui passato dal Milan alla Roma. 

Verso la Sud Pierino correva con le braccia al cielo, dopo ogni rete. Quasi volesse abbracciarla tutta in un solo gesto, sorridente con i capelli al vento e i proverbiali basettoni così Anni 70. Prati non è riuscito a conquistare trofei, ma rappresenta (assieme ai vari Santarini, Paolo Conti e Rocca) il germe di una Roma vincente, che si preparava a passare dalle sapienti mani di Gaetano Anzalone a quelle ancor più sapienti di Dino Viola. Quella Roma lì è per certi versi la mamma della Roma di Falcao, Pruzzo e Tancredi. E simbolicamente, forse, lo testimonia il fatto che Pierino segnò la sua prima rete in giallorosso alla prima partita in Serie A con noi, il 7 ottobre 1973: vincemmo 2-1 all’Olimpico col Bologna; fu anche la partita del primo gol di Agostino, il Capitano che tre anni più tardi ci avrebbe condotto in porto col vessillo.

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