AS Roma

Un lupo in Giappone: "Nato romanista, la tournée qui è un'occasione unica"

La vita lo ha portato a Tokyo: "Qui ogni partita significa alzataccia e uno strascico sulla successiva giornata lavorativa. Ma la Roma è la Roma"

PUBBLICATO DA Matteo Vitale
24 Novembre 2022 - 13:05

Si chiama Luca, è tifosissimo della Roma e vive in Giappone. A sentire lui, basterebbe questa semplice descrizione per renderlo felice e per inorgoglirlo. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui, che da Roma è finito in Giappone, dove lo ha raggiunto la sua squadra. 

Parlaci di te, come e quando nasce questa passione per la Roma? A che età sei andato in Giappone e perché? Ci hanno parlato di te come "il romano romanista del Giappone", ti rivedi in questa descrizione? 
Io sono nato romanista, ho delle foto dei miei primi mesi di vita mentre indosso un vestito giallo-rosso con il disegno di un pallone fatto a mano da mia nonna. Sono del 1974 e la foto è in braccio a Pierino Prati. La domenica era sacra: con mio padre, romanista sfegatato, ci mettevamo nel "lettone" (il letto matrimoniale dei miei) e ascoltavamo palpitanti le radiocronache di "Tutto il calcio minuto per minuto" aspettando che il Ciotti di turno si collegasse e annunciasse che la Roma era passata in vantaggio. Qualche volta andavamo a pranzo dai miei nonni e ricordo come mio nonno, invalido di guerra sempre seduto o a letto, fosse perennemente circondato di giornali sportivi e non, radio accesa e tv per seguire meglio la domenica del calcio romanista. Insomma, la Roma per me è la famiglia, sono cresciuto totalmente immerso nella passione per la Roma e a scuola, per via di questa passione e del mio nome di battesimo, mi hanno assegnato il soprannome di "lupo", poi tradotto nelle lingue dei posti dove ho vissuto "volk" in russo, "ookami" in giapponese. 
 
Che ricordi hai della prima Roma che hai seguito? Andavi spesso allo Stadio? E qual è la tua Roma preferita?
Da piccolo, dalla scuola elementare, avevo scoperto il nascondiglio segreto dove mio padre metteva i biglietti per lo stadio dove andavamo spesso. Il sabato, dopo scuola, andavo a curiosare di nascosto per vedere se c'erano... mio padre voleva farmi una sorpresa ma io non potevo aspettare! Poi, cresciuto un po', ci siamo abbonati in curva Sud e non l'abbiamo più lasciata finché... purtroppo mio padre è morto. La prima Roma che ricordo bene è quella di Liedholm, lo scudetto dell'83... riempivo quaderni di fantasie dove la Roma vinceva partite per 9 a 0 con cinquine di Pruzzo (in verità poi avvenuta contro l'Avellino ma in panchina c'era Eriksson). Che squadra: le scorribande di Nela, le bombe del povero Dibba, l'eleganza divina di Falcao, l'andatura inconfondibile di Cerezo (dopo lo scudetto, al posto di Zico), la completezza di Ancelotti e lui, sindaco de Roma, Bruno Conti. Le finte di Conti mi mandavano in visibilio! La Roma preferita è difficile. La Roma di Eriksson che mancò lo scudetto con il Lecce (quanto ho pianto) aveva un gioco incredibile... Boniek partiva centrale e non lo fermava più nessuno, triangolando con tutti! Però sceglierei quella dello scudetto del 2001, a Torino contro la Juve sono quasi morto, che emozioni! Er capitano, Samuel, Cafù, Candela, Montella e Batistuta, mamma mia!!! Una rosa mostruosa! 
 
 Hai compagni di tifo in Giappone, altre persone con cui guardi le partite? 
A Tokyo ci sono Fabrizio ed Edoardo, anche loro romani e romanisti, e guardo le partite con loro... famiglie permettendo... Io sono da solo, quindi sono più flessibile. Di solito mi sposto io, anche perché loro hanno le case più grandi! Certe nottate!
 
 Cosa hai pensato quando è stato ufficializzato Mourinho? Cosa pensi dello Special One e del fatto che alleni la Roma? 
Mi sono sorpreso molto, non credevo che Mourinho potesse venire alla Roma. Ho letto e riletto la notizia del suo arrivo più volte per convincermi. Di solito allena instant team, invece qui da noi c'era e c'è da costruire tutto dalla base. La sua presenza ha portato appeal internazionale e anche i calciatori più dotati ora guardano alla Roma come un punto di arrivo e non solo di eventuale passaggio. Spero possa regalarci in futuro altre importanti vittorie.
 
 
Avrai visto della festa a Roma per la Conference: hai festeggiato anche tu in Giappone? Quanto ti sarebbe piaciuto essere lì con gli altri? 
La vittoria della Conference, grande emozione e grande fatica, non solo per la storia del match ma perché qui ogni partita significa un'alzataccia e uno strascico sulla successiva giornata lavorativa. Ma lo faccio da anni, volentieri, la Roma è la Roma. Ho festeggiato girando di notte con la sciarpa al collo, guardando le luci di Tokyo, osservando i locali e i giovani che avevano tirato fino a tardi e trasmettendo loro col pensiero "ho vinto, ma tu che ne sai, io so' de' 'a Roma". Un lungo giro notturno, anche perché con quell'adrenalina e chi poteva dormire! Certamente mi sono mancati i festeggiamenti di Roma, una cosa così si può festeggiare decentemente solo al Circo Massimo, in motorino davanti al Colosseo, strombettando e strillando cori e canzoni che solo noi conosciamo e amiamo!
 
 
Cosa si prova a seguire la Roma da così lontano? Anche con il fuso orario ecc., il senso di appartenenza cresce? 
Come dicevo prima seguire la Roma da qui significa alzatacce, alla fine spero sempre che ci sia la partita la sera in Italia che in inverno, per via delle 8 ore di fuso, diventa la mattina presto di Tokyo. Io vado sempre in giro con un cappellino della Roma, probabilmente nessuno lo nota o lo capisce ma per me è imprescindibile, io sono romanista dentro e dentro questo sentimento non può rimanere, lo devo esprimere bene e fare uscire fuori! Questo è il senso di appartenenza, l'amore cieco per la Roma. Considera che ho anche il pigiama e la tazza della Roma, così, quando mi sveglio di notte per la partita, sono già pronto!
 
Come hai reagito quando hai letto della tournée in Giappone? Andrai a Nagoya o a Yokohama? 
Ho reagito con un "e annamoooooo"! Il mio orario di lavoro è molto caotico e irregolare ma l'occasione unica! Così, per la partita che si svolgerà a Tokyo, ho chiesto la sostituzione al lavoro e ho comprato subito il biglietto in tribuna, allo stadio olimpico, quello nuovo costruito per l'edizione delle Olimpiadi appena conclusasi. (La partita è contro lo Yokohama ma si gioca a Tokyo). Purtroppo non riesco ad organizzarmi per andare anche a Nagoya, peccato, ma non vedo l'ora di vedere la partita lunedì prossimo! 
 
Hai mai provato a spiegare a un tuo amico giapponese cos'è la Roma per te? Pellegrini disse: "La Roma non si spiega, si vive". Che ne pensi? 
Spiegare la Roma, che cos'è la Roma è complicato. La mia storia personale, nato con la Roma nel DNA familiare, per i giapponesi può sembrare strano. Il calcio in Giappone ha cominciato a diffondersi dal 2000 circa, quindi non esiste un appassionato col nonno che andava a vedere la Roma all'equivalente campo Testaccio di Tokyo. Qui il baseball ha una tradizione più lunga, ma anche il modo e il senso di come vivere una passione sportiva è diverso! Comunque, per spiegare che cos'è la Roma, invito i miei amici giapponesi a vedere una partita con me, così forse possono capire meglio qual è il significato per me! Pellegrini dice "la Roma non si spiega, si vive"... se posso permettermi mi rifaccio meglio a una vecchia ma sempre attuale frase "la Roma non se discute, se ama"... e cosa c'è di più nella vita se non l'amore?
 
Se potessi scegliere di incontrare un calciatore della Roma, presente e passata, chi sceglieresti e perché? 
Ecco qui i brividi attraversano la mia pelle e le mie ossa, in quanti mi hanno dato emozioni, quanti! Del passato sceglierei Bruno Conti: 23 maggio del 1991, dopo la finale di Coppa Uefa persa contro l'Inter l'Olimpico si riempì di 80000 persone... che aggiungere? E io lì, naturalmente con la bandierina giallorossa sulla faccia stilizzata di Bruno! Del presente sceglierei Francesco Totti... tu mi dirai ha smesso, è il passato, ma per me è ancora presente. Io l'ho vissuto tutto dall'inizio alla fine, in ogni dettaglio, per me Totti non ha smesso, sono io ad essere talmente miope che non lo vedo più! E poi hai visto che gol fa a calciotto? Uno così non ha smesso!! Non smetterà mai ai miei occhi! Perciò, Pellegrini daje, facce sognà, trasmetti il romanismo a tutti, con l'intelligenza, la tecnica e er core!! Sei tu l'erede dell'essenza romanista! Se posso, comunque, non incontrerei un calciatore ma un allenatore: Mazzone. Mazzone, come altri calciatori, l'ho sognato diverse volte ma lui era lì pronto a darmi consigli nel mondo onirico, consigli di vita con un'autenticità unica e rara, con la spontaneità di un nonno, un papà, un membro della famiglia, la mia famiglia che si chiama Roma. Grazie Mazzone, grazie Roma.

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