Quando il signor Mazzoleni fischierà l'inizio di Lazio-Roma, sabato sera, sull'isola di Bali sarà notte fonda: le 3 e mezza per essere precisi. «Metterò la sveglia come mi capita sempre quando c'è la partita, un piccolo sacrificio per la Roma lo faccio volentieri. Quando giocheremo contro il Porto qui saranno le 4». Sulla più famosa isola indonesiana c'è un cuore romanista che batte: è quello di Massimiliano Cappioli. «Si sta bene a Bali, ci passo sette-otto mesi all'anno, mi godo la vita e anche da qui non perdo mai una partita della Roma. Siamo distanti quasi 12.000 chilometri e 19 ore di volo, ma si soffre lo stesso».

Sabato c'è il derby...
«Una grossa occasione per affondarli».

Sei molto fiducioso?
«Possiamo estrometterli definitivamente dalla corsa Champions e ribadire la nostra supremazia ancora una volta. Se la Roma farà quello che sa fare potrà vincere anche questo derby».

E come te lo aspetti questo derby?
«Come ogni derby di Roma. È una gara che non si può pronosticare, ma che noi possiamo fare nostra facendo affidamento sullo spirito romano che ci caratterizza».

Quanto conta lo spirito romano in questa partita?
«È fondamentale. De Rossi è unico in questo, Florenzi e Pellegrini gli danno una grossa mano. E il resto della squadra percepisce certi valori. Noi abbiamo sempre potuto contare su uno spirito romano che i laziali c'hanno sempre invidiato».

Chi può decidere il derby?
«Sarò scontato, ma dico Dzeko. Se sta bene può segnare in qualsiasi momento della partita e in tanti modi diversi, col destro, col sinistro, di testa: è un attaccante davvero completo. Poi sono curioso di vedere come giocherà il giovane Zaniolo: il primo derby è sempre particolare, si può accusare la tensione più del dovuto, ma lui con l'esordio in Champions contro il Real ha già ampiamente bruciato le tappe. Decisivo potrà essere anche De Rossi: lo è sempre per quello che rappresenta».

Quindi dai per scontato che Daniele ci sarà?
«Non scherziamo. Certo che ci sarà. Deve esserci per forza. Se sta bene non vedo il motivo per cui non dovrebbe andare in campo. E non parlatemi di turnover. Non si fa turnover nel derby anche se la partita successiva sarà decisiva per la qualificazione ai quarti di Champions League. Non sono allenatore, non l'ho mai fatto e mai lo farò: ma non bisogna essere tecnici per capire che Daniele questa partita la deve giocare non solo per le sue qualità tecniche».

Non conta soltanto l'aspetto tecnico...
«Anima, cuore e carattere sono ugualmente importanti. La mia Roma vinse il derby contro un avversario forte grazie proprio a questi fattori».

Cosa fu determinante?
«Mazzone. E torniamo ancora al concetto di romanità. Lo sentiva tanto il derby: prima di quella partita ormai lo sanno tutti cosa fece. Ogni giorno si presentava con articoli di giornale in cui ci davano per spacciati, sembrava che non dovessimo neanche scendere in campo tanto avremmo perso con un risultato pesante. Il mister ci diede una carica particolare, che solo un romano poteva darci in quel modo».

Ci fu una festa particolare dopo quel 3-0?
«Io festeggiai molto anche perché segnai, sotto la Curva Sud. Fu un momento indimenticabile. Ricordo che dopo la partita con il pullman della squadra, prima di tornare a Trigoria, passammo a Testaccio, quando in auto si poteva andare quasi dove si voleva: passammo tra i tifosi, fu molto bello. Era un'usanza, una tradizione, una nostra peculiarità».

Come vivevi la vigilia da derby?
«Non malissimo. La tensione c'era, ma non mi lamento: c'erano giocatori che non chiudevano occhio la notte. Io riuscivo anche a dormire, da grande...»

In che senso da grande?
«Soffrivo molto di più i derby del settore giovanile. Praticamente eravamo tutti romani, non c'erano stranieri o ragazzi che venivano da fuori, a parte qualche eccezione. Quindi si respirava un'aria pesante: da derby. Anche a quei tempi mi tolsi qualche bella soddisfazione tra vittorie e gol segnati».

Cosa ti aspetti da sabato sera?
«Una vittoria, così dopo averli battuti potrò tornare a letto. Se dovesse andare male sicuramente non riuscirei a riprendere sonno. E poi alle 5 e mezza cosa faccio?».