Non è un appuntamento con la storia, perché la Roma Primavera nella storia del calcio giovanile italiano c'è da anni, e pure il suo allenatore, ma è pur sempre una finale scudetto quella in programma alle 20.30 al Mapei Stadium (diretta su SportItalia) contro l'Inter, che venerdì si è trovata a un passo dall'eliminazione, sotto di tre gol nella semifinale con il Cagliari alla mezz'ora del secondo tempo, ma poi è riuscita a pareggiare, passando il turno per il miglior piazzamento nella regular season. Ovvero il secondo posto, a -7 dalla Roma, che invece la sua semifinale con la Juventus l'ha vinta senza troppi problemi (2-0), nonostante la caratura dell'avversario. Anche l'Inter è una gran bella squadra, ma molti pensano che la Roma abbia qualcosa in più, e il dominio assoluto nella regular season (il vistoso calo tra febbraio e aprile è stato compensato dalle 6 vittorie nelle ultime 8 giornate, contro avversarie da zona playoff come Juventus, Sampdoria, Cagliari e Fiorentina) le consegna il ruolo di favorita.

Lo scudetto manca dalla stagione 2015-16, e arrivò proprio in questo stadio: Lorenzo Pellegrini aveva appena lasciato la Primavera per venire a giocare proprio al Mapei col Sassuolo, erano rimasti i coetanei Capradossi (ma solo perché si era fatto il crociato a inizio anno: doveva stare in prima squadra o andare in prestito, tornò in Primavera per alzare la coppa da capitano), Ndoj e Machin, quest'anno tutti in B (l'ultimo, con il Monza, ha appena conquistato la promozione). Due attaccanti avevano più gol che presenze: il nigeriano Sadiq ne aveva 12 in 9 partite, ma al derby, alla terzultima giornata, dette una gomitata e prese 6 giornate. Al suo posto la prima squadra mandò l'argentino Ponce, 7 centri in 6 gare, segnando in tutte quelle decisive, quarto, semifinale e finale. C'erano Marchizza, Tumminello, Soleri, Eros De Santis e Luca Pellegrini, ma l'eroe delle ultime due partite, contro le stesse avversarie di quest'anno ma invertite (Inter in semifinale e Juve in finale), fu Lorenzo Crisanto, che quest'anno ha fatto il terzo portiere all'Alessandria, in B: entrambe le sfide finirono ai rigori, entrambe le volte ci mise le mani.

Fu il terzo scudetto di Alberto De Rossi, dopo quelli del 2004-05 (a Lecce, con Okaka, Scurto, Corvia, Rosi, Virga, Greco, Grillo e Freddi) e del 2010-11 (a Pistoia con Florenzi, Viviani, Montini, e la fortissima classe '93, Caprari, Sabelli, Ciciretti, Pigliacelli, e Politano). Quello di stasera potrebbe essere il quarto, in quella che potrebbe essere la sua ultima partita sulla panchina che occupa dal 2003: da tempo la società ha deciso di affidargli un ruolo diverso, da direttore tecnico, e già si parla, per la sua successione, di Federico Guidi, uomo di fiducia, ai tempi della Fiorentina, del responsabile Vincenzo Vergine, nella stagione appena conclusa al Teramo, in C1. Ma ora è tutto fermo, in attesa della finale, che tra le altre cose vale l'attesissimo ritorno in Youth League. E che, come ogni finale, può sparigliare tutto.

Parla il mister

«Sentiamo un po' di responsabilità perché comunque rappresentiamo la Roma - ha dichiarato il tecnico di Ostia ai canali social del club - c'è da rispondere positivamente alla manifestazione più importante che è lo scudetto. L'Inter ci è stata dietro sino alla fine, lo dico in maniera positiva perché non hanno mai mollato. Sono una squadra molto organizzata che ha ottimi giocatori di prospettiva, sappiamo che sarà dura ma proveremo a renderla dura anche a loro. Grazie al nostro settore medico, abbiamo a disposizione tutti gli effettivi. I ragazzi stanno veramente bene, anche moralmente. Ci sono tutti i presupposti per fare bene, ci vorrà di più durante la gara anche a livello mentale. Le motivazioni devono venire a prescindere dal risultato. Nel 2015/16 abbiamo affrontato l'Inter in semifinale e la Juventus in finale, questa volta è successo l'opposto. È una coincidenza, ma ci sono squadre forti che puntano molto sul settore giovanile. Per noi non fa differenza chi affrontiamo, saremo pronti».

Poche novità in formazione: Voelkerling Persson, capocannoniere dei giallorossi ma assente da metà aprile per un infortunio muscolare, sembra destinato a prendere il posto di Satriano al centro dell'attacco. Al suo fianco Cherubini, dietro di lui Volpato: lui, Tahirovic e Rocchetti devono cancellare la delusione di undici mesi fa, quando persero la finale scudetto U18, contro un Genoa nettamente più debole.