A BOCCE FERME

Sognando fra paure e speranze

Mi piacerebbe portare una sedia in un cortile di case popolari e mettermi li. Senza telefono, senza radio, senza niente. E ascoltare la gente della Roma

La Roma esulta per il gol (Getty Images)

La Roma esulta per il gol (Getty Images)

23 Maggio 2022 - 09:05

Buona Roma col Torino. Loro sono stati complici, però noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare; Abraham in formissima, Lollo bene bene. Finalmente abbiamo rivisto Veretout, forse uscito dal suo limbo. Spina qualche strappo dei suoi comincia a farlo vedere. Ci scalda il cuore vedere di nuovo correre questo ragazzo. Zaniolo discreto. Lui, si sa, se vuole le partite le vince anche da solo. Se vuole. Mourinho ha tutto sotto controllo, i giocatori lo seguono. Sul fronte bilanci di fine stagione siamo in Europa League, sopra la classifica dell'anno scorso, nonostante i dieci punti di dazio che abbiamo pagato alla classe arbitrale. Va tutto bene amici. E ora c'è solo mercoledì 25. Da parecchio che c'è solo mercoledì 25. Mi ricordo che questa coppa la Roma non avrebbe nemmeno dovuto disputarla, perché entrammo proprio alla fine del campionato scorso col Sassuolo a pari punti, dopo la partita con lo Spezia, l'ennesima piena di fantasmi; sotto due a zero, inevitabile gol dell'ex Verde, tanto perché lo sapete che noi non ci facciamo mancare niente. Il portiere loro che fa la partita della vita. Verde che manca il raddoppio. E poi Mkhitaryan pareggia, e se siamo qui la "colpa" è dell'armeno. Giocatore di categoria superiore, fra i più forti che abbiano mai vestito questa maglia. Eppure se devo legare questa finale ad un risultato, c'è un gol, un gol solo, che mi ritorna in mente quando penso a come siamo arrivati qui, termine del nostro percorso: quello di Oliveira col Vitesse. Che verrà poi espulso lasciando la Roma in 10. Ecco quello è il gol che per me rappresenta tutto questo meglio di qualunque altro risultato. Non lo so perché, ma è così. Ci sono state senz'altro partite più importanti. Ma si sa, il calcio, la Roma, e i sentimenti che questa si porta appresso, sono cose del tutto irrazionali.

Avrei voluto tanto andare a Tirana. Ma purtroppo tutte le finali che ho visto le abbiamo perse, perciò ho deciso di sacrificarmi per il bene comune, e me la vedrò a casa. O in un'altra casa. O nella trattoria dove lavoro, che rimarrà chiusa quel giorno per romanismo patologico. Oppure me la guarderò con mio figlio. O altrove; mi piacerebbe entrare in un bar qualunque a Centocelle, per esempio, chiedere una birra, e vedermela con chi c'è anche se non lo conosco. O portarmi una sedia in un cortile di case popolari e mettermi li. Senza telefono, senza radio, senza niente. E ascoltare la gente della Roma. Forse alla fine non farò nulla di tutto questo. Magari me ne andrò in terrazzo, a guardare le statue della facciata di San Giovanni dall'alto del mio palazzo. Ho visto pezzi della finale di Europa League finita ai rigori, un esito che mi fa rabbrividire; li temo talmente tanto che se mi dicessero che vinceremo, però ai rigori, risponderei che preferisco perdere al 90°. La cosa migliore sarebbe andare in un ospedale e chiedere di essere messi in coma farmacologico. E farsi risvegliare più avanti, a Ferragosto. Ci sarà in Svizzera una struttura che dà un servizio del genere. Ti presenti con la maglia, la sciarpa, la bandiera. Dici alle infermiere: Forza Maggica Roma. E ti addormenti.

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