C'era una volta un titolare. Uno di quei giocatori che quando qualcuno buttava giù la formazione della Roma, fosse agosto, novembre o marzo, quel nome c'era sempre. Quando non compariva dipendeva solo dal fatto che era infortunato o doveva scontare un turno di squalifica. Un intoccabile, si sarebbe potuto dire, termine peraltro sempre meno usato dagli allenatori almeno ufficialmente. Nello specifico, il suo nome era Jordan, il cognome Veretout, il ruolo centrocampista più box to box che regista, il passaporto francese con una legittima ambizione nazionale, una piacevole confidenza con il gol, un passato colorato di Fiorentina da dove la Roma lo aveva preso nell'estate del 2019 per una cifra tutto compreso intorno ai diciassette milioni.

Quel titolare ormai da parecchi mesi si è trasformato in un sesto uomo, peraltro neppure troppo garantito. Per chi fosse poco pratico di pallacanestro, il sesto uomo è il primo cambio del quintetto dei titolari che però, in molte occasioni, è ancora più importante di chi parte in quintetto perché è il giocatore che entra in campo per cambiare la partita e migliorare gli equilibri in campo. Cosa che sarebbe pure interessante, se davvero il nostro Jordan si fosse calato in questo nuovo ruolo riuscendo a incidere come, appunto, dovrebbe fare un sesto uomo. Non è stato così, anche perché, bisogna essere onesti, le dinamiche del calcio sono un tantinello diverse da quelle della pallacanestro. Il risultato, comunque, è che il francese che sembrava un intoccabile, si è trasformato in un problema, sempre più immusonito in panchina, incisivo poco e niente quando Mou lo manda in campo, scaricato dal suo procuratore, in copertina solo per una festa sbagliata in periodo di Covid, immalinconito da un futuro che molto probabilmente l'estate prossima lo porterà a chiudere le valigie per andare da qualche altra parte.

Che è successo? Provando a dare una risposta, peraltro assolutamente opinabile, indicheremmo nella partita a Torino contro la Juventus e in quel rigore sbagliato (che non si sarebbe mai dovuto tirare perché Abraham aveva segnato solo che il signor Orsato fece un po' di confusione con il regolamento) che avrebbe voluto dire se trasformato pareggio (dopo un gol irregolare della Juventus), il punto di svolta in negativo dell'avventura giallorossa del centrocampista francese. Da quel giorno, maledizione sabauda? Non è stato più il Veretout a cui ci aveva abituato. Cominciando una discesa di rendimento che gradualmente, in particolare dopo l'arrivo di Sergio Oliveira nel mercato di gennaio, lo ha portato sempre più distante dal palcoscenico. Al punto di trasformarsi in un panchinaro che non consente neppure la discussione se sia giusto o meno averlo degradato al ruolo di riserva fissa.

Oggi, però, chissà che Mourinho in quella Firenze che ha visto Jordan cominciare ad affermarsi nel nostro calcio, non decida di rimandarlo in campo dal fischio d'inizio sperando magari che la legge dell'ex possa risvegliare il Veretout perduto. Oltretutto contro la sua ex squadra, il francese sul piatto può mettere numeri che, per chi fosse scaramantico, potrebbero consigliare di inserire il suo nome nella lista dei titolari. Da quando infatti veste la nostra maglia, Veretout ha affrontato la Fiorentina in cinque occasioni e per la Roma ci sono stati altrettanti successi, tre all'Olimpico, due al Comunale fiorentino. Ma c'è di più. In queste 5 partite, il francese ha segnato quattro reti, una doppietta la prima volta all'Olimpico da ex, un'altra nella partita inaugurale di questa stagione, in quello che fu l'esordio di Mou sulla panchina romanista. Visti i precedenti, potrebbe essere l'occasione giusta per tornare protagonista. Poi al futuro ci si penserà.