I conti si fanno presto: vincendo stasera a Firenze (stadio Franchi, calcio d'inizio ore 20,45, diretta tv esclusiva Dazn), la Roma "blinderebbe" in ogni caso la sua qualificazione alle coppe europee del prossimo anno. Con i tre punti, anche nel caso di esito peggiore per le ultime tre partite stagionali (sconfitta in finale a Tirana, col Feyenoord e peggior piazzamento finale possibile in campionato, cioè settima) ci si consolerebbe rigiocando comunque la Conference League. Nel caso migliore si andrebbe invece in Europa League e la cosa potrebbe accadere vincendo il 25 maggio in Albania oppure tenendo dietro una tra Lazio e Atalanta, o magari tutt'e due, e quindi difendendo il quinto posto di oggi. È una specie di altra finale, insomma: di sicuro lo è per i viola di Vincenzo Italiano, celebratissima (fino a quattro partite fa) squadra brillante e divertente. Poi, per l'appunto, l'imprevedibile crollo: prima l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Juventus, poi la resa in casa della Salernitana, quindi l'indecoroso ko casalingo con l'Udinese (0-4) e infine la sconfitta di misura in casa del Milan.

Così oggi dopo una stagione davvero meritoria, la Fiorentina non vedrebbe più nel mirino la Roma e si complicherebbe di brutto la prospettiva per una qualificazione europea. Sarebbe sbagliato dare significati assoluti al pessimo cammino recente così come all'ottimo percorso precedente. Quella viola è una squadra capace di tutto, nel bene e nel male. Ed è forse l'unico vero limite del calcio di Italiano. Quando si inceppa, va in caduta libera. Quest'anno ha già preso 4 gol (a zero) a Torino col Toro, ne ha beccati tre (a zero) dalla Lazio in casa, e nella recente sfida interna con l'Udinese pur dominando il possesso palla (73% a 27) ha mostrato troppa mollezza difensiva lasciando il campo aperto nel finale di partita. Sembra un po' la Roma di certe stagioni precedenti con Fonseca o Di Francesco: squadre belle per dna, e intrinsecamente molli. L'opposto di quello che è, o per meglio dire è diventata, la Roma di Mourinho. 

Nel mondo nuovo di Josè i tifosi giallorossi entrarono per la prima volta proprio affrontando la Fiorentina. All'andata fu infatti l'esordio in campionato, arrivarono 27.000 spettatori per via dell'impianto (ri)aperto a metà e sembrò già un bel bagno di entusiasmo, ignari di quanto sarebbe accaduto nel corso della stagione. Quasi nove mesi dopo, scherzi del calendario asimmetrico, questo bambinello è forte, robusto, simpatico e spavaldo, senza mai essere arrogante. Anche stasera a Firenze l'approccio sarà tosto, ma non spudorato. Mou sa che la squadra di Italiano può essere attaccata soprattutto quando lascia qualche metro alle spalle della linea difensiva e presumibilmente eviterà, come fa spesso, di dedicarsi al controllo assoluto del palleggio e attenderà volentieri l'esito delle transizioni per portare i pericoli maggiori alla difesa avversaria. Difficile immaginare quali uomini risparmierà per non affaticarli troppo, ma lo sforzo intensivo maggiore è alle spalle, ora bisogna calibrare bene gli sforzi di volta in volta ma senza impegni infrasettimanali. Lecito pensare dunque che la maggior parte di quelli che vengono considerati titolari stasera siano in campo.

Per quanto riguarda la tradizione, basti dire che la Roma ha vinto tutte le ultime cinque sfide di Serie A contro la Fiorentina e potrebbe diventare la prima squadra a battere la Viola in sei incontri consecutivi nella competizione dall'impresa del Milan (che la batté sette volte tra il 2008 e il 2011). Peraltro la squadra giallorossa non vince da tre partite di Serie A (2 pareggi, 1 sconfitta) e non è mai arrivata a quattro di fila senza successi in questo campionato. E poi Mourinho: il tecnico portoghese non ha mai perso contro la squadra viola in cinque precedenti (3 vittorie, 2 pareggi), solo contro Genoa e Udinese ha disputato più gare senza sconfitte in Serie A (sei).