Dichiarazioni

Adani: "Stiamo parlando troppo poco del percorso della Roma"

L'intervista: "Gli errori arbitrali non si pareggiano, non esiste la compensazione. Ci sono sempre squadre che nel conto finale saranno più o meno penalizzate"

La Redazione
23 Aprile 2022 - 08:45

Daniele Adani, ex nerazzurro e opinionista sportivo, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole: 

"Abbiamo il dovere di cercare rifugio in una cultura dello sport positiva. Capisco chi si gioca lo scudetto o un posto in Europa o la salvezza fatichi nell'immediato ad aiutare gli arbitri o a digerire una decisione avversa e non sono d'accordo con chi liquida tutto con una compensazione che non esiste: gli errori non si pareggiano, ci sono sempre squadre che nel conto finale saranno più o meno penalizzate. Ma non ci si può fermare lì, il calcio merita di più, non si esaurisce con l'episodio".

Mourinho non si è fatto mancare un duro sfogo dopo il pareggio di Napoli.
"E' stato molto deciso, ma anche su Mou preferisco concentrarmi sul lavoro che sta facendo, piuttosto che sulla sua comunicazione, di cui è sempre stato un maestro. Credo che si stia parlando troppo poco del percorso della Roma, di una crescita che aveva bisogno di tempo, ma che oggi si vede a occhio nudo. José da subito si è messo alla ricerca di una squadra che sentisse sua: ha preso qualche sbandata, ma attraverso scelte coraggiose ha trovato la strada giusta".

Arriverà a San Siro senza Cristante e Zaniolo: assenze pesanti?
"Fino a un certo punto. Cristante ha letture e fisicità, ma con Veretout si può essere sereni. Mentre Zaniolo merita un discorso a parte: come talento individuale la Roma senza di lui perde qualcosa, è ovvio, ma sono sicuro che nella testa di Mourinho vengano prima Pellegrini, Mkhitaryan e Abraham. Il calcio giallorosso con questi tre è più collettivo e meno legato alle giocate del singolo, che sono invece il forte di Zaniolo. Giocatore dal grande potenziale, ma ancora deve migliorare nel relazionarsi con il resto dei compagni".

Lei è sempre attento ai talenti giovani: con Mou è sbocciato quello di Zalewski.
"Chiamata che mi piace. A tutta fascia è un messaggio preciso: voglio fare la partita e mi interessa poco se prendo anche dei rischi dietro. Zalewski poi non ha paura: sa arrivare sul fondo, convergere al centro, non rinuncia alla giocata".

Cosa manca alla Roma per essere al livello delle prime quattro?
"Un difensore mancino alla Bastoni. Ibanez mi piace, ma nell'uscita palla in cooperazione con l'uomo di fascia serve un centrale di piede sinistro. È uno dei punti di forti dell'Inter".

Che può fare Mou per complicare la vita ai nerazzurri?
"Non abbassarsi, giocare una partita coraggiosa. Cominciando dal rendere difficile la circolazione palla avversaria con un pressing organizzato. Su Bastoni deve aggredire subito Pellegrini, Abraham schermare la linea di passaggio al centro tra Brozovic e De Vrij, Karsdorp essere pronto ad accorciare su Perisic, mentre sulla palla lunga è Mancini che deve andare in avanti per l'anticipo. Poi i due mediani non possono lasciare campo a Barella e Calhanoglu".

La mossa di Inzaghi per vincere con la Roma?
"Puntare sul suo gioco. L'Inter è fenomenale nell'attaccare con tutta la squadra. O la fermi all'inizio dello sviluppo della manovra, o non la fermi più".

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