Adesso viene il bello. Adesso che la Roma ha messo un freno ai deliri di chi preparava il terreno ad un nuovo terremoto confidando in qualche definitivo passo falso, come se fosse facile ottenere risultati in Italia, e al primo anno, come se dovesse valere il principio per cui se non hai vinto fino ad ora questo è l'anno in cui devi farlo. Ecco, dovere accostato ai risultati è un verbo che può essere speso solo per le società più ricche di ogni competizione, considerati una serie di parametri soprattutto finanziari. E vale per la prima, a volte può valere per la seconda se lo scarto tra quel valore è minimo, ma non può valere per nessun'altra.

Sembra di sentirli ancora i latrati degli sfascisti: «Se verrà eliminata dal Bodø sarà un fallimento», ridacchiavano speranzosi. Loro non sanno di calcio e non sanno di vita, figuriamoci se, ad esempio, conoscono il valore di una squadra che non è diventata campione di Norvegia per caso e che in Europa aveva messo in riga tutti da agosto fino ad aprile. Ma poi, purtroppo per loro, la Roma quell'ostacolo lo ha saltato agevolmente e ovviamente questi brillanti e disinteressati commentatori si sono riuniti ancora sotto un'altra bandiera, stavolta formando il partito del «e ci mancherebbe altro» per poi confluire nel gruppo misto del "per dare un senso alla stagione, almeno deve vincere la Conference». Almeno. Deve. Bah.

Noi che la Roma ce l'abbiamo nel cuore, noi che giudichiamo gli eventi per quelli che sono, noi che non dimentichiamo i torti subiti e valutiamo pro e contro di ogni singola prestazione, noi che non dobbiamo dimostrare a posteriori alcuna tesi, specie se sono ispirate da interessi o, peggio, insanabili rancori, noi sappiamo che adesso viene il bello. L'obiettivo di arrivare tra le prime quattro della competizione europea che quest'anno è capitato di giocare, la Conference League, è già raggiunto. Lunedì, a Napoli, se ne è raggiunto un altro: quello di dimostrare ancora una volta che chi ti sta davanti c'è arrivato solo per una serie circostanze favorevoli che, per quest'anno, si possono archiviare nel cassetto delle esperienze da cui imparare. Lecito aspettarsi qualcosa di più per la prossima stagione, quella in cui sarà più giusto giudicare globalmente Mourinho nella sua esperienza romanista.

Adesso viene il bello, e migliaia di cuori trepidanti sono in attesa. Oggi pomeriggio (calcio d'inizio ore 18, diretta esclusiva Dazn), la Roma affronta l'Inter capolista, l'unica squadra quest'anno in grado di scavare davvero un solco commisurato alle diverse ambizioni. Sono sembrati un'altra roba nella partita di andata, e anche nel precedente di Coppa Italia hanno fatto vedere di avere qualcosa in più, pur senza dominare come in campionato. Stasera Mourinho torna in quello che è stato uno dei suoi regni incontrastati, dove saluterà, come già fatto a gennaio in Coppa Italia, gente che porta ancora nel sangue, con cui ha scritto pagine indimenticabile per la loro storia, esattamente come a Roma sperano tutti che possa scriverne altre, per la storia del nostro popolo.

Mou parte battuto rispetto ad Inzaghi, ma non è detto che lo sarà anche alla fine dei 90 minuti. La Roma di Napoli è in grado anche di fare il risultato, o comunque di opporsi alla squadra nerazzurra in modo diverso rispetto a quello che è stato così mal rappresentato all'andata. Bisognerà essere più coraggiosi, andarli a prendere alti proprio come fatto a Napoli e a Bergamo, confidando in qualche spazio che poi si potrebbe aprire quando l'Inter attacca a pieno organico. Sarà tutto esaurito il settore ospiti e sarà tutto esaurito l'intero stadio, sarà un altro bello spettacolo da godersi dopo gli inquietanti vuoti degli ultimi due anni. Ci sono tutte le premesse per vedere una grande partita tra due grandi squadre. Si sapeva che l'Inter lo era, la sorpresa è la Roma di Mourinho. E adesso viene il bello.