È ancora entusiasta della partita di giovedì sera: «Ma hai visto che Roma? Energica, magica. Mi sono proprio esaltata». Claudia Gerini è una donna generosa in ogni sua forma e la Roma di questo periodo le fornisce nuovi spunti. Entusiasta dunque, generosa sicuramente, e bellissima. E sono tre aggettivi non messi lì per caso per tratteggiare la figura di questa sempre più apprezzata attrice romana, che anche se è difficile da credere ha da poco scavallato i 50 anni e che in questi giorni è nelle sale con un film che meriterebbe l'attenzione di un pubblico vasto. E qui torniamo al terzo aggettivo, che non fa riferimento solo alla sua evidente avvenenza, ma all'accostamento che può saltare in mente a chi ha visto Mancino Naturale, il lungometraggio del giovane regista Salvatore Allocca che ha avuto una gestazione di sette anni ed è finalmente uscito nelle sale lo scorso 31 marzo.

Bellissima è invece una pellicola del 1951 di Luchino Visconti interpretata da Anna Magnani e, tanto per dire, è stato selezionato come uno dei 100 film italiani da salvare per quanto riuscì a tratteggiare uno spaccato dell'Italia del dopoguerra: Visconti portò infatti sullo schermo la storia di una mamma romana, una meravigliosa Anna Magnani, nel tentativo di ottenere il riscatto di una vita non troppo appagante scommettendo su un provino cinematografico della figlia di sei anni, a dispetto di un difetto di pronuncia piuttosto evidente e comunque di doti estetiche che solo attraverso gli occhi innamorati di una mamma si potevano indovinare. Così nel film di Allocca, prodotto da Emma Film di Daniele Esposito (che è stato anche benemerito produttore del film su Agostino Di Bartolomei 11 metri), la protagonista Isabella, costretta a reinventarsi una vita a Latina dopo la morte del marito, cerca nel talento calcistico del figlio Paolo, Alessio Perinelli, il modo per tornare a sognare una vita migliore. A coltivare la speranza viene aiutata in maniera disinteressata dal vicino di casa Fabrizio (un sempre più sorprendente Francesco Colella, già apprezzato nel ruolo del risolutore di problemi nella serie di Sky Christian) e con evidente interesse personale dallo squallido procuratore di ragazzini Marcello D'Apporto, un assai credibile Massimo Ranieri.

L'interpretazione di Claudia Gerini è da premio cinematografico e in occasione di questa chiacchierata abbiamo avuto il privilegio di poterglielo dire di persona. «Beh, grazie. L'accostamento con il film Bellissima ci può stare, è vero. Ci sono molte assonanze con quel film. E ovviamente mi lusinga molto il paragone con Anna Magnani. Ti devo dire che ho amato molto interpretare il personaggio di Isabella, una donna prepotente, coraggiosa, ma fragile dilaniata, un po' sola, che mette da parte la sua femminilità per suo figlio. Un personaggio forte». È quella che si potrebbe giudicare una donna sbagliata, in certe superficialità, nelle sue liti sulle tribune con gli altri genitori, nella sua insistenza per far diventare il figlio un campione, ma è una donna con la quale non si può non solidarizzare per l'energia, per l'ironia, per la passione e in fondo per l'amore che trasmette. «Sì, è vero, parteggi subito per lei. Ne accompagni il percorso e alla fine le perdoni ogni incoerenza. Anche perché il suo sogno era anche il sogno del marito. E io ho sentito molto il personaggio. Io ho due figlie femmine, ma mia sorella ha due maschi e mi è capitato di seguirli per qualche campetto e certe scene le ho viste davvero».

Ma c'è qualcosa di Isabella in te?
«Beh, in certi sprazzi di temperamento irruento mi ci vedo, io però poi non riesco a entrare a gamba tesa come fa lei sulle questioni, anzi mi piacerebbe a volte farlo. Ma forse ho un altro background e quindi mi trattengo».

Sei a oltre 60 film girati, una dozzina di serie tv e un'altra dozzina di programmi televisivi, un film da regista, vari videoclip, e anche album discografici, tanti riconoscimenti, l'onoreficenza da ufficiale della Republica e persino una cintura nera di taewkondo. Che cosa è diventata la ragazzina che ha esordito in tv a 15 anni?
«Mamma mia, sono una donna che ha passato la sua vita sul set... Tre decenni di carriera sono tanti, è stato un gran percorso, a pensarci è una grande soddisfazione. E spero di fare ancora tanto altro».

Andiamo però anche a un'altra passione comune. La Roma per esempio in quale momento è entrata nella tua vita?
«Allora, in famiglia sono sempre stati tutti romanisti, eppure quando ero bambina non andavo allo stadio, ero vagamente interessata, diciamo che la passione più forte mi è venuta con il tempo. E adesso mi diverte andare allo stadio con le mie figlie, anche loro ormai si stanno appassionando».

Ma la scintilla qual è stata?
«A pensarci bene credo che la scintilla principale sia stata Totti. Seguendo la Roma seguivo lui e viceversa, di sicuro di Francesco ricordo un sacco di episodi, fino alle lacrime che abbiamo speso tutti il giorno del suo addio».

Magari anche lavorare con Carlo Verdone ha aiutato.
«Ah certo, Carlo ha fatto il resto».

Che cosa ti piace di più del tuo essere tifosa?
«Mi piace il rito collettivo dello stadio, le esultanze, le paure, le speranze magari legate a un cross, a un tiro mentre parte, tutti quei cuori sincronizzati nella gioia e nella delusione».

E tu che tipo di tifosa sei? Guardi in silenzio o partecipi?
«Io sono proprio una da stadio. A casa non sempre la guardo. Ma lì partecipo, non riesco a stare zitta, anzi. La vivo in maniera sin troppo palpitante. Non riesco a essere serena, anzi, a volte devo trattenermi, sennò rischio di fare la figura di Isabella. Poi sai, in certi posti in tribuna bisogna pure fare attenzione, non si sa mai chi hai vicino...».

C'è anche un tema che il film stimola e che riguarda da vicino anche il calcio italiano. Nella storia per esempio c'è questo procuratore, Massimo Ranieri, che vende sogni a caro prezzo, e di fatto è uno dei tanti ostacoli alla libera circolazione dei talenti. Dopo l'eliminazione ai Mondiali il tema è particolarmente sentito...
«Di sicuro è un tema che il film tira fuori, ma io non sono così competente, ci vorrebbe la mia socia Cristiana (l'attrice Cristiana Capotondi che è stata vicepresidente della Lega Pro, ndr) per affrontare il discorso. Più in generale però ti dico che purtroppo sono diversi gli ambiti per cui in Italia si fa fatica a premiare davvero il merito e chissà nel calcio quanti talenti si sono persi perché non hanno trovato la strada per esprimersi».

È un meccanismo che c'è anche nel mondo del cinema?
«Diciamo che qualcuno può essere privilegiato rispetto ad altri per qualche conoscenza, chiamiamola così, ma poi nel cinema se non sei bravo non emergi. Ma magari è così anche nel calcio no? E comunque rispetto ai sogni di chi fa il calciatore, nel cinema non girano tutti questi milioni...».

E invece la cintura nera di taewkondo come salta fuori?
«Non ci credi? Guarda che ho fatto tanto di esame, è visibile pure su youtube se vuoi verificare... Ho seguito un percorso con Vito Toraldo, atleta olimpico, mi sono appassionato all'arte marziale e per diversi anni sono stata molto presa e costante. Mi piaceva la disciplina, la consapevolezza del proprio corpo. Io sono anche ballerina, lavoro molto col corpo, ovviamente anche come attrice. Avevo già una certa flessibilità nelle gambe e questo mi ha aiutata molto. Ho fatto tutto il percorso e ho fatto l'esame in mezzo a tutte ventenni che avevano la metà dei miei anni. Mi è piaciuto molto fare l'esame, mi sono preparata. E io sono diventata cintura nera vera, non come Ibrahimovic».

In che senso? Lui finge di esserlo?
«Sì, a lui l'hanno data ad honorem, non ha fatto l'esame».

E tu che ne sai?
«Lo so, non è andato in federazione a fare l'esame con il maestro come me. Io me la sono sudata, lui no. Anzi, scrivilo: sfido apertamente a duello Ibrahimovic».

Zlatan tremerà. E invece a calcio giochi?
«Sì, sulla spiaggia. Sono pure brava».

E Mourinho?
«Mi piace, è quello che ci voleva. Ma hai visto che Roma l'altra sera?».