Passata la prima sorpresa, quando quasi un anno fa la Roma annunciò l'ingaggio di Mourinho, pensammo tutti esattamente ad una notte come questa. Inutile negarlo: arrivare a certi confronti con lui in panchina fa sentire più protetti gli 11 che scenderanno in campo, i 12 che si accomoderanno in panchina, e i 60.000 che affolleranno lo stadio. Non è (solo) questione di tecnica, non è (solo) questione di tattica, non è (solo) questione di preparazione atletica, per quanto su ognuno di questi aspetti la Roma ha seguito un percorso di evoluzione che fa stare comunque tutti tranquilli. È più questione di carne e sangue, di testa e cuore. Il calcio non è mai un solo elemento. Il calcio di certe serate è dichi lo conosce in ogni suo aspetto. E tutti quelli che stasera si ritroveranno dentro l'impianto al Foro Italico pensano di sapere tanto di questo sport, ognuno più degli altri, ma solo uno di loro sa tutto: José Mourinho.

Se questa sera (calcio d'inizio ore 21, diretta TV Sky e Dazn) la Roma passerà il turno completando la rimonta dopo la sconfitta di misura in casa dei campioni norvegesi del Bodø/Glimt, verrà raggiunto un obiettivo quasi incredibile considerando le feroci disillusioni che i tifosi della Roma hanno vissuto in questi ultimi anni: si tratterà infatti dell'approdo alla terza semifinale europea in quattro anni. Nessun'altra italiana è stata più presente nei palcoscenici europei della Roma, e l'unico anno in cui la squadra si è fermata prima è stato nell'anno del lockdown, quando gli ottavi si giocarono d'agosto in gara secca in campo neutro contro il fortissimo Siviglia poi campione (Europa League 2020). Non sarà facile, non basterà l'uno e zero che sarebbe bastato l'anno scorso e che bastò ad esempio nell'anno di grazia 2018 contro lo Shakhtar di Donetsk.

La faccia positiva della medaglia è che il tre a due non basterà a loro. In estrema sintesi la Roma sa di dover vincere: mal che andrà se la giocherà ai rigori. Se pareggia o perde partirà il tiro al piccione (portoghese) mentre in semifinale ci andranno i norvegesi arricchendo ulteriormente il già ricco curriculum di quest'anno, per conquistare definitivamente il titolo di sorpresa europea della stagione. E non sarebbe un titolo assegnato per caso. I norvegesi sono una bella squadra, ben allenata e giocano bene. Chi ama il 4-3-3 allo stadio comunque vada potrà godersi un'interpretazione specifica del modulo da manuale. I movimenti dei loro giocatori soprattutto in fase di non possesso sono perfettamente sincronizzati, le linee si abbassano e si rialzano insieme, difficilmente lasciano il pallone gli avversari senza organizzare una fase difensiva ragionata e compatta. Equando entrano in possesso del pallone sanno sempre esattamente cosa fare, difficilmente lo sprecano solo alzano, sanno palleggiare internamente o verso l'esterno in attesa di capire la parte debole da attaccare, e sempre con un numero di uomini sufficienti a garantire superiorità numerica.

In più hanno recuperato il loro uomo più pericoloso, Solbakken, disarmonico lungagnone che ti piazza uno sprint irresistibile ad ogni pertugio che gli lasci. Non sarà facile, quindi, ma non vuol dire che non sarà possibile. Lo Stadio Olimpico rappresenterà un fattore soprattutto se la Roma nella fase iniziale non si farà sorprendere e non resterà magari lei stessa vittima dell'emozione per tanta passione. Lo stadio giallorosso è diventato un fortino da diversi anni in qua quando si gioca in Europa e, dopo il Barcellona, anche il Liverpool e il Manchester United si sono spaventati al cospetto di tanta magnificenza, figuriamoci se non lo faranno i giovanotti orfani di Knutsen. La Roma ha invitato i tifosi a raggiungere lo stadio almeno con due ore di anticipo. Tutti in fila dietro al comandante.