Comincia oggi la caccia al 13 per la Roma. Oggi in senso storico, ovviamente. Perché non è da questa sfida con la Sampdoria (calcio d'inizio ore 18, come al solito, e come al solito diretta televisiva in esclusiva su Dazn) che dipende strettamente il numero di partite ancora da giocare da qui a fine stagione. Semmai quello è un discorso che si riprenderà quando si giocheranno i quarti con il Bodo: l'andata tra quattro giorni, il ritorno tra 11. La sfida di questo pomeriggio fa parte invece delle ultime otto finali (si dice così, no?) che la Roma dovrà affrontare in campionato con l'obiettivo di dare ulteriore struttura all'evoluzione di squadra su cui Mourinho sta lavorando da quasi un anno ormai.

L'annuncio del suo matrimonio con la Roma fu dato infatti proprio dopo la l'ultima sfida della Roma contro la Samp al Ferraris, il 2 maggio dello scorso anno, una delle più brutte partite della Roma di Fonseca, con la giustificazione però dell'incastro tra le due partite di semifinale di Europa League con il Manchester United. E José in quei giorni cominciò a studiarla.
Le altre tre partite potrebbero arrivare invece in caso di passaggio di turno in coppa con i norvegesi. Chi ha visto il derby sa che la formula tattica dà oggi abbondanti garanzie di qualità e stabilità tattica al tecnico, anche se dovesse giocare una seconda punta accanto a Abraham e magari star fuori Oliveira. E speriamo che sia anche rinsaldata la condizione atletica dopo il riposo di cui molti giocatori hanno goduto, non tutti perché qualcuno lo ha fatto a sprazzi, tra una trasferta con la nazionale e l'altra. Se, come speriamo, le partite ancora da giocare in questa stagione saranno 13, e dunque l'ultimo atto sarà il 26 maggio a Tirana, vuol dire che si giocherà senza sosta da qui a quel giorno, 13 partite in 53 giorni significa in media una sfida ogni quattro giorni, una vera e proprio full immersion che bisognerà affrontare senza respiro, con tutti gli effettivi disponibili, recuperando Zaniolo e magari anche Spinazzola. Mou non viene tanto volentieri al Ferraris, finora non ci ha mai vinto e ci ha preso anche qualche brutta legnata, come in Coppa Italia con la Sampdoria alla guida dell'Inter. Nella già citata sfida dello scorso anno in panchina c'era Ranieri, nel deludente confronto nella gara d'andata di quest'anno, prima di Natale, a guidare i blucerchiati era D'Aversa. Oggi ci sarà Giampaolo e si presume che la filosofia sarà diversa. C'è anche un altro presidente perché Ferrero è alle prese con le responsabilità giudiziarie dei suoi comportamenti e al vertice c'è un ex calciatore, Marco Lanna, ex anche della Roma.

A gennaio c'è stata una mezza rivoluzione, non solo in società. Sono partiti otto giocatori, sono arrivati dei prestiti mirati, tra cui Sensi, uno che ha avuto tanti estimatori anche nella Roma. Vincere sarebbe importante, darebbe continuità ad un percorso di imbattibilità che sta dando una forma diversa alla squadra che a gennaio sembrava impantanata in difficoltà quasi endemiche, per come periodicamente si ripropongono. L'ultima volta che siamo usciti col sorriso da Marassi il gol vittoria lo segnò Daniele De Rossi, fu il suo ultimo bacio alla maglia della Roma festeggiando una sua rete. Ma se unisci le parole gol e Marassi scatta nella mente di ogni romanista prima che su Google il riferimento ad una prodezza che fece saltare in piedi tutto il pubblico, non solo i romanisti. Quel gol di Totti resta uno dei gesti tecnici più belli che si siano mai visti nella storia di questo campionato. Senza voler fare paragoni ingombranti, di talento ce n'è tanto anche adesso nella rosa di Mourinho, basti ripensare alla punizione gioiello cacciata da Pellegrini pochi giorni fa all'Olimpico per abbattere definitivamente le resistenze della Lazio. Gesti romanisti, gesti romani, gesti da capitani, roba nostra… come quel settore di Marassi che oggi, 896 giorni dopo, tornerà a riempirsi. Gioia pura.