In principio fu Luis Enrique, giusto dieci anni fa. Proprio a Bergamo la sua Roma conobbe una delle due iconiche umiliazioni su cui i nemici dello spagnolo fondarono gran parte delle critiche di quel periodo. Lontane altre immagini altrettanto iconiche, ma decisamente più esaltanti, tipo l'esultanza di Tommasi sotto la pioggia nell'anno dello scudetto. Ma erano altri tempi, altre Roma, altre Atalanta. Da quando Gasperini si è seduto sulla panchina della Dea, stagione 2016-2017, con i nerazzurri è cominciata invece una serie negativa davvero imbarazzante. L'unico successo peraltro fortunoso fu il giorno dell'esordio di Di Francesco sulla panchina giallorossa, una vittoria di misura grazie a una punizione di Kolarov in una partita di grande sofferenza.

Le altre nove sfide di questi anni difficili erano terminate cinque volte con la vittoria dei bergamaschi e quattro con rocamboleschi pareggi che avevano dato comunque quasi sempre l'impressione della grazia ricevuta. Anche prescindendo dal risultato del campo, l'Atalanta aveva spesso dominato, a volte rimontando all'arrembaggio, in altre passando sopra la squadra giallorossa ricalcando idealmente quell'immagine del carroarmato che schiaccia una macchina che se era già inopportuna all'epoca in cui un gruppo di tifosi atalantini la inscenò nel corso di una "festa", figuriamoci come la si dovrebbe giudicare oggi che certi episodi sono diventati tristemente realtà, a pochi chilometri dei nostri confini.

La chiarezza dei numeri

Tornando al calcio, con Mourinho questo tabù è stato decisamente infranto. All'andata con un clamoroso e meritato successo per 4-1 e al ritorno con un'affermazione di misura che come confermano i numeri è stata decisamente meritata. I nerazzurri hanno prevalso infatti solo nel possesso palla, deliberatamente lasciato dalla Roma agli avversari in particolar modo dopo aver conseguito il vantaggio e aver chiuso il primo tempo con sorprendente autorevolezza. Tutti gli altri indicatori statistici dimostrano invece come anche stavolta il successo giallorosso sia stato meritato: il numero dei tiri (14 contro 8), le occasioni da gol (5 contro 2), e anche i calci d'angolo (6 contro 3), confermano il fatto che vicini alla porta avversaria sono finiti più spesso i giallorossi che i nerazzurri. Ciò che avevano meritoriamente provato a fare attraverso il gioco in questi anni prima Spalletti poi Di Francesco e infine Fonseca è riuscito invece all'allenatore più realista e meno giochista del gruppo grazie soprattutto ad una strategia di gara indovinata sia all'andata sia al ritorno. Ma non è certo l'elogio della strategia risultatista in cui ci vogliamo cimentare in questa sede, quanto piuttosto condividere una riflessione sull'opportunità di affrontare certe squadre senza valutare pienamente le loro caratteristiche specifiche.

Gli inutili braccio di ferro

Deve essere infatti chiaro un concetto: per giocare bene contro squadre così rognose dal punto di vista fisico e muscolare - per via di questa asfissiante marcatura individuale in tutte le zone del campo - bisognerebbe avere dei valori tecnici decisamente superiori. È successo per esempio in Champions League, due anni fa con il Psg, l'anno scorso con il Liverpool. Ma non si può dimenticare che anche il Real Madrid di Zidane, giusto un anno fa, per contrastare nella maniera più efficace i bergamaschi ed eliminarli dalla massima competizione europea fu costretto a cambiare sistema di gioco, inventando un'inedita difesa a tre con Sergio Ramos, Nacho e Varane pur di non scoprire troppo il fianco alle costanti incursioni offensive di cui la squadra Gasperini è indubbiamente maestra. Spalletti, Di Francesco e Fonseca hanno invece pensato di poterli battere giocando a braccio di ferro, con squadre tecnicamente simili. Tu hai le tue qualità, io ho le mie, vediamo chi è più bravo che alla fine vince. E puntualmente la vittoria andava ai nerazzurri oppure sono arrivavano pareggi salutati con soddisfazione dei giallorossi e con rammarico dai nerazzurri.

Come ha vinto Mourinho

Che cosa ha scelto invece di fare lo Special One? Sia all'andata sia al ritorno ha puntato deciso sulla coppia Abraham-Zaniolo, due che in quanto a forza fisica, velocità di reazione e capacità di penetrazione soprattutto negli spazi aperti non hanno niente da invidiare a nessuno. I primi due gol dell'andata fanno il paio con quello decisivo di sabato pomeriggio. Nella grafica qui accanto abbiamo elogiato i diversi aspetti decisivi della giocata, dall'intercetto di Karsdorp su Pasalic al gol, tra cui ce n'è uno che rischiava di sfuggire ad una valutazione più superficiale: il contromovimento lungo-corto dell'inglese. Quando Zaniolo ha controllato il pallone, costringendo Palomino a staccare la marcatura di un paio di metri, Tammy ha finto di scivolare sull'esterno del suo avversario diretto, Demiral, per poi invertire la rotta e puntare dritto verso l'interno, confondendo il turco ed entrando in aria col pallone sul destro.

Scoperta, affrontata e battuta l'Atalanta proprio sul suo punto debole. Anche il secondo tempo, pur nella sofferenza generale di un possesso palla lasciato quasi integralmente agli avversari (73% contro 27% alla fine) non ha mai esposto la Roma a particolari pericoli. L'unica occasione è quella che abbiamo ricostruito in grafica con Freuler all'inizio del secondo tempo. Poi è stata la Roma ad essere più pericolosa soprattutto nelle transizioni (senza i difetti nel controllo in corsa sia Zaniolo sia Pellegrini avrebbero potuto facilmente confezionare il raddoppio) ma anche su calcio piazzato (l'occasione di Mancini su corner gettata in curva). Il 541 finale è stata una necessità ma comunque è una scelta vista l'inefficacia della manovra atalantina che indubbiamente senza un riferimento offensivo come Zapata perde molto soprattutto in termini di peso specifico. Con questo non vogliamo certo dire che sia questa la strada giusta in assoluto per rivedere una Roma capace di battersi per la vittoria finale nelle competizioni a cui prende parte. Abbiamo già più volte sottolineato in queste pagine come sia assolutamente necessario trovare una propria forma di squadra che sia in grado anche di prescindere dagli avversari. E forse Mourinho a poco a poco la sta trovando con scelte radicali eppure significative: tipo mettere a tutta fascia un trequartista ragazzino (Zalewski) al posto di un terzino o quella di non far giocare insieme Cristante e Oliveira, due che possono coesistere solo in caso di partita a bassi ritmi.