Gasp ne dovrà salutare parecchi nel tunnel degli spogliatoi. Perché se c'è una partita degli ex, non può che essere quella contro l'Atalanta. In tre anni, hanno fatto il viaggio da Bergamo a Roma, prima Cristante, poi Mancini, infine Ibañez (per una spesa complessiva vicina ai sessanta milioni) che oggi Mourinho, dopo averlo portato in panchina a Spezia, potrebbe rilanciare nella formazione titolare che vuole ribattere l'Atalanta per continuare a sognare in grande (ci sarebbe anche Spinazzola come ex, ma ora è ancora fermo e poi fu acquistato dalla Juve). Tornando così a ricostituire il terzetto titolare di una linea difensiva che Mou ormai sembra aver deciso che deve essere a tre.

Insieme all'altro ex Mancini e a Smalling, il brasiliano una volta di più proverà a farsi rimpiangere da quel Gasp che, quando sbarcò a Bergamo, non gli dette troppa fiducia. Al punto che il ragazzo dopo pochi mesi chiese di essere ceduto. Lo accontentarono e Ibañez, da queste parti, una piccola rivincita se l'è presa visto che in tempi recenti lo stesso Gasperini ha dichiarato di aver sbagliato la sua valutazione del brasiliano e che se tornasse indietro qualche chance in più gliela darebbe.
Del resto, quando si danno giudizi su Ibañez, un po' troppo spesso ci si dimentica che il ragazzo solo il prossimo novembre compirà ventiquattro anni, che è arrivato in Italia quando ne aveva poco più di venti e che aveva bisogno soltanto di ambientarsi con serenità per poter far vedere che nel calcio italiano ci può stare.

Ibanez ai tempi dell'Atalanta (foto dal profilo Instagram @Ibanez41oficial)

In questo senso Mourinho gli ha dato fiducia sin dal primo giorno in cui il difensore è sbarcato a Trigoria. Fin qui Roger è stato uno dei fedelissimi dello Special One. Che, di fatto, lo ha mandato sempre in campo, facendone a meno solo in quattro delle trentasette partite ufficiali giocate, ma una volta per squalifica, due per infortunio e una quarta volta proprio la panchina di Spezia perché appena recuperato. Con una difesa a quattro o con una linea a tre, Mou una maglia da titolare l'ha sempre o quasi consegnata al brasiliano (in trenta occasioni su trentatré presenze), convinto delle qualità del ragazzo, ma soprattutto del fatto che ha margini di miglioramento ancora tutti da esplorare. È vero, ogni tanto continua a cadere in qualche amnesia difensiva che fa mettere le mani nei capelli anche al tifoso più tranquillo, ma Ibañez è sempre rimasto un punto fermo di Mou, anche per quel modo di giocare in cui sempre e comunque, pure quando sbaglia, dà il cento per cento. Insieme all'altro ex Mancini oggi dovrà cercare di stoppare il gioco offensivo di un'Atalanta che da otto anni non perde nell'Olimpico romanista.

Non solo Mourinho è un estimatore di Ibañez. Nel senso che anche in società in molti ne apprezzano qualità calcistiche, umane e di appartenenza al club. Quando, per esempio, si parla del mercato che verrà, sono in molti, con giustificati motivi peraltro, a indicare nel brasiliano uno di quei giocatori che nel prossimo giugno, con la cessione, possono garantire un cash importante per le casse giallorosse. Ci può stare, ricordando pure che l'estate scorsa per Ibañez a Trigoria si presentò il Leicester con un'offerta da venticinque milioni di euro. Offerta rispedita al mittente proprio perché la società crede nel brasiliano. Al punto che gli è stato rinnovato il contratto in un primo momento fino al giugno del duemilaventicinque, poi all'interno di questo accordo sono maturate ulteriori condizioni per un prolungamento per altri dodici mesi e un nuovo adeguamento economico che ha portato lo stipendio del brasiliano oltre il milione e mezzo di euro netto a stagione. Ma, soprattutto, in questo contratto è stata ribadita una clausola che prevede la cessione in cambio di ottanta milioni. Difficile che succeda, ma anche che il club rinunci a Ibañez per una questione di soldi. Perché a Trigoria ne vorrebbero fare un punto fermo del progetto mourinhano. Ibañez ne sarebbe felice. Anche per ribadire a Gasperini che con lui si è sbagliato. A cominciare da oggi.