«La Locanda chiude… in silenzio… proprio come ha preso vita 22 anni fa». È passato un mese dal post su Facebook con l'annuncio che ha reso tristi tanti romani che vorrebbero continuare a sentire il rumore degli amici dello storico locale della Capitale, che non solo è stato un posto dove andare a mangiare, ma un'esperienza di vita e un luogo dove sorridere, «un'opportunità straordinaria di formazione e inclusione lavorativa». Già, perché in tanti anni il ristorante-pizzeria di via dei Sulpici al Quadraro, gestito da una cooperativa di donne e uomini con sindrome di Down, ha esaurito le sue forze. La pandemia, le restrizioni e la scarsa clientela hanno portato all'affossamento dell'attività. E così, ci sta provando la Roma a spazzare via almeno per un po' il silenzio. L'esordio della collaborazione è avvenuto sabato scorso in occasione di Roma-Genoa: in servizio con i colleghi di Relais Le Jardin (che gestisce l'area hospitality dell'Olimpico), sono tornati al lavoro nove ragazzi con sindrome di Down e disabilità mentale tra i 22 e i 45 anni. Claudio Papo, Simone Ippoliti, Ettore e Emanuela Tomassetti, Emanuele Raffaelli, Federico Cortellessa, Micael Di Fuccio, Matteo Fraleoni, Anna Tagliabue, i nomi dei protagonisti dell'iniziativa, che hanno conosciuto anche il patron di Relais Le Jardin, Roberto Ottaviani, che ha voluto esserci di persona. E soprattutto la Roma.

Uno dei ragazzi della Locanda con Francesco Totti (As Roma via Getty Images)

«Una sensibilità straordinaria, inattesa - racconta Stefania Scarduzio, relazioni esterne della Locanda dei Girasoli -. La Roma era già era venuta da noi con la mascotte, un paio di settimane prima che chiudessimo. Si sono innamorati di noi e del nostro progetto. Ci hanno chiamato dopo il nostro annuncio per chiederci se volevamo andare all'Olimpico a lavorare con loro per la partita col Genoa. Dal canto nostro abbiamo detto subito sì, contando sulla voglia e l'entusiasmo dei ragazzi di tornare a fare il lavoro che non facevano da tempo. E infatti non stavano nella pelle». Perché l'hanno sentito eccome il distacco i ragazzi della Locanda, per quello che per loro è stato il lavoro ma soprattutto una seconda famiglia: «Mi chiamavano piangendo perché volevano tornare al lavoro. Simone mi diceva che gli mancava Ettore, Ettore che gli mancava Anna, e così via. Era un continuo». Poi è arrivata la chiamata e l'opportunità unica da parte della società giallorossa: «I ragazzi sono per lo più romanisti, c'è qualche milanista e qualche laziale, ma tutto questo non conta. Sono tifosi sfegatati, si arrabbiano anche ma sono molto uniti e prendono il calcio come dovrebbe essere preso: al derby dell'anno scorso i romanisti Simone e Federico e i laziali Ettore e Giacomo avevano fatto la scommessa che chi avesse perso avrebbe indossato la maglia dell'altra squadra. Ha vinto la Roma e i laziali sono stati di parola, ma i romanisti per solidarietà hanno indossato anche loro la maglia degli avversari».

Pellegrini abbraccia alcuni dei ragazzi della Locanda (As Roma via Getty Images)

Vivere lo stadio per alcuni, tra l'altro, è stata un'esperienza nuova: «È stato emozionante per tutti, alcuni si sono anche messi a piangere. Altri non erano mai entrati all'Olimpico e farlo per tornare a lavorare e conoscere gente come Totti, Pellegrini e Spinazzola è stato qualcosa di eccezionale». Come eccezionale è stato il rapporto che subito gli idoli hanno instaurato con i ragazzi: «Spinazzola è stato stratosferico, si è messo a fare le foto con tutti e ha dimostrato immensa sensibilità: c'è stato un siparietto carino con Anna, una delle nostre ragazze, che a un certo punto si era intestardita e non voleva la firma che Spinazzola le aveva offerto sulla maglia in regalo. Gliel'ha dovuta chiedere una decina di volte, ci scherzava, se la coccolava. Alla fine ha fatto ridere tutti perché si è convinta e gli ha detto: "Vabbè, fammi questa firma...". Poi il Capitano, che possiamo aggiungere? Vedere Totti per i ragazzi è stato scioccante». La Roma ha regalato agli ospiti la maglia con il proprio nome: «Berardi è stato fantastico con i ragazzi, si è messo a disposizione. Roma Department con Francesco Pastorella e il suo staff, è stato delizioso per come siamo stati accolti. Mi stanno arrivando anche i questi giorni i messaggi dei ragazzi che mi chiedono: "Ma andiamo anche quando c'è la Lazio?". E io rispondo no, andiamo solo quando gioca la Roma. Non vedono l'ora e contano i giorni che li separano alla prossima volta».
E non è finita sabato scorso, appunto. Perché sono previste altre quattro "prestazioni" nell'impianto del Foro Italico. Poi cosa succederà è tutto da vedere: «Per ora ci sono questi quattro impegni. La Locanda dei girasoli riaprirà? Per il momento nessuno ci ha proposto niente, nessuno ci sta supportando economicamente. Regione e Comune ci avevano suggerito di appoggiarci a delle fondazioni e trovare un locale nuovo più centrale. Noi per ora siamo in liquidazione ed entro marzo completeremo i pagamenti. Siamo aperti però a iniziative come questa, City Angels ci ha chiamato per partecipare ad alcuni eventi e questo ci aiuta a tenere in attività i ragazzi. Enzo Rimicci, presidente del Consorzio Sintesi e ex presidente e finanziatore della Locanda ha in mente di assumere qualcuno dei ragazzi». Il silenzio è già di meno.