Ad inizio stagione la Roma di Mourinho vinse le prime sei partite, tre di Conference e tre di campionato. Battute Cagliari, Lecce e Empoli, la striscia positiva adesso è arrivata a tre, giusto la metà: per pareggiare l'impresa bisognerebbe battere Genoa (oggi pomeriggio) e Sassuolo (domenica prossima), le avversarie di serie A previste ora dal calendario, ma soprattutto l'Inter, in quel complicatissimo quarto di Coppa Italia in gara secca che attende la Roma martedì a Milano. Un passo alla volta la Roma riprende il suo cammino, intanto affrontando in questo anomalo sabato alle 15 (il 18 dicembre il benaugurante precedente: Atalanta-Roma 1-4) il Genoa di Blessin, uno che si è preso una bella gatta da pelare, anzi da salvare, senza neanche parlare l'italiano: è il tecnico tedesco chiamato al capezzale dei rossoblù, devastati dall'inizio incerto di Ballardini e dal successivo interregno (disastroso) di Shevchenko. Allungando un po' lo sguardo, dall'estate del 2019 Blessin è addirittura il tecnico numero sette. Non è certo uno sprovveduto, anzi è di sicuro un professionista di spessore e con le idee chiarissime, ma l'impresa che gli hanno affidato è ai limiti dell'impossibile, un po' come quella affrontata da Sabatini a Salerno: squadre molto indietro in classifica, rivoluzionate e attese da un girone di ritorno in cui dovranno tenere un ritmo quasi da qualificazione europea per raggiungere l'obiettivo. Sono loro le ultime due squadre della classifica, ma la Salernitana ha vinto tre partite (perdendone 17), mentre il Genoa ne ha vinta una sola, il 12 settembre, in trasferta a Cagliari (che non per caso condivide con i liguri il penultimo posto della classifica). Insomma, la Roma è favorita, ma se Blessin vuole dare un segnale ha un'occasione d'oro per farlo. E di sicuro ha preparato qualche sorpresa dal punto di vista tattico.
Ovviamente Mourinho non è rimasto a guardare. All'andata - Sheva era all'esordio - la Roma si impose solo nel finale, scoprendo le virtù di Felix, il giovanotto ghanese che decise la sfida con una doppietta sorprendente. Con i rossoblù il portoghese non ha mai perso: sei partite (di cui cinque guidando l'Inter), quattro vittorie e due pareggi. Oggi peraltro farà 100 panchina in serie A. Con un successo potrebbe eguagliare Antonio Conte (62) come tecnico con il maggior numero di vittorie nelle prime 100 gare nella competizione nell'era dei tre punti a vittoria.
La Roma col Genoa ha invece una solida tradizione casalinga: appena sette le vittorie dei liguri in trasferta su 54 precedenti. L'ultima il 17 gennaio 1990. Ed è imbattuta da 15 gare di campionato contro il Genoa (12 vittorie, 3 pareggi), la striscia aperta più lunga senza sconfitte contro una formazione attualmente nella competizione. Il calendario, Coppa Italia a parte, non è inclemente adesso con i giallorossi: dopo la gara di oggi, si troveranno di fronte Sassuolo, Verona, Spezia, poi l'Atalanta in casa, poi Udinese, Lazio, Samp, Salernitana prima della sfida al Maradona col Napoli, il 16 aprile.
Non sarà ancora la Roma di Pellegrini, sarà di sicuro la Roma di Abraham e soprattutto di Zaniolo che si ritroverà addosso gli occhi di tutti i guardoni dopo la paradossale settimana orchestrata dai pifferai del metaverso romanista. Agli altri, ai romanisti veri e più riflessivi, la conferenza di Pinto ha dato invece la conferma che quanto meno in plancia di comando a Trigoria non ci sono dei cialtroni. Ne ha parlato Mourinho ieri nella sua conferenza: «Per un direttore sportivo che non vende fumo è molto difficile dire che il giocatore a o b il prossimo anno sarà qui di sicuro, ma qui c'è bisogno di maturità, una parola chiave nel nostro progetto. Ma certo che finché io sarò qui, al 2024, vorrei trattenere i giocatori più forti. Il mercato? Oggi siamo più forti del 31 di dicembre e questo per me è sufficiente». Anche per i tifosi. Ora il Genoa.