Deciderà probabilmente solo oggi formazione e assetto giusti per affrontare il Chievo, Eusebio Di Francesco. Il folgorante rientro in campo di De Rossi, quasi cento giorni dopo il suo infortunio di Napoli e soprattutto dopo tutti i pensieri neri che avevano attraversato Trigoria a dicembre a proposito del futuro del capitano, ha reso chiaro a tutti quel che l'allenatore non ha mai detto, ma che in cuor suo deve aver sempre pensato: con lui è un'altra storia. E ora, dopo averlo visto in campo, sembra difficile immaginare ancora la squadra priva del suo leader. Eppure è una realtà con cui al 90% si dovrà avere a che fare già domani, nell'importantissima sfida col Chievo, la prima di un miniciclo di tre (poi si affronteranno Bologna in casa e Frosinone in trasferta) che potrebbe rilanciare la Roma in chiave quarto posto. Perché subito dopo la trasferta di Verona ci sarà da giocare l'andata degli ottavi di Champions con il Porto e pensare di vedere in campo il capitano tre volte in nove giorni dopo il lungo stop è molto complicato.

Questo Di Francesco lo sa ed è dunque molto probabile che a Verona De Rossi resterà in panchina. Peraltro, alla sua prossima presenza Daniele affiancherà Roberto Baggio per numero di presenze in serie A: 451. Tra i giocatori in attività davanti ha solo Pellissier, a 454, al momento infortunato. Due dei tre centrocampisti ammirati domenica col Milan saranno dunque cambiati, stante l'indisponibilità di Lorenzo Pellegrini, squalificato per un turno. Ma torneranno a disposizione Nzonzi e Cristante, che invece la loro giornata l'hanno scontata. E appare di conseguenza obbligata la scelta di vederli in campo entrambi insieme con Zaniolo, visto che l'ultima versione conosciuta di Pastore (a Firenze) rende impensabile l'utilizzo del Flaco. Resta da stabilire però quale sarà il sistema di gioco.

E qui comincia il vero dilemma per l'allenatore. Perché dopo aver ritrovato quasi per magia equilibri ed efficacia con il ritorno al 433, abiurato ad inizio stagione dopo la doppia sconfitta tra Madrid e Bologna, ora Di Francesco vorrebbe non abbandonarlo più, non al momento almeno. Ma un regista "alla" De Rossi altrettanto efficace non c'è, in più Nzonzi è molto più adatto a giocare a due. E la formula con il francese e Cristante bassi e Zaniolo a trequarti è già stata utilizzata sette volte in questa stagione. Adesso però il dubbio gli è venuto e oggi verificherà appunto l'adattabilità di uno tra Nzonzi e Cristante a retrocedere come vertice basso del triangolo. Certo che a pensarci bene, se le caratteristiche ideali per giocare nel ruolo sono il palleggio pulito, la lettura tattica, una buona capacità difensiva e un certo dinamismo, forse uno adatto a giocare vertice basso potrebbe essere Zaniolo. Ma precludergli la possibilità di muoversi per la maggior parte del tempo nella metà campo avversaria sarà il pensiero che consiglierà al tecnico di non procedere con l'esperimento.

Proprio ieri il tecnico ha mostrato in una seduta video ai giocatori pregi e difetti del Chievo, che con la cura Di Carlo sembra aver ritrovato una certa solidità, alternando la difesa a tre a quella a quattro (a volte fa salire De Paoli sulla linea dei centrocampisti) ma giocando sempre con un trequartista (Giaccherini) e due punte. E questo è un ulteriore spunto per cercare una soluzione per giocare col 433, più adatto ad affrontare una squadra con un fantasista dietro agli attaccanti. L'allenamento di ieri ha visto poi una parte tattica, con Manolas e i convalescenti Jesus, Ünder e Perotti impegnati in lavori individuali.