In attesa di qualche regalo dalla sessione invernale del calciomercato, l'uomo in più per José Mourinho in vista della trasferta a San Siro è Lorenzo Pellegrini. Il Capitano ha smaltito l'infortunio muscolare che lo ha tenuto ai box per un mese, è tornato ad allenarsi in gruppo nella prima seduta del nuovo anno ed è pronto per guidare la Roma a Milano nel giorno dell'Epifania. Un recupero fondamentale, quello del numero sette: non solo in termini di carisma e leadership, ma anche e soprattutto dal punto di vista tecnico-tattico. «Se avessimo tre Pellegrini, giocherebbero tutti e tre contemporaneamente: non ne lascerei fuori nessuno»: lo disse lo "Special One" a fine agosto, incoronando di fatto il numero sette e eleggendolo a faro della squadra. Il venticinquenne di Cinecittà ha risposto sul campo, con prestazioni ottime non soltanto a livello realizzativo: otto gol e tre assist tra campionato e Conference League per lui, che in tutta la passata stagione aveva timbrato undici volte il cartellino. Reti a parte, l'apporto qualitativo di Pellegrini è sotto gli occhi di tutti, e lo dimostra il fatto che il portoghese raramente vi ha rinunciato. Lo ha fatto soltanto nel mese di dicembre, perché costretto dall'infortunio al quadricipite riportato da Lorenzo contro il Torino. Un ko che, complici le assenze sulla corsia sinistra, ha spinto José a cambiare il modulo, varando la difesa a tre.

Proprio a proposito dello schieramento, il rientro di Pellegrini è un'arma in più: lo stesso José lo aveva elogiato per la sua capacità di giocare in più ruoli, perciò già a San Siro potrà sfruttare la sua duttilità. Il Capitano potrebbe agire come mezzala al fianco di Cristante e Veretout, posizione occupata nelle ultime uscite del 2021 da Mkhitaryan; oppure può essere confermato trequartista, sempre a sostegno delle due punte, in un 3-4-1-2 già visto quest'anno in qualche circostanza. Ma, a prescindere dalla posizione, quello che più conta è ritrovare la sua classe, la capacità di rifinitura, gli inserimenti nell'area avversaria e il costante apporto a livello di pressing in fase di non possesso. Nei primi tre mesi della stagione è stato senza ombra di dubbio il migliore dei giallorossi come rendimento e ora intende riprendere da dove aveva lasciato. Lo farà a San Siro, la Scala del calcio, uno stadio che in passato è stato teatro delle gesta di Francesco Totti e Daniele De Rossi. Peraltro di fronte si ritroverà un amico, quell'Alessandro Florenzi che dai due mostri sacri aveva ereditato la fascia, prima di cercare fortuna altrove.

In rossonero lo avrebbe voluto già Vincenzo Montella, suo allenatore ai tempi delle giovanili giallorosse, nel 2017: niente da fare, la Roma decise di riportarlo a casa dopo il biennio di apprendistato al Sassuolo con Di Francesco, appena approdato sulla nostra panchina. Nel 2019 era diventato il pallino di Leonardo, all'epoca direttore dell'area tecnico-sportiva del Milan; i rumors parlavano di un'offerta di 30 milioni già pronta, ma i paletti del Fair Play Finanziario, l'addio del brasiliano alla dirigenza rossonera e la volontà della Roma di tenersi stretta il suo talento, fecero sì che Lorenzo rimanesse in quella che è sempre stata la sua casa. Ora, con il rinnovo, il numero sette ha fatto capire di voler ripercorrere le orme di Totti e De Rossi: a San Siro, ma da avversario. Peraltro con il Diavolo Lollo ha un conto aperto, risalente alla gara d'andata, disputata all'Olimpico il 31 ottobre e persa dalla Roma per 2-1. In pieno recupero, nel tentativo di anticiparlo, Kjaer colpiva il piede di Pellegrini in area di rigore: un fallo netto, evidente, pressoché identico a quello che aveva portato alla concessione di un penalty in Inter-Juventus appena una settimana prima. Eppure Maresca e il Var non ritenevano di dover sanzionare l'intervento, mandando su tutte le furie il sette e Mou. Che ora vogliono riprendersi ciò che ci è stato tolto.