Non ci fosse stato il disastro di Firenze, avremmo salutato la bella prova di ieri nella linea di continuità degli ultimi risultati di campionato, col bug magari solo del secondo tempo di Bergamo. Peccato che una Roma così buona invece sia ancora indietro in campionato e già fuori dalla Coppa Italia e in un modo che ha offeso il buon senso e la gente romanista. Ed è un peccato pure che ieri nonostante gli sforzi la squadra non abbia battuto il Milan perché stavolta l'avrebbe strameritato. E invece con la posta divisa a metà la classifica è rimasta la stessa, nonostante la sconfitta dell'Inter in casa al cospetto del Bologna, che aveva rimesso nel mirino della vincente della serata dell'Olimpico anche il terzo posto. Vibrante era stata l'atmosfera disegnata dalla Curva Sud all'ingresso delle squadre in campo, dopo un fischiatissimo riscaldamento con Kolarov insultato a più riprese con un coro personalizzato: ma la gente s'era unita solo nel ricordo di Antonio De Falchi, trent'anni dopo la sua morte.

E infatti quando la partita è entrata nel vivo, la Sud s'è svuotata (a metà) per una civilissima forma di protesta contro la pessima stagione giocata sin qui, col picco irredimibile dell'eliminazione dalla Coppa Italia con la goleada subita dalla Fiorentina, ieri fermata dall'Udinese, e la Roma s'è sentita a quel punto per un po' davvero sola, e ha finito per subire quasi subito il gol del vantaggio milanista, unico episodio vissuto dalla squadra di Gattuso nel cuore della metà campo romanista: assai morbido Lorenzo Pellegrini nel suo tentativo di difendere il pallone all'altezza della bandierina dall'attacco di Paquetà, e poi persino ingenuo nel lasciare al brasiliano lo spazio per uscire da quel fazzoletto di campo e spedire forte la sfera verso il cuore dell'area piccola, per il repentino movimento di Piatek che ha lasciato sul posto Fazio e d'esterno destro ha battuto Olsen, ancora poco reattivo. Resterà questo l'unico episodio a tinte rossonere, e anche l'unico pallone sostanzialmente toccato dal polacco, di un primo tempo per il resto ben condotto dalla Roma, a dispetto del momento, dell'atmosfera e del freschetto dell'Olimpico, per fortuna almeno risparmiato dalla pioggia.

Confermando certe indiscrezioni del dopo-Fiorentina Di Francesco era tornato al "suo" 433, per rimettere quello splendido giovanotto di De Rossi al centro del villaggio romanista, con la verdissima linea di mediana composta da Lorenzo Pellegrini e Zaniolo, e scegliendo un tridente particolarmente offensivo, con Dzeko nel mezzo, Schick a destra e Florenzi a sinistra, gli esterni schierati come da copione difrancescano nella fascia opposta rispetto alla preferenaa del piede. Il Milan si è tenuto basso, provando come fanno tutti ormai a colpire solo in ripartenza. Ma stavolta la Roma aveva risposto benissimo, coprendo bene il campo, dimostrando voglia e combattività e costruendo con costanza cinque occasioni da rete: con un destro al volo di Lorenzo Pellegrini respinto a spalle girate da Rodriguez al 6', con un destro di Dzeko respinto da Donnarumma al 16', con un sinistro a incrociare di Zaniolo al 36' intercettato dalla manona protesa di Donnarumma, che poi s'è superato al 44' prima respingendo un'incornata di Schick e poi ribattendo il tap-in di Dzeko.

Ci sono voluti venticinque secondi di ripresa però a Zaniolo per pareggiare i conti, scaraventando nella porta ormai vuota l'ennesima respinta miracolosa di Donnarumma, stavolta sul tentativo di autogol di Musacchio stordito dalla deviazione di tacco di Schick che avrebbe liberato Dzeko su cross di Karsdorp. Lì è cominciata un'altra partita, con la Roma che ha provato a dimenticare gli stenti di Firenze e si è ritrovata sulle tracce tattiche di un 433 che indubbiamente quadra di più la formazione anche nello scaglionamento in non possesso. All'8' il Milan ha protestato per un contatto in area faccia a faccia a braccia alzate tra Kolarov e Suso (e Paquetà si è beccato il giallo, pareggiando i conti dopo le sanzioni a Manolas e Zaniolo, e poi a Suso, che nel primo tempo avevano aggiunto beffa al danno dello svantaggio romanista, con Maresca non sempre lucidissimo nei suoi provvedimenti): del resto sarebbe bastato vedere l'anomalo movimento delle gambe dello spagnolo nel check con il serbo per capire quanto fosse stato più il milanista a cercare il rigore che il romanista a provocarlo.

Al 13' un (tardivo) sbandieramento ha reso inutile un tentativo di Schick liberato da un grandioso lancio di De Rossi (quando sono mancate alla Roma queste giocate), ma poi il replay ha restituito dignità regolamentare alla giocata; sarebbe stato un bel guaio uscirne fuori se il ceco avesse segnato invece di colpire Romagnoli in scivolata disperata. L'unico errore della serata di Donnarumma ha regalato al 26' un altro corner alla Roma, ma sulla girata di testa di Dzeko il gigantesco portiere rossonero ha tirato fuori ancora il suo istinto di conservazione mantenendo sicura la sua porta e quando poi ci ha provato Pellegrini con un avvitamento alla Pruzzo, è stato il palo a respingere il tentativo. Lorenzo è stato poi graziato dall'arbitro quando, già ammonito, ha fermato una ripartenza milanista. Kluivert ed El Shaarawy non hanno cambiato di molto il destino della partita, avrebbe potuto invece farlo Santon (entrato al 41' per l'ottimo Karsdorp) perdendosi Laxalt, ma Olsen si è opposto al tentativo e il risultato è stato consegnato agli archivi.