Che cos'hanno in comune, oltra all'aver giocato nella Roma, Matteo Brighi, Andrea Carnevale, Marco Cassetti, Corrado Contin, Angelo Domenghini, Alexander Doni, Stephan El Shaarawy, Carletto Galli, Francisco Ramon Lojacono, Augusto Magli, Sisenado Maicon, Amantino Mancini, Kostas Manolas, Philippe Mexes, Franco Peccenini, Bruno Pesaola, Giovanni Piacentini, Enzo Robotti e Jonas Thern? Apparentemente niente. E cos'hanno in comune con Francesco Totti? Semplice, il fatto di essere stati capitani della Roma dall'inizio di una partita almeno una volta. Certo, i primi 19 lo sono stati una volta sola, mentre Totti, che è "il Capitano" per antonomasia, lo è stato per 571 volte... Ma l'onore, la responsabilità, la potenza evocativa è sempre la stessa. E tra chi lo ha fatto una volta e chi lo ha fatto più di tutti, c'è un mondo, anzi, un universo. L'universo romanista. "I grandi capitani dell'A.S. Roma", da poco in libreria e perfetto regalo di Natale per ogni romanista, ultima fatica editoriale di Luca Pelosi, racconta proprio questo universo. Già, perché nei capitani della Roma c'è tutto il senso profondo della storia giallorossa. Già bastano due fatti incontestabili, uno lo abbiamo appena accennato: Francesco Totti è sinonimo di "Capitano" in tutto il mondo e non è un caso se la sua storia, unica, sia avvenuta proprio nella Roma. E non è un caso se proprio la Roma ha una tradizione pressoché unica di capitani nati tifosi, cresciuti nel settore giovanile del club, e poi diventati, appunto, capitani. Segno che, se è vero, come diceva lo storico capitano Agostino Di Bartolomei, che «esistono i tifosi e poi esistono i tifosi della Roma», è altrettanto vero che «esistono i capitani, e poi esistono i capitani della Roma». Sono stati 108, al momento, da Attilio Ferraris, il primo, a Stephan El Shaarawy, l'ultimo, che ha indossato la fascia nella sfortunata serata contro il Bodo Glimt. E tra loro c'è di tutto. Chi l'ha indossata per caso, chi per scommessa, chi per scelta dei compagni. E poi chi ha avuto il coraggio di essere capitano quando non voleva farlo nessuno, chi l'ha fatto quasi senza volerlo, chi per motivi misteriosi nei quali l'autore è andato a indagare. Scoprendo anche quanto sia forte la «trasmissione di romanismo» che è passata da un capitano all'altro. Come scrive lo studioso di storia della Roma Massimo Germani nell'introduzione, «sentir dire "il mio capitano" da Giacomo Losi, parlando di Arcadio Venturi, provoca commozione nei tifosi giallorossi (...) Le semplici e significative parole sono state pronunciate con stima e affetto dal mitico "Core de Roma" nei riguardi di colui che fu il capitano designato della Roma nella stagione del suo esordio (1954-55) e nelle due annate successive». E anche questo è un tratto distintivo profondamente romanista. Bernardini ha imparato a fare il capitano da Ferraris e lo ha insegnato a Masetti, che a sua volta lo ha insegnato ad Amadei. Venturi lo ha insegnato a Losi, che lo ha trasmesso a Santarini, che a sua volta lo ha trasmesso a Di Bartolomei. Da "Ago" a Giannini, Totti e De Rossi il passo è breve. Ma il filo conduttore, tutto giallorosso e profondamente emozionante, è sempre lo stesso. Meritava di essere racchiuso in un libro che ha non solo un grande valore statistico (per la prima volta sono elencati tutti i 108 giocatori che sono stati capitani almeno una volta), ma anche sentimentale e che svela tante curiosità. Una su tutte: qual è stata la prima volta in cui Francesco Totti ha indossato la fascia di capitano? La risposta non è scontata come sembra ed è in tutte le librerie.