Sliding doors. Vero in assoluto, nel calcio di più. Prendiamo il caso di Gian Piero Gasperini, oggi re incontrato di Bergamo alta e bassa, poco più di due anni fa a un passo dal dire sì alla Roma. La società era ancora di Pallotta and partners. Era reduce da una stagione che dire tormentata è poco, oltretutto vissuta dopo che in quella precedente si era sfiorata la finale di Champions, con quell'impresa contro il Barcellona che è ancora nel cuore e negli occhi di tutti noi romanisti. Tutto azzerato nello spazio di pochi mesi. Con tanti saluti a Di Francesco, esonerato dopo l'eliminazione in Champions. Cominciò il toto allenatore. Circolarono parecchi nomi. E che nomi. Per esempio quello di Conte. Con cui ci fu più di un contatto, al punto che a Trigoria più di qualcuno si convinse che avrebbe detto sì all'avventura in giallorosso. Illusione. Perché Conte in un'intervista fece sapere al mondo che lui giocava «per vincere e la Roma non era ancora pronta».
Allora, vai con il toto allenatore. Un giorno sembrava Sarri il prescelto (poi andò alla Juve), il giorno dopo De Zerbi, o Mihajlovic. Fino ad arrivare a Gasperini che già aveva dato forma all'Atalanta formato europeo. Tra le parti ci fu più di un incontro e il tecnico era pronto a dire sì. Anche se a Trigoria qualcuno aveva storto la bocca quando aveva saputo che una delle condizioni messe dal tecnico era che la Roma avrebbe dovuto mettere alla porta De Rossi. Saltò tutto. Anche perché il buon Gasp, grande tecnico ma personaggio spigoloso pure oltre i confini dell'antipatia, una volta che Percassi rilanciò sul suo stipendio, firmò con la Dea, incassò l'assegno con tanti saluti alla Roma.
Se Gasperini è stato un romanista mancato, non altrettanto si può dire di Toloi e Zappacosta, oggi punti fermi dell'Atalanta che sta sentendo anche il profumo dello scudetto. Il brasiliano arrivò da queste parti nell'estate del 2014, mezzo milione per il prestito dal San Paolo. Sommò appena cinque presenze e una bocciatura che è stata smentita negli anni successivi, il ritorno al San Paolo per un anno, quindi l'Atalanta che lo pagò 3,8 milioni, protagonista indiscusso dell'era bergamasca, pure campione d'Europa in azzurro a confermare come, pure con Toloi, Sabatini non è che si fosse sbagliato.
Ancora più sfortunata è stata l'esperienza di Zappacosta, portato a Trigoria da Petrachi in prestito gratuito dal Chelsea nell'estate del duemiladiciannove. Ma, come purtroppo succede alla Roma, il ragazzo da queste parti non fu molto fortunato. Appena una presenza (nove in totale in quella stagione) e poi la rottura del crociato, cosa che da queste parti non si nega a nessuno. Addio quindi a fine stagione, un altro anno in prestito al Genoa e poi, nell'ultimo mercato, l'Atalanta ne ha acquistato il cartellino dal Chelsea per nove milioni. Oggi Gasp non lo toglie mai dal campo.