Una spiacevolissima consuetudine: quella di ieri a Bergamo è la quarta rimonta subìta dai giallorossi da una situazione di vantaggio di due o più gol. All'Atleti Azzurri d'Italia non è bastato nemmeno lo 0-3 maturato nei primi 40' grazie a una Roma cinica e spietata, brava a sfruttare le ripartenze per colpire gli uomini di Gasperini. Ma la rete di Castagne prima dell'intervallo ha riaperto una sfida che sembrava già chiusa: nella ripresa l'epilogo già visto troppe volte. Ma se contro Chievo e Cagliari i gol di vantaggio erano due, stavolta il tesoro gettato alle ortiche era persino più grande.

Il 16 settembre, all'Olimpico, chiudiamo il primo tempo avanti 2-0, ma a inizio ripresa Birsa riapre la gara, quindi Stepinski impatta. Alla Sardegna Arena un altro surreale 2-2, persino più amaro, dato che gli uomini di Di Francesco sono avanti di due reti addirittura all'82' e il pari arriva con la formazione sarda in nove per le espulsioni di Srna e Ceppitelli. Ma gli episodi non si esauriscono qui, perché basta tornare alla sfida col Torino di nove giorni fa: primo tempo perfetto chiuso sul 2-0, quindi il gol di Rincon a gelare l'Olimpico e il pari di Ansaldi. In quel caso, però, la Roma è riuscita per una volta a reagire e a portare a casa i tre punti con El Shaarawy.

Al di là dell'ottima condizione fisica degli atalantini ieri, è evidente che il fattore psicologico abbia un ruolo determinante nel crollo di cui spesso la Roma è vittima. L'incapacità di gestire il vantaggio, anche quando questo è largo, è uno degli aspetti più inquietanti di una squadra capace di dominare per larghi tratti, salvo poi scomparire letteralmente dal campo. Pressoché perfetti per un tempo, a Manolas e compagni basta un episodio a sfavore o una distrazione (come nel caso dei gol di Birsa, Ionita, Rincon e ieri Castagne) per piombare in una sorta di tunnel che paralizza le gambe e la testa dei calciatori. «È assurdo vedere una squadra con gli stessi giocatori cambiare così tanto - ha dichiarato Di Francesco dopo la gara - Il lavoro mentale non è ancora finito: questa squadra non è guarita». A lui il compito di trovare una "pozione magica" che eviti al Dottor Jekyll di continuare a trasformarsi in Mr Hyde.