Tra passato e futuro. Dzeko e Abraham, Abraham e Dzeko. Se dovessimo trovare un titolo per inquadrare Roma-Inter dal loro punto di vista potrebbe essere "la solitudine dei numeri nove". Sì, perché l'attesa sfida tra il terzo miglior marcatore della storia della Roma e il nuovo centravanti che rappresenta la speranza dei tifosi giallorossi nel nuovo corso "mourinhano" non ci sarà. Colpa di un cartellino giallo rimediato dall'inglese in quel di Bologna, al Dall'Ara, per aver subito un'ostruzione da Svanberg, tramutata però da Pairetto in sa solo lui cosa. Su una palla spiovente, Tammy si gira fortuitamente e non potendosi smaterializzare "intruppa" il calciatore del Bologna: giallo. Rabbia e costernazione per l'attaccante romanista, frustrazione di tutta la Roma per l'ennesimo schiaffo di una classe arbitrale troppo spesso disattenta e creativa quando si tratta di dover giudicare la squadra della Capitale. Specie alla vigilia dei big match o nei big match stessi.
Così non ci sarà la sfida con Edin Dzeko, il diamante di Sarajevo che ha fatto prima sognare, poi innamorare, poi anche un po' arrabbiare, ma di fatto sempre e continuamente esultare i tifosi giallorossi. Almeno 119 volte, tante quanto i gol che ha realizzato in maglia giallorossa, più tutte le altre volte che ha contribuito, con assist decisivi (ben 61), e giocate di classe. Apparentemente freddo e professionale, Edin Dzeko, però, a Roma una parte di cuore l'ha lasciata. Non solo per i risultati sportivi personali, dove ha battuto tanti record. Anzi, quello che più gli è mancato nella Capitale è stato alzare un trofeo e andarci davvero vicino veramente poche volte. A Roma sono nati i suoi figli negli ultimi sei anni della vita passati nella "sua" Casal Palocco con la moglie Amra, nei quali ha potuto radicare amicizie con tanti romani. Tre stagioni di fatto passate sul mercato, però, hanno pesato sul carattere e sulla pazienza di Dzeko, che dopo la bufera con Fonseca, neanche il fattore Mou è riuscito ad addolcire. Se n'è andato via, come spesso accade nel calcio, in fretta e furia per una promessa mantenuta ma fuori tempo massimo. Incasinando il mercato della Roma, come ha raccontato Mourinho, che ha dovuto reagire e l'ha fatto nel miglior modo possibile a Ferragosto. Torna da avversario e non da nemico, vuole il massimo per la sua nuova squadra ma rispetta la sua ex. Se dovesse segnare probabilmente non esulterebbe, ma qualche sassolino dalla scarpa se lo toglierebbe volentieri. Il calcio, insomma.
Tammy Abraham con il suo sorriso è arrivato per far dimenticare presto il cigno bosniaco. Ha avuto un impatto per certi versi esagerato, ma di sicuro inaspettato. Nelle prime partite ha mostrato subito il suo carattere, il suo senso di appartenenza e gratitudine verso un club che ha creduto davvero tanto in lui. A suon di sterline, anche. E pensare che un impatto forte l'aveva avuto anche Dzeko a Roma, nel primo travagliato anno, dopo che era arrivato a 29 anni a Fiumicino accolto quasi come Falcao. Il gol con la Juve, quello alla Lazio e quello in Champions, poi un infortunio che lo portò a smarrirsi e ricevere critiche assurde, poi smentite dal campo. Un percorso simile, anche con numeri già migliori se mettiamo a confronto la prima stagione di entrambi (29 anni, 39 gare, 10 reti per Dzeko, 24 anni per l'inglese e finora 20 gare e 7 reti più 7 pali), l'ha avuto Abraham, che solo dopo l'infortunio in nazionale prima di Juve-Roma ha avuto un calo fisiologico dal quale stava riprendendosi prima di Bologna, e incassato qualche critica. Ma con 4 milioni di tifosi, anche questo ci può stare. Quello che non ci può stare è che la sfida di questa sera tra due signor numeri 9 è rimandata. Ingiustamente. Perché così ha deciso il signor Pairetto.