"Qui, la partita comincia a non interessare più nessuno. Gli occhi se ne infischiano di guardare quel che succede in campo e tutte le facoltà sono concentrate nelle orecchie, tese a raccogliere le segnalazioni acustiche di coloro che sono appollaiati in prossimità della cabina della Radio. Un urlo selvaggio e prolungato. Il distratto si scuote: «Chi ha segnato?». Stupisce quando si sente rispondere. «Pernigo»."
Quirinetto, Lassatece passà… semo la Roma, «Guerin Sportivo»

Il 31 maggio 1942 ha rappresentato un'attesa davvero particolare nella storia della Roma. A due giornate dalla fine si presenta un'occasione colossale per balzare al comando della classifica. Il Torino, in testa con 37 punti, rende visita al Venezia, terzo con 34. La Roma, seconda a 36 punti, riceve l'Ambrosiana sul proprio campo. In tanti anni di battaglie sportive, la concreta possibilità di conquista del titolo non era mai stata così a portata di mano. Il presidente Bazzini freme, anche lui sente vicino un traguardo certamente insperato a inizio stagione. I tifosi, prima della gara, lo vedono compiere tutta la traversata dello stadio in una "passeggiata" propiziatoria divenuta ormai una consuetudine.
Chissà se Bazzini, in quei momenti, avrà ripensato ai giorni del calciomercato, quando si era detto che proprio l'Ambrosiana fosse stata più veloce a ingaggiare dall'Atalanta Severo Cominelli, un mediano di quantità, con facilità di corsa e un gran tiro. La Roma, quel giorno, in una gara tanto delicata se lo sarebbe trovato di fronte in nerazzurro. Bazzini non era riuscito a prendere Cominelli, ma aveva ingaggiato in sua sostituzione un certo Renato Cappellini, detto "il Barone". Proprio Cappellini, dopo 5' dall'inizio della gara, pennella uno spiovente che Pantò, di testa, mette in gol: 1-0. Neanche il tempo di riaccomodarsi e sono di nuovo tutti in piedi: Borsetti è illuminato da uno dei suoi momenti d'ispirazione e serve Amadei che si trova da solo davanti a Franzosi, estremo nerazzurro e lo trafigge.
L'Ambrosiana a questo punto va in bambola e, su un calcio di punizione di Donati, si consegna definitivamente allo strapotere giallorosso. Il traversone calciato dal "Cararmato" (questo il soprannome regalatogli dai tifosi) viene intercettato da Milani che però finisce, letteralmente, per sottrarre il pallone dalle mani del suo portiere. Per Borsetti è un gioco da ragazzi impossessarsene e mettere comodamente in gol.
Negli spogliatoi, durante l'intervallo, i romanisti s'informano sull'andamento della gara del Torino. I granata pareggiano a Venezia, dunque, se i punteggi rimangono immutati, gli uomini di Schaffer sanno di aver riagguantato il primo posto in classifica. Tornati in campo, i giallorossi non forzano più di tanto e la partita inevitabilmente va spegnendosi. Con la Roma di quest'anno, però, tutto è possibile e quindi, come scriverà il «Guerin Sportivo»: "In campo si sonnecchia fino a che non giunge l'ora di servire in tavola il piatto specialità della Roma: il gol vertiginoso scaturito da un'azione a due. Quando imbastisce le sue azioni in linea, la squadra giallo-rossa somiglia a un trattore pesante, ma quando inscena le galoppate a due, è una motocicletta lanciata a velocità di primato e Pantò che se la squaglia insalutato ospite, vincendo la prima battaglia su Battaja o doppiando poi a tutta velocità i Poli. Centro perfetto, lungo, sul quale piomba Borsetti e la testata di costui è così violenta, che per un momento non si capisce se quel coso tondo che è finito alle spalle di Franzosi è il pallone o la testa dell'ardente estremo romanista".
Siamo al 59'. Trascorre ancora un quarto d'ora e a Venezia l'arbitro Zelocchi di Modena decreta un calcio di rigore per un solare fallo di mano di Ferrini. È difficile dire quanto tempo trascorre prima che la notizia si diffonda allo Stadio Nazionale, ma quando arriva, i tifosi esplodono. Pernigo ha portato in vantaggio il Venezia, e per corollario la Roma è sola al comando della classifica. Sulle ali dell'entusiasmo, la squadra dilaga. Pantò, approfittando di un errore di Poli, ruba palla e tocca in rete una "centrata di Amadei".
Però, nel bel mezzo del festival del gol, Borsetti non è ancora appagato, e questo non è un dettaglio di scarsa portata. L'ala si fa avanti con uno scatto bruciante e, come vede lo specchio della porta dinanzi a sé, conclude. Franzosi respinge a fatica ma sul pallone piomba più lesto dei difensori Coscia, a cui non resta che insaccare in rete.Manca poco al termine della gara, e il tempo trascorrerà nell'inusitato spettacolo delle richieste dei giocatori nerazzurri che si rivolgono alla panchina per conoscere il numero esatto dei minuti che li separano al fischio finale. Poi, finalmente, scrive «Il Giornale d'Italia»: «Fine e tripudio in campo e sulle gradinate dello Stadio, Carosio ha trasmesso da Venezia che il Torino perde 3 a 1».
La Roma è sola al comando: una frase che sconfina nella poesia. La grande bellezza, insomma, prima di un film premio Oscar di Paolo Sorrentino, è stata una partita di calcio… vinta 6-0 dalla Roma.

(Tratto da "Le 100 partite che hanno fatto la storia della Roma" di Tonino Cagnucci e Massimo Izzi, edito da Newton Compton Editori 2015)