Mentre Roma e Torino scendevano in campo ieri all'Olimpico prima del fischio di inizio lo stupore era generale. La Curva Sud, il posto più pieno del mondo, presentava diversi spazi vuoti. Una specie di "alopecia" di seggiolini blu, che ha portato a diversi interrogativi. Anche quello del direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni: «Ci siamo chiesti perché all'inizio della partita abbiamo visto buchi in un settore sempre pieno come è la Curva Sud e ci siamo preoccupati», ha detto il dirigente romanista a Roma Tv dopo la gara. La spiegazione è stata presto fornita: si erano formate lunghe code, che hanno fatto sì che la Curva Sud risultasse parzialmente vuota per alcuni minuti. «Ci è stato detto di queste file ai tornelli - ha aggiunto - con delle difficoltà all'ingresso che hanno fatto riempire la Curva tardi. Questo per me è molto discutibile».

Sì, almeno quanto la richiesta (e non è la prima volta che accade) di togliersi le scarpe per andare a vedere una partita. Minuziosissime e protratte le perquisizioni preventive: «Lo spettacolo che vogliamo allestire ha senso solo se ci sono i tifosi - ha continuato Baldissoni - Se qualcuno vuole rovinarlo con la violenza, siamo sempre stati duri nello stigmatizzare. Se non si riesce a entrare in tempo c'è problema organizzativo. Abbiamo chiesto chiarimenti alla questura e aspettiamo di capire cosa sia successo. Lavoriamo per normalizzare la fruizione di uno spettacolo come il calcio». Normalizzare, appunto, e senza "accanimenti" più di una volta immotivati: «Se non serve, non si deve andare oltre nell'attività di contrasto. Se serve, siamo i primi a lavorare contro la violenza per garantire un bello spettacolo. Però è importante riuscire ad essere sugli spalti a gioire per una partita che sta cominciando, non che sia già iniziata e per cui si è pagato il biglietto. Attendiamo chiarimenti».

Li attendono tutti i tifosi della Roma, soprattutto quelli che in qualche modo sentivano nell'aria anche nei giorni precedenti Roma-Torino "strane" voci che prevedevano controlli serrati e lungaggini in risposta alle ultime settimane di calcio non propriamente tranquille. Puntualmente si è verificato quanto temuto, peraltro in un pomeriggio per molti lavorativo e quindi di sacrificio per la Roma: lunghe file al prefiltraggio sotto l'obelisco, neanche fosse una semifinale di Champions League, situazione leggermente più fluida all'ingresso Coni. Al secondo controllo i ritardi più lunghi, dovuti a richieste singolari come quella di togliersi le scarpe. «Contro l'Entella erano entrate bombe carta e fumogeni», è stato spiegato da funzionari Digos ad alcuni tifosi. Che possa bastare o meno per questo stato di polizia, «nulla di nuovo», ha commentato un sostenitore giallorosso troppo "abituato" a cotanta amarezza. «Comunque uno scandalo, siamo qui per tifare», un'altra testimonianza, invece di protesta.

Peccato, perché la Curva di ieri è stata ancora una volta decisiva nella spinta della squadra, contro tutte le avversità, dalle amnesie dei giocatori in campo alla pioggia. Come sarebbe di certo piaciuto al compianto presidente Dino Viola (ieri cadeva il ventottesimo anniversario dalla morte), che con quella Curva aveva un rapporto speciale e che da quella gente è stato ricordato con uno striscione fuori dall'impianto e con il "suo" coro più volte ripetuto.