Che il vento a spingere la Roma sia cambiato (tre, con quella di ieri, le vittorie consecutive in campionato, come nelle precedenti dieci giornate, e quarto posto agguantato, in attesa di Napoli-Lazio e Genoa-Milan) lo testimonia meglio di ogni altra considerazione questo 3-2 sul Torino, una squadra sveglia e combattiva, che non per caso non aveva mai perso quest'anno in trasferta. E dopo aver subito l'iniziativa della Roma per tutto il primo tempo, nella ripresa la squadra di Mazzarri, scampato più volte il rischio del 3-0, si è prima fatta sotto e poi ha addirittura pareggiato, spingendo la Roma ad un'ulteriore spinta finale, impreziosita dal gol del definitivo 3-2 di El Shaarawy, sotto una pioggia oltretutto incessante, a conferire freddo e cupezza a una partita che invece all'inizio si era giocata col sole e la gioia nel cuore.
Era stato il Torino a far la voce grossa per primo, proprio all'alba della partita, approfittando forse dei larghi vuoti iniziali in Curva Sud per le lunghissime file determinate dall'eccessiva accuratezza dei controlli ai tornelli.

Ancora infreddolita la Roma, nonostante l'orario pomeridiano e il cielo fino a quel punto sgombro dalle nuvole che si sono poi ammassate nel secondo tempo, col Toro subito pronto invece a sfiorare il vantaggio, con un prolungato palleggio nella metà campo romanista culminato con un pasticcio tra Fazio e Kolarov (col serbo a terra per una gomitata involontaria del compagno) che ha favorito un cross tagliato forte da Ansaldi che ha trovato Iago Falque libero in area di colpire di testa, ma la deviazione è finita alta. E sempre Iago ha chiuso il tempo con un'altra clamorosa occasione per i granata che con una velocissima ripartenza in superiorità numerica (dopo un blando contrasto aereo perso da Pellegrini) hanno liberato lo spagnolo al cospetto di Olsen con la complicità di un movimento sbagliato di Karsdorp, ma il tiro di sinistro ha colpito l'esterno del palo ed è finito fuori.

Il momento dell'infortunio di Ünder @LaPresse

Tra un'occasione e l'altra però, la Roma ha costruito la sua vittoria con una prestazione sontuosa incentrata sull'estro e l'agonismo di un ragazzo che a questo punto è diventato il vero titolare imprescindibile della squadra, Nicolò Zaniolo, autore del primo gol e di una serie di giocate di fino ma quasi sempre dentro duelli muscolari stravinti. E intorno una squadra che finalmente si muove con armonia e senso pratico. E costruisce azioni su azioni, anche in assenza di Cengiz Ünder, che al primo scatto si è arreso all'ennesimo infortunio muscolare della stagione. Al suo posto è entrato El Shaarawy che si è assestato a sinistra spedendo sulle orme del turco dalla parte opposta Kluivert, anche lui brillantissima spina nel fianco granata. Il giovanissimo centrocampo giallorosso (64 anni in tre), probabilmente presto trapiantato direttamente in Nazionale, ha accettato l'agonistico confronto con i dirimpettai granata e deliziato la platea con giocate di pregio. Dietro Fazio ha difeso persino meglio di Manolas, Karsdorp ha sorpreso tutti (al netto di un paio di comprensibili incertezze tattiche) e Kolarov è stato il solito combattivo regista difensivo.

Mazzarri invece ha allungato Parigini in possesso palla, trasformando il 352 difensivo in 3412, ma per gran parte del tempo si è giocato nella metà campo granata. Lo testimonia il numero cospicuo di palle-gol: almeno tre quelle nitide, oltre ai due gol. La Roma è passata su punizione dopo un quarto d'ora, con la palla calciata forte dalla trequarti sinistra da Kolarov con lo schema verso il secondo palo a trovare la torre di Fazio verso Zaniolo che in equilibrio precario ha calciato una prima volta trovando una complicatissima respinta di Sirigu, poi, a quel punto a terra, è riuscito ad arpionare la palla col destro e si è girato in un centesimo di secondo di sinistro colpendo ancora fortissimo e mandandola sotto la traversa. Al 33' El Shaarawy è andato a chiudere un larghissimo triangolo con Karsdorp ed è stato steso da Sirigu: il rigore è stato trasformato di piatto da Kolarov. Sul velluto la Roma ha sfiorato tre volte il 3-0, con Cristante di testa su corner, con Kluivert (servito magnificamente da Dzeko) e con El Shaarawy al 46', ingannato da un impercettibile tocco sulla linea da Djidji quando il gol sembrava fatto, pochi istanti prima del già citato palo di Iago, favorito peraltro da una disposizione totalmente offensiva della Roma a dispetto del doppio vantaggio e dell'intervallo ormai imminente.

@LaPresse

La ripresa si è aperta con lo sbaglio clamoroso di Dzeko al 3', su assist laterale di Kolarov, e il Toro ha accorciato subito le distanze con un destro a giro di Rincon su cui Olsen non è stato irreprensibile. All'8' Zaniolo ha sfiorato il 3-1, Ansaldi il pareggio su punizione, poi Lyanco ha controllato un assist di Dzeko tra petto e braccio (Giacomelli e il Var hanno fatto proseguire), poi con un altro tiro da fuori Ansaldi ha trovato l'angolino facendo rivedere all'Olimpico i vecchi fantasmi di altre partite finite male. E invece l'ingresso di Schick al posto di Kluivert (con spostamento di Zaniolo esterno, esperimento buono anche per il futuro) ha rivitalizzato la squadra e da una sua iniziativa a destra si è sviluppata l'azione decisiva, passata da Pellegrini e El Shaarawy, libero in area di far esultare Di Francesco e tutto l'Olimpico di un urlo assai liberatorio. Nel finale un'altra occasione per parte e un reclamo di Belotti (ma è stato lui dopo un contrasto di spalla con Fazio a sbattere su Olsen) non hanno cambiato il senso della sfida.