Avrebbe dovuto essere un'amichevole per dare minutaggio a chi ha giocato meno, è diventata una sfida dentro o fuori che ha portato Mourinho alla vigilia a parlare addirittura di «finale». La sfida di stasera con gli (ex) sconosciuti ucraini dello Zorya Luhansk (calcio d'inizio ore 21, l'Olimpico sarà affollato da più di 40.000 spettatori, pioverà) ha assunto un significato che nessuno il giorno del sorteggio del gruppo C della Conference League poteva prevedere. Sulla carta, dopo la passeggiata delle prime due sfide (otto gol tra Cska all'Olimpico e Zaporizhzhya, sede delle partite casalinghe dello Zorya, dove all'ultima giornata andrà proprio il Bodø) la Roma avrebbe dovuto guadagnarsi già la certezza della qualificazione al turno successivo prendendo almeno quattro punti tra andata e ritorno con i norvegesi. E invece, tra la debacle in trasferta e il pareggio in rimonta in casa, di punto n'è arrivato solo uno. Così se la squadra giallorossa dovesse perdere stasera sarebbe addirittura a forte rischio anche il secondo posto (quello buono per lo spareggio con una terza dei gironi di Europa League) a configurare una disfatta dalle umilianti dimensioni, se invece dovesse vincere, intanto la questione (almeno) del secondo posto sarebbe ufficializzata e poi bisognerà vedere nelle sfide incrociate dell'ultima giornata chi tra giallorossi e gialli norvegesi si sarà guadagnato il diritto ad accedere direttamente agli ottavi di marzo e chi invece dovrà passare per le forche caudine del playoff (andata il 17, ritorno il 24 febbraio 2022). Sulla carta non dovrebbe esserci confronto. Anche lo scontro diretto del 30 settembre scorso (a segno El Shaarawy, Smalling e Abraham, tre titolari questa sera) si è risolto in maniera piuttosto netta da non lasciare dubbi. Ma le vicende alterne delle ultime settimane hanno lasciato ancora tra i romanisti qualche scoria che la pur netta vittoria del Ferraris domenica non ha ancora rimosso. E la sensazione è che anche Mourinho sia ancora alla ricerca della sua vera Roma, dopo i tentativi (alcuni dei quali abortiti) di dare un'impronta definitiva alla squadra tipo. In più è alle porte il triplo test di campionato con Toro, Bologna e Inter in sei giorni (da domenica a sabato) che dovrà dare un'immagine più definita della stagione romanista. Non c'è certezza neanche sul sistema di gioco, come spieghiamo a parte, così il tecnico portoghese si è intanto appellato agli uomini. Ieri ne ha citati sei, tanto per togliere alcuni dubbi di formazione. Il resto si vedrà. Giocare contro gli ucraini resta un'incognita. L'unico punto di riferimento di quel campionato resta lo Shakhtar Donetsk di De Zerbi (ieri sconfitto a Milano contro l'Inter), che guida la classifica del campionato a pari merito con la Dinamo Kiev, mentre lo Zorya veleggia al quinto posto, a nove punti di distanza (peggiorata dalla sconfitta all'ultimo turno). Quando c'è stato lo scontro diretto con lo Shakhtar, gli uomini di Skrypnyk sono stati schiantati: 6-1. I risultati conseguiti nel gruppo C di Conference invece sono piuttosto stabili: ha battuto in casa e fuori il Cska Sofia, ha perso in casa e fuori con Roma e Bodø. Se si guarda solo alla tradizione contro le ucraine, la squadra giallorossa ha di che preoccuparsi, avendo totalizzato infatti sette vittorie e ben sei sconfitte nei 13 confronti diretti; in casa il bilancio è di quattro vittorie e due sconfitte (con lo Shakhtar nel 2011 e con la Dinamo Kiev a tavolino nel 2004), con vittorie nelle due più recenti - entrambe contro lo Shakhtar Donetsk, compreso il 3-0 negli ottavi di UEFA Europa League della passata stagione. Ma la tradizione romanista in casa nelle coppe è spettacolare: una sconfitta per 0-2 contro i campioni in carica del Real Madrid nella fase a gironi 2018/19 di UEFA Champions League è l'unica delle ultime 25 partite europee che la Roma ha perso in casa (18 le vittorie). L'imbattibilità dura dunque da 15 gare.