Chi ha detto che un ottavo di Coppa Italia con la Virtus Entella, per di più in un lunedì sera di metà gennaio, rappresenta un impegno come un altro, poco più di un fastidio da ottemperare? Noi no. Tantomeno chi riempirà la Sud. Ovvero quelli che renderanno uno spicchio dello stadio Olimpico bello, colorato e rumoroso come fosse una sfida di cartello in Champions. In qualche modo è una partita equivalente. Cambia il nome della competizione, certo. Indubbiamente il fascino dell'avversario non è paragonabile a quello di un Barcellona o di un Real Madrid. Come le note che accompagnano le squadre in campo non sono quelle maestose e coinvolgenti delle sfide europee, ma soltanto il surrogato malriuscito coniato dalla Lega (Calcio).

Eppure la partita di questa sera può essere un punto di (ri)partenza, per almeno tre ragioni. In senso letterale: inaugura il nuovo anno e l'auspicio è che ricalchi l'orma delle ultime gare di quello appena concluso. Nella rincorsa al livello che alla Roma compete, ma che raramente è stato sfiorato nella stagione in corso. E nella riappropriazione di un torneo che è sempre stato marchiato da impronte gialle e rosse (diciassette finali, nove trionfi), anche se ultimamente appaiono un po' troppo sbiadite per incontrare il gusto romanista. Che è tradizionalmente quello della passione, della dolorosa tensione dei contrasti, degli orizzonti netti. E possibilmente di gloria. La nostra parte dalla Coppa italia. Da quelle che caratterizzano da sempre la storia di questo club e più ancora da quella che può indirizzarne il futuro prossimo.

Intanto perché - banalmente - c'è in palio un trofeo che può spostare giudizi e perfino pregiudizi. I tanti meriti acquisiti dalle parti di Trigoria passeranno sempre inevitabilmente sotto traccia, fin quando non sarà sollevato al cielo qualcosa che profuma di vittoria. Poi perché può fornire il barometro della fame e della serietà di questa squadra, della sua capacità di affrontare ogni impegno con la massima determinazione, che rappresenta la vera linea di confine fra chi vorrebbe essere grande e chi ci riesce. Infine perché può raddrizzare anche le ultime scellerate apparizioni. La Roma ha giocato l'ultima partita di Coppa lontano dall'Olimpico cinque anni fa. Da allora ha superato il secondo turno soltanto in una circostanza, in base a una formula che è stata differente fino a questa stagione (nei primi turni teste di serie in casa). Terribilmente misero come bottino per non pretendere un'immediata inversione di tendenza.

La sfida contro l'Entella è di quelle da romanisti. Come contorno, calendario, condizioni climatiche e ambientali. Una gara da affrontare con la massima concentrazione, senza dare nulla per acquisito. La Roma dovrà giocarla sicuramente priva di De Rossi, El Shaarawy Manolas, Nzonzi e con Florenzi non al meglio per un attacco influenzale che ieri lo ha bloccato e con almeno altri tre uomini chiave in attacco (Dzeko, Pastore e Perotti) che difficilmente potranno essere al meglio dopo i lunghi stop. Ma ha ovviamente tutte le qualità per poter sopperire agli inconvenienti e per dimostrare che le categorie di differenza esistono per davvero. A patto di non considerarla una sgambata, ma la sfida chiave della stagione.