In Serie A numero 1 lo è stato poco. Ma il riconoscimento che il Presidente Mattarella ha tributato ad Astutillo Malgioglio vale più di qualsiasi onore sportivo e ribadisce che fuori dal campo quel numero gli calza su misura: Ordine al Merito della Repubblica «per il suo costante e coraggioso impegno a favore dell'assistenza e dell'integrazione dei bambini affetti da distrofia». Non è una storia qualsiasi quella di Malgioglio: a 19 anni, già professionista, visita un centro per bambini affetti da problemi mentali. Ne resta irrimediabilmente colpito: «Mi impressionò la loro emarginazione e il menefreghismo della gente», racconterà in un'intervista. Decide che non può restare inerte e apre un centro per la riabilitazione motoria dei bambini, che chiama "Era 77", acronimo dei nomi di figlia, moglie e se stesso. Intanto la sua carriera prende forma: tante presenze in B, poche nel massimo campionato. In un'epoca in cui turnover è parola estranea al calcio, è quasi sempre il dodicesimo. Da giovanissimo a Bologna, poi alla Roma, dove siede accanto a Liedholm nella stagione conclusa col secondo posto, la Coppa Italia e la finale di Coppa Campioni. Il club e il Barone gli concedono l'uso della palestra per il suo impegno sociale. Resta un altro anno alle spalle di Tancredi, poi pur di giocare scende in serie cadetta, sulla sponda opposta a quella giallorossa. Le contestazioni non mancano e sforano anche verso la sua attività: lo strappo è inevitabile. Va all'Inter, dove vince lo scudetto, all'Atalanta, poi decide di dire basta. Al calcio, non alla solidarietà. La mancanza di fondi gli fa chiudere la palestra, ma continua a battersi per quei ragazzi. E finalmente gli viene riconosciuto il doveroso onore.

"devo tutto ai bambini"

"Non so se sono degno di ricevere questa onorificenza - ha detto Malgiogio in un'intervista alla Gazzetta dello Sport voglio condividerla con le famiglie di quegli angeli che mi hanno dato la possibilità di fare la cosa più bella del mondo: aiutare il prossimo. E ogni volta che ci riesco, mi sento l'uomo più fortunato della Terra. Quando ho ricevuto la notizia ero con i genitori di un bambino disabile, si sono commossi e questo per me è il senso di tutto. Nel calcio sono sempre stato un sopportato. È un mondo che gira solo intorno a se stesso e ai suoi piccoli drammi della domenica; ogni voce fuori dal coro è un pericolo. In tutta la carriera non ho mai saltato un allenamento. Ero uno di quelli che si definiscono 'professionisti esemplari'. Eppure, spesso, non bastava. Qualsiasi altro interesse diverso dal pallone viene visto come una pericolosa distrazione, anche quando aiuti dei ragazzi disabili. Avevo sempre gli occhi di tutti puntati addosso".  "Furono due stagioni splendide - ha aggiunto riferendosi a quando la Roma gli ha concesso le sue strutture per svolgere la sua attività di volontariato - la società mi è sempre venuta incontro: portavo i bambini disabili a Trigoria per la rieducazione, usavo la palestra della squadra dopo l'allenamento. Il calciatore Malgioglio aveva il piacere di giocare con Falcao e Cerezo, l'uomo Astutillo aveva l'onore di aiutare i bambini".