Non c'è spazio per gli integralismi tattici, sulla lavagna di José Mourinho. Nel corso della sua carriera, lo "Special One" ha sperimentato più o meno tutti i moduli conosciuti, a seconda delle esigenze (e delle emergenze), senza rimanere rigido come molti altri suoi colleghi su un singolo canovaccio: perché quel che conta è l'atteggiamento e l'interpretazione del ruolo piuttosto che i numeri e le disposizioni all'interno del campo.

I primi trionfi

Se il 4-2-3-1 e il 4-3-3 risultano gli schemi più utilizzati dal tecnico portoghese, è vero d'altro canto che la leggenda di Mou ha avuto inizio al Porto con il 4-3-1-2, o con il 4-4-2 a rombo: chiamatelo come vi pare, fatto sta che Deco era il vertice alto alle spalle delle due punte. Nella finale di Coppa Uefa del 2003 (vinta 3-2 ai supplementari contro il Celtic) i terminali offensivi titolari erano Derlei e Nuno Capucho. Un anno più tardi, il 26 maggio 2004, quando i Dragoes di José trionfano in Champions League battendo 3-0 il Monaco, accanto a Derlei c'è Carlos Alberto (che segna il primo gol del Porto).

Una volta approdato al Chelsea, nell'estate del 2004, il tecnico di Setubal prima consegna ad Abramovich la lista della spesa e parte con un 4-3-1-2 in cui Lampard o Joe Cole fanno da raccordo tra il centrocampo e l'attacco. Attacco che vede l'inamovibilità di Didier Drogba e l'alternanza tra Gudjohnsen e Kezman. Con il passare dei mesi, salgono le quotazioni di Duff e Robben, quindi Mou alterna il 4-3-3 e il 4-2-3-1, ma le partite più belle di quel Chelsea arrivano di nuovo con le due punte. In Champions, i Blues battono 4-2 a Stamford sia il Barcellona, sia il Bayern Monaco: contro i blaugrana ci sono Kezman e Gudjohnsen, contro i bavaresi l'islandese e Drogba. Alle loro spalle, sempre Lampard, pupillo di José. A fine stagione in bacheca arrivano la Premier League e la Carling Cup.

In Italia

Anche nel biennio nerazzurro lo "Special One" ripropone le due punte, valida alternativa al 4-2-3-1. Nella seconda stagione, ad esempio, la sfida persa 2-1 con la Roma all'Olimpico vede la coppia Milito-Eto'o sostenuta da Sneijder nel ruolo di trequartista; stesso modulo (e stessi interpreti) anche nella finale di Coppa Italia del 5 maggio 2010 contro i giallorossi. Al Real Madrid e nella seconda avventura al Chelsea è quasi sempre 4-2-3-1, saltuariamente José ricorre al 4-3-3, ma a partita in corso non disdegna di ricorrere a due veri e propri centravanti, se la gara lo richiede: in alcuni spezzoni si vedono assieme Benzema e Higuain, o Diego Costa e Radamel Falcao.

Gli ultimi anni

Anche al Manchester United Mourinho va di difesa a quattro, ma ci sono delle eccezioni: il 9 marzo 2017, ad esempio, a Rostov in Europa League il portoghese si affida a un 3-5-2 con Mkhitaryan e Ibrahimovic di punta; proprio l'armeno segna nell'1-1 finale. A guidare la difesa, fascia di capitano al braccio, c'è Chris Smalling. Micki e Ibra vengono riproposti in coppia in qualche altra occasione; altre volte l'attuale 77 della Roma gioca con Rashford (quest'ultimo fa coppia invece con Lingard in alcune circostanze). Al termine di quella stagione, arriva la vittoria dell'Europa League. Capitolo Tottenham: il 3-4-1-2 (stesso modulo schierato a Venezia) si vede in più di una circostanza, con Son e Kane sostenuti da Ndombele, o all'occorrenza da Lamela. In alternativa, 4-4-2 con Lucas e Lo Celso a dare manforte ai due attaccanti.