Nemo propheta in patria: se il proverbio esiste ed è antico quanto i Vangeli in cui è contenuto, un motivo ci sarà. Perché spesso venire apprezzati dalla propria gente diventa più difficile che affermarsi altrove. Il mondo del calcio è pieno di esempi del genere e - per un motivo o per un altro - Roma e la Roma lo hanno dimostrato più volte. In più di una circostanza i figli di Roma, i capitani e le bandiere hanno avuto un rapporto ambivalente, dolceamaro con la tifoseria. Quasi nessuno ha fatto eccezione, soprattutto nell'epoca più recente della storia giallorossa.

Il presunto dualismo

Lo stesso Agostino Di Bartolomei, all'inizio della carriera, è finito nel mirino di alcuni tifosi. Alcuni, è bene ribadirlo. La stampa dell'epoca - spesso sono certi addetti ai lavori a favorire il processo di critica - proponeva a spron battuto un presunto dualismo tra quello che di lì a poco guiderà la Roma al secondo Scudetto della sua storia e Ciccio Cordova. Dualismo che si limitava alla sana competizione per una maglia da titolare, come accade in tutte le grandi squadre del resto. Il carattere particolare di Agostino, lontano anni-luce da qualsiasi tipo di ruffianeria e spesso taciturno, sono stati usati come pretesto da chi non lo aveva in simpatia. Ma tant'è: nel calcio - che è metafora della vita - «non si può piacere a tutti», per citare le parole pronunciate da Alessandro Florenzi la scorsa estate.

Il Principe

Ne sa qualcosa anche Giuseppe Giannini, altro capitano e bandiera spesso finito nell'occhio del ciclone: un rapporto particolarmente complicato, quello del "Principe" con i tifosi. C'è chi sostiene che l'amore vero e proprio non sia mai sbocciato, anche se le lacrime di Peppe sotto il settore a Firenze nel giorno della sua ultima partita con la Roma e la coreografia in suo onore realizzata la domenica successiva all'Olimpico sembrano testimoniare il contrario. «Se sei romano, hai oneri e onori - ha raccontato Giannini in un'intervista - perché i tifosi da te pretendono il mille per cento».

Totti e De Rossi

Sarà forse l'attaccamento alla propria squadra e per chi nell'immaginario collettivo dovrebbe incarnarlo più di chiunque altro, o semplici antipatie personali, fatto sta che all'ombra del Colosseo quello tra i calciatori romani e i romanisti è spesso un amore tormentato. Come del resto tutti i più grandi amori, si potrà obiettare. Non è esente da critiche Francesco Totti, soprattutto a un certo punto della carriera. Quando soprattutto una parte dell'ala più calda del tifo romanista non sembrava così innamorata di un Capitano che stava già scrivendo una storia unica. A Daniele De Rossi poi è stato detto - e si continua a dire - di tutto e di più. Dalla barba che coprirebbe lo "sfregio" a una fantascientifica rivalità con Francesco Totti, dal rinnovo contrattuale immeritato allo scarso rendimento in campo. Del resto, non sempre la sincerità riceve il giusto riconoscimento. E in molti casi sono proprio certi media a gettare benzina sul fuoco. Del resto si sa: piacere a tutti è praticamente impossibile.