Meglio sarebbe non tribolare e mettere subito in ghiaccio il risultato. Ma se c'è una modalità di successo che esalta e viene tramandata negli annali è quella in rimonta. Anche perché spesso diventa sinonimo di carattere. Una qualità che negli ultimi anni la Roma sembrava aver smarrito. Una volta sotto, difficilmente aveva la necessaria personalità per ribaltare il risultato. Appena uno quello capovolto in campionato la scorsa stagione, in casa contro la matricola Benevento, subito tornata in Serie B: alla quinta giornata lo svantaggio firmato Caprari (sempre lui) dopo cinque minuti si trasforma in un rotondo 5-2 finale.

Poi più nulla, fino alla gara di mercoledì sera in Sardegna. Almeno entro i confini, perché in realtà anche la squadra guidata da Fonseca qualcosa di meglio è riuscita a fare in Europa League. Due rimonte nel girone, entrambe ai danni dello Young Boys, altrettante nei quarti di finale contro l'Ajax. Particolarmente curiosa la coincidenza che riguarda la sfida d'andata, quando al gol olandese di Klaassen rispondono Pellegrini su punizione e Ibanez sugli sviluppi di un calcio d'angolo, ovvero gli stessi marcatori e con uguali modalità di quelle che hanno stizzito Mazzarri due giorni fa, sia pure con sequenza invertita. Ancora in coppa arriva poi l'ultima rimonta in ordine temporale assoluto, all'Olimpico con il Manchester United, ma il 3-2 finale è un risultato agrodolce che non serve a conquistare la finale dopo la batosta rimediata a Old Trafford all'andata.

Per rintracciare altri match recuperati in corsa bisogna tornare indietro alla stagione precedente, la prima con l'ex tecnico dello Shakhtar in panchina. Nel 2019-20 succede sei volte: con la Spal in casa, ancora a Cagliari (in un rocambolesco 4-3) nell'ultima partita disputata dai giallorossi davanti al pubblico prima dello stop per la pandemia. E poi nelle ultime giornate a porte chiuse e giocate in piena estate, contro Sampdoria, Parma, Torino e Juventus (le prime due in casa, le altre in Piemonte). Proprio quella dello Stadium, ottenuta in una gara senza grandi contenuti agonistici - con la fase finale delle coppe europee alle porte, i bianconeri già campioni e tante riserve in campo in entrambe le formazioni - è rimasta l'ultima vittoria in rimonta lontano dall'Olimpico in Serie A. Fino a quella di Cagliari.
La sfida contro ha fatto registrare i rossoblù un altro gradito ritorno, quello dei gol su punizione diretta. I romanisti sono stati a lungo ben abituati in questo senso: da Sua Maestà Totti, che con 21 centri è non solo (ovviamente) il recordman del club, ma anche il quarto nella classifica all time del nostro campionato, con marziani del calibro di Maradona e Platini messi in fila, tanto per essere chiari. La sua ultima bomba vincente è datata 2 maggio 2016, 3-2 in casa del Genoa (anche in quel caso in rimonta, anche allora con rete subita da Pavoletti): palla corta toccata da De Rossi e sferrata sotto l'incrocio dal Dieci. Tutta confezionata da Capitani, la più recente prima di quella griffata Pellegrini. Con la fascia al braccio la punizione-gol più "fresca" di Totti è quella al Cska Mosca nel 2014, che ne ha fatto il marcatore più anziano della Champions. Poi dalla balistica da fuori area è stata affidata a due specialisti provenienti dalla ex Jugoslavia: Pjanic, che vanta 11 reti del genere in giallorosso, e Kolarov, che lo segue a quota 7. Adesso tocca a Lorenzo, che col suo talento può essere solo all'inizio.